martedì, aprile 07, 2009
Viva Zuma!

Jacob Zuma (nella vignetta di Zapiro) può tirare un sospiro di sollievo. Dopo otto anni di indagini, oggi la National Prosecuting Authority sudafricana, la procura generale della Repubblica, ha annunciato di aver fatto cadere i sedici capi d’accusa per corruzione, frode, racket e riciclaggio di denaro contro il leader dell’African National Congress. Mentre i sostenitori di Zuma, candidato alla presidenza del Paese nelle prossime elezioni del 22 aprile, festeggiano una vittoria annunciata, i partiti di opposizione gridano allo scandalo e annunciano battaglia, parlando senza mezzi termini di "una giornata nera per il diritto, destinata a segnare la storia del Sudafrica": “E’ un giorno vergognoso nella storia del nostro Paese” ha detto Bantu Holomisa, capo di United Democratic Movement (Udm). Sulla stessa linea Mvume Dandala, candidato del Congress of the People (Cope) per l’elezione alla presidenza che seguirà il voto legislativo del 22 aprile. “Sul merito del procedimento a carico di Zuma – ha sottolineato il dirigente - non abbiamo saputo nulla. La gente vuole conoscere la verità: è innocente o colpevole?” A questa domanda non ha risposto neanche il procuratore generale Mokotedi Mpshe, che nel definire “impossibile e non auspicabile” una continuazione del processo ha sottolineato che la decisione annunciata oggi “non equivale a un’assoluzione”.
Nei mesi scorsi c’erano già stati interventi per impedire un processo a carico di Zuma. In settembre il giudice Chris Nicholson aveva deciso la sospensione del procedimento per vizi procedurali e denunciato presunte interferenze nell’attività della magistratura da parte dell’allora presidente sudafricano Mbeki. Questa versione è stata respinta in secondo grado alcuni mesi fa: Nicholson, si afferma nella sentenza della Suprema corte di Bloemfontein, “oltrepassò i limiti dei suoi poteri” e propose “una personale teoria della cospirazione”. Le accuse di interferenze mosse al governo furono strumentali alla violenta campagna di pressioni organizzata dalla dirigenza dell’Anc per costringere Mbeki alle dimissioni.
Voci sul possibile stop al processo contro Zuma circolavano nel Paese già da due settimane. Da quando, cioè, alcune anticipazioni della stampa locale avevano portato alla luce i tentativi del team di Zuma di affossare le indagini riguardanti presunte tangenti ottenute dal leader dell’Anc per proteggere la compagnia francese Thales, che alla fine degli anni Novanta aveva ottenuto un contratto multimilionario per la fornitura di armi al Sudafrica. Secondo quanto dichiarato oggi dalla NPA, le prove portate dal team di Zuma, comprendenti intercettazioni a politici e poliziotti, avrebbero fatto emergere una sorta di disegno politico per incastrare il leader dell’ANC. Nelle intercettazioni sarebbero coinvolti sia l’ex leader della NPA, Bulelani Ngcuka, sia Leonard McCarthy, il capo dell’ormai dismessa unità investigativa degli Scorpions, creata negli anni Novanta proprio per occuparsi della corruzione dilagante nel Paese.
Vittima di un processo politico, come dicono i suoi sostenitori, o manipolatore della giustizia, come sostiene l’opposizione? Quale che sia il giudizio sul personaggio, Zuma, uscito vincitore dalla lotta contro l’ex presidente Thabo Mbeki nell’ultimo congresso dell’ANC, ha la strada spianata in vista delle presidenziali. Il suo partito è accreditato del 64 percento delle preferenze, un margine enorme nei confronti dei partiti di opposizione. Se raggiungesse il 70 percento, permetterebbe al partito di modificare da solo la Costituzione. Campione della maggioranza povera della popolazione e delle zone rurali, il populista Zuma può concentrarsi da oggi su un’elezione impossibile da perdere, lasciandosi alle spalle il suo scomodo passato giudiziario. Oltre alle accuse di corruzione, stralciate e riprese dalle autorità più volte negli ultimi anni, Zuma è uscito indenne anche da un processo per stupro, nel quale suscitò lo scandalo di mezzo mondo raccontando di essersi “fatto una doccia” per minimizzare il rischio di Aids dopo aver fatto sesso con una donna sieropositiva.
Il sospetto, adombrato dalla fuga di notizie delle ultime settimane, è che Zuma abbia comprato la propria libertà minacciando di coinvolgere nel processo le più alte cariche dell’ANC, compreso l’ex presidente Mbeki, provocando così un terremoto istituzionale devastante per il Paese proprio alla vigilia dei Mondiali del 2010. Secondo l’opposizione, insomma, invece di proseguire le indagini, le autorità sudafricane avrebbero preferito nascondere la polvere sotto il tappeto, secondo la logica del “tutti colpevoli, nessun colpevole”. L’Anc, che ha bollato come illazioni le accuse contro l’operato della Npa, nei giorni scorsi aveva però alimentato le polemiche, dichiarando che una prosecuzione delle indagini non sarebbe stata nell’interesse del Paese. Liberando così dalle pastoie giudiziarie il suo cavallo migliore, in nome di una ragion di stato che, all’opinione pubblica, non è dato conoscere. Che significa che la decisione di lasciar perdere Zuma "non equivale a un'assoluzione"?
(Fonti: Mail&Guardian, Misna, Panorama)
AGGIORNAMENTI MISNA (8/4/2009):
Il partito di opposizione ‘Alleanza democratica’ ha presentato ricorso presso l’Alta corte di Pretoria contro la sospensione del processo per riciclaggio di denaro sporco, frode e corruzione a carico di Jacob Zuma, il presidente dell’‘African National Congress’ considerato il possibile nuovo capo dello stato. Nei giorni scorsi, la decisione della Procura generale di sospendere il procedimento nei confronti di Zuma era stata condannata da tutte le maggiori forze di opposizione.
“La decisione della procura generale di non continuerà il procedimento a carico di Jacob Zuma, ha negato sia a Zuma che al paese di stabilirne l’innocenza o la colpevolezza una volta per tutte attraverso i normali percorsi giudiziari”: a dirlo, in una nota, è stato il portavoce della Conferenza episcopale sudafricana (Sacbc), l’arcivescovo di Durban Wilfrid Napier. Per la Sacbc, tuttavia, questo il momento di sottrarsi a “questa spiacevole situazione” e di “impegnarsi” per un governo trasparente e responsabile. “È necessario – ha concluso monsignor Napier – che chiunque sia in posizione di responsabilità ricavi da questo episodio la voglia di combattere la corruzione in ogni sua forma”. Jacob Zuma, presidente dell’African National Congress (Anc), è accusato di frode, riciclaggio di denaro sporco e corruzione per un giro di tangenti chieste a un’azienda di armi francese. La decisione, definita dal procuratore generale Mokotedi Mpshe la “più difficile” della sua carriera, giunge due settimane prima delle elezioni legislative alle quali Zuma partecipa come capolista dell’Anc e possibile nuovo capo dello stato. Per l’accusa di aver versato tangenti all’azienda francese è stato già processato e condannato Schabir Shaik, consulente finanziario e stretto collaboratore di Zuma. Il dirigente dell’Anc ha sempre sostenuto di essere vittima di una macchinazione politica e ha perfino denunciato un presunto coinvolgimento dell’ex presidente Thabo Mbeki, che si è dimesso in settembre al culmine della crisi politica aperta dalla disputa giudiziaria. La decisione della procura generale è stata condannata con decisione dall’opposizione: Helen Zille, capo dell’Alleanza democratica, ha parlato di “crisi istituzionale”.
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giovedì, luglio 24, 2008
Crisi alimentare, sindacati in piazza: "A pagare sono i più poveri"
“L’aumento dei prezzi dei generi alimentari e dell’elettricità colpisce le masse dei lavoratori poveri”: a parlare è il segretario generale del Congresso dei sindacati sudafricani, Zwelinzima Vavi (immagine), nel corso della manifestazione popolare che ha attraversato ieri il centro di Johannesburg. Al corteo, secondo l’agenzia di stampa Sapa, hanno partecipato diverse migliaia di persone, molte delle quali con indosso i cappellini e le magliette rosse dei sindacati. “Siamo arrabbiati per i prezzi dei prodotti alimentari di base - ha scandito Vavi dal palco – e siamo qui per esprimere disgusto e frustrazione”.
Oltre a intonare slogan del tipo “stop alla fame” e “combattiamo i rincari”, i dimostranti hanno contestato gli aumenti del 27,5% annunciati di recente da Eskom, la società nazionale che gestisce la distribuzione dell’elettricità; le nuove tariffe servirebbero a finanziare una serie di lavori infrastrutturali, ma i dirigenti del Congresso denunciano manovre di tipo speculativo (maddai... ndr). Il corteo si colloca sullo sfondo delle forti tensioni che attraversano la società sudafricana: in aprile, il tasso di inflazione annua ha superato l’11% e aumenti particolarmente sostenuti dei prezzi al consumo hanno riguardato tutti i derivati del petrolio e beni essenziali come pane, olio e latte. Mentre era in corso il corteo, il governo ha annunciato la disponibilità a incontrare le parti sindacali prima del 6 agosto, giornata di sciopero nazionale.
(Fonte: Misna)
AGGIORNAMENTO (25/07/08):
Le proteste si estendono in quattro province
Continua in Sudafrica la mobilitazione popolare contro il carovita: a meno di due settimane dallo sciopero generale in programma il 6 agosto, decine di migliaia di persone hanno partecipato ieri ai cortei organizzati in diverse regioni del paese dai sindacati nazionali. A incrociare le braccia nelle province di Gauteng, Eastern Cape, Limpopo e North West – scrive oggi il quotidiano economico “Business Day” – sono stati soprattutto gli operai dei settori automobilistico, minerario e tessile, con astensioni dal lavoro che avrebbero oscillato tra il 90 e il 73%. Secondo il presidente del Congresso dei sindacati sudafricani (Cosatu), la potente confederazione nazionale che ha coordinato la protesta, “lo sciopero ha registrato una buona adesione”. “Il 6 agosto – ha aggiunto il dirigente – ci aspettiamo una partecipazione ancora più massiccia”. All’origine delle tensioni che nelle ultime settimane attraversano la società sudafricana ci sono i forti aumenti dei prezzi dei generi alimentari e delle forniture di elettricità. Secondo le stime fornite ieri da un istituto di ricerca locale, nell’ultimo anno l’inflazione è cresciuta più delle retribuzioni medie: dal maggio 2007 al maggio 2008 i prodotti alimentari di base e i derivati del petrolio avrebbero subito rincari del 16,8% e del 35,6%, a fronte di aumenti del reddito pro capite di appena il 12%.
(Fonte: Misna)
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sabato, luglio 19, 2008
Rugby, Tri-Nations: Australia-Sudafrica 16-9

A Perth, l'Australia ha battuto il Sudafrica 16-9 in un incontro valido per la terza giornata del Tri Nations. I "wallabies" hanno piegato gli "springboks" grazie alle mete realizzate da Lote Tuqiri (35', immagine) e Stirling Mortlock (44').
(Fonte: Eurosport)
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I 90 anni di Madiba/2
“Ci sono molte persone in Sudafrica che sono ricche e che potrebbero dividere queste ricchezze con quelli che non sono stati così fortunati da sconfiggere la povertà”: così Nelson Mandela, nel giorno del suo 90esimo compleanno, ha risposto a un giornalista che gli ha chiesto quale fosse il suo messaggio ai sudafricani in questa occasione. Mandela si trova nella sua casa natale nel villaggio di Qunu, nella provincia di Estern Cape per trascorrere il suo genetliaco con la famiglia. Commentando la sua veneranda età, l’uomo che tutti i sudafricani chiamano con rispetto Madiba (titolo onorifico per i capi anziani) ha detto di sentirsi fortunato e ha nuovamente ricordato i poveri: “la povertà ha avvinghiato la nostra gente. Se sei povero, è improbabile che tu viva a lungo”.
Mandela ha ringraziato tutti quelli che gli hanno voluto fare gli auguri a un “vecchio pensionato” e ricordato di aver lasciato il compito di portare avanti il suo impegno sociale alle tre organizzazioni da lui fondate: la Nelson Mandela Foundation, il Nelson Mandela Children’s Found e il Mandela-Rhodes Fondation. Sollecitato da un’altra domanda, Mandela, circondato dalla moglie Gracia Machel e da tutti i familiari (immagine), ha ammesso che “come molti altri, mi sarebbe piaciuto trascorrere più tempo con la famiglia. Ma non ho nessun rimpianto”.
Il presidente Thabo Mbeki, nel suo discorso di auguri, ha reso omaggio a uno dei padri della nazione sudafricana democratica e suo primo presidente (1994-1999) descrivendolo come uno statista che ha sacrificato la sua vita per il Sudafrica, avendo trascorso 27 anni in prigione, e guidato la battaglia contro l’apartheid e per una società non razzista. Se oggi il Sudafrica è una paese stabile e rispettato lo deve alla sua “leadership esemplare e al suo sacrificio”, ha detto Mbeki, chiedendo a tutta la nazione di mantenere vivi i valori di riferimento dimostrati da Mandela.
(Fonte: Misna)
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venerdì, luglio 18, 2008
I 90 anni di Madiba

E' il compleanno di un gigante del XX secolo (immagine Zapiro). Ogni commento mi sembrerebbe superfluo (eppoi sono pigro).
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Niente Giochi per Pistorius
(Fonte: Gazzetta.it)
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lunedì, luglio 14, 2008
Le battaglie perse di Mr.Blatter
Due personaggi: il mitico Fulvio Bianchi (Spy Calcio) e Sepp Blatter. Fortunatamente, sembra che Fulvio non abbia nulla a che fare con le gaffe e i maneggi dell'istrionico presidente Fifa, ma l'accostamento, oggi, è inevitabile (quanto innocuo), visto l'ottimo pezzo che Repubblica dedica al genio di Visp. Sembrerà incredibile ai "profani", ma vi posso garantire che - purtroppo- Fulvio non si è inventato nulla:Porte più larghe, limiti agli stranieri, palloni coi sensori, Mondiali ogni due anni, abolizione del pareggio, golden e silver gol, calciatrici-sexy e calciatori-schiavi: è inarrivabile, ormai, Sepp Blatter. Classe ’36, nato nel paesino svizzero di Visp, tre matrimoni, il presidente della Fifa, arrivato ormai al decimo anno di dittatura, ama stupire. Una trovata dopo l’altra. Una gaffe dopo l’altra. Tanto da dover fare sovente precipitosamente marcia indietro. Ha spiazzato ultimamente anche i suoi amici, come Michel Platini. Non si sa quando abbia iniziato a sfornare idee a getto continuo, ma già quando era segretario della Fifa, nel 1990, si era convinto che solo le partite con tanti gol fossero attraenti. E così ha iniziato col rendere la vita difficile ai portieri.
Secondo gli inglesi, che lo odiano, il massimo delle sue “calamities” lo ha raggiunto però nel 2004, quando si è inventato che le donne-calciatori dovevano indossare pantaloncini attillatissimi, come le giocatrici di volley, così anche le partite di calcio sarebbero state più sexy.
Di tutto si occupa ormai Blatter: di questioni tecniche, regolamentari, di business. Voleva, appunto, fare disputare i Mondiali ogni due anni, ma ora si trova con la grana del Sudafrica che chissà mai se ce la farà per il 2010 (si sono già fatti sotto Usa, Australia e Germania).
Ha tentato di proporre di allargare le porte, “perché l’altezza media dei calciatori è molto cresciuta in questi ultimi anni”, rendendosi però conto che sarebbe costato troppo rifare tutti gli stadi del mondo. Si è lanciato nel progetto, fallito ovviamente, del pallone coi sensori per scoprire i gol-fantasma: niente da fare, il pallone dell’Adidas (guarda caso sponsor della Fifa…) non ha mai funzionato e così adesso di prova con i due arbitri di area.
Incredibile, poi, è stata la trovata del 6+5, che Blatter si è fatto approvare al recente congresso della Fifa a Sidney: l’obbligo insomma di mandare in campo, almeno per il calcio d’inizio, 6 calciatori “eleggibili” per la nazionale e solo 5 stranieri. Roba che alla Ue sono sobbalzati: non se ne parla nemmeno, la risposta. In effetti, è una battaglia, oltre che persa, praticamente inutile e antistorica. Lo ha confermato anche uno studio (segreto) della Fifpro, il sindacato europeo calciatori: l’indagine è stata fatta sulle rose tipo di 40 club europei. Il 60% non avrebbe alcun problema anche con il 6+5 blatteriano; il 20% dovrebbe fare 1-2 cambi e soltanto tre club in Europa (Inter, Arsenal e Aek Atene) sarebbero costretti ad acquistare 5-6 calciatori nuovi. Meglio quindi lasciar perdere e puntare, come fa Platini, sul divieto di trasferimento dei minorenni in Europa. Lì, è il vero scandalo. La tratta dei baby-calciatori.
L’ultimo assist (per ora) Blatter lo ha regalato a Cristiano Ronaldo, e soprattutto al Real Madrid, di cui subisce il fascino. Per questo ha parlato di “contratti da schiavi”, di calciatori liberi di andare dove vogliono, anche se sono ancora legati da un ricchissimo contratto, dimenticando semmai che sovente sono proprio i giocatori, con gli agenti Fifa, che ricattano i loro club. In Inghilterra, soprattutto al Manchester United, adesso sono infuriati.
Pelè e Platini, due che a calcio hanno giocato, hanno consigliato a Blatter di lasciar perdere. Ma figuriamoci se lui si ferma. Chissà che starà studiando adesso.
Fulvio Bianchi
Già, il sospetto è più che legittimo.
A margine, segnalo anche due inziative del quotidiano inglese The Sun (come fa notare Fulvio, da quelle parti Blatter non è esattamente un eroe): Batter Blatter -cioè "Colpisci Blatter", un giochino interattivo che vi darà la possibilità di sfogarvi sul povero Sepp- e Boot out Blatter, "Cacciate Blatter", una petizione per cacciarlo dalla Fifa. Ma sarà dura che molli la sua poltrona di Zurigo.
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giovedì, luglio 10, 2008
Blatter smentisce Valcke? No, però...
Oltre a occuparsi del mercato madridista, Sepp Blatter (immagine, Afp) sembra non voler collaborare con i suoi sottoposti, alimentando (di proposito?) le voci che vorrebbero il prossimo Mondiale lontano dalla Rainbow Nation. Insomma, in un'intervista a Sky Sports, l'ex colonnello ha, di fatto, fornito altri dettagli del suo "piano B", parlando di tre Paesi pronti a ospitare il torneo nel caso in cui la Fifa fosse costretta a depennare il Sudafrica: "Ho parlato con tre possibili, non solo possibili, federazioni e Paesi che sarebbero in grado di organizzare la Coppa del mondo nel giro di un anno", ha detto Blatter, che si è tuttavia rifiutato di svelare quali siano le Nazioni in questione (Germania, Usa -secondo gli amici di Repubblica- e Australia, scommettiamo?).I dubbi sono, purtroppo, aumentati dopo l’annuncio, martedì, che lo stadio di Port Elizabeth non sarà pronto per la Confederations Cup del giugno prossimo, considerata una sorta di prova generale dei Mondiali.
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Jerome Valcke dà l'ok a Soccer City
"C'è ancora da fare, ma tutto deve essere pronto e certamente lo sarà per l'inizio dei Mondiali del 2010". Il segretario generale della Fifa Jerome Valcke (foto) ha cercato ancora una volta di rassicurare tutti andando a visionare alcuni degli impianti sudafricani che, nel 2010, ospiteranno la prossima Coppa del Mondo: "La decisione di donare un evento così importante all'Africa è stata presa e non si torna indietro. I Mondiali del 2010 si disputeranno in Sudafrica".Valcke è rimasto molto impressionato dal gigantesco Soccer City Stadium di Johannesburg, l'impianto che ospiterà gara inaugurale (11 giugno) e finale (11 luglio): un gigante da 94.700 posti che Danny Jordaan, a capo del comitato organizzatore, ha definito: "Il cuore del Mondiale 2010, la cattedrale del calcio sudafricano, il nostro Wembley, il nostro Maracanà".
Valcke ha concluso il suo tour con il Loftus Versfeld Stadium di Tshwane (Pretoria), che ospiterà anche alcune gare della Confederations Cup 2009.
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giovedì, luglio 03, 2008
Meno reati (o meno denunce?), via al piano sicurezza
Dopo le dichiarazioni di Blatter, che sembra non escludere la scelta di una sede alternativa per garantire la sicurezza dei prossimi Mondiali di calcio, arriva puntuale la risposta di Pretoria, con la pubblicazione del rapporto annuale della polizia di stato, secondo cui l’allarme criminalità, nel Paese, sarebbe in diminuzione (pur rimanendo alto). Non tutti però prendono per oro colato i dati emersi. Alleanza Democratica, il principale partito di opposizione, avverte che il calo di reati registrato nell’ultimo anno ( -6, 4%) potrebbe dipendere solo da una diminuzione delle denunce: “Almeno il 51% delle vittime di furti non si rivolge alla polizia - sostiene la portavoce AD Dianne Kohler Barnard - anche perché il 49%non ha fiducia nel suo operato”.All’elevato tasso di criminalità non corrisponde infatti una percentuale di arresti altrettanto significativa: “Se - insistono dal partito - come affermano le forze dell’ordine, vittime e malfattori si conoscono l’un l’altro, perché le manette non scattano più frequentemente?”
A preoccupare è l’aumento di rapine ai danni di abitazioni private e di motoveicoli, che accentua il senso di insicurezza dei cittadini. Ancor più grave, nonostante qualche segnale di miglioramento (-2%), è il tasso di omicidi: 38 ogni 100000 abitanti, a fronte di una media mondiale di 5.
Oltre al rapporto della polizia, la Fifa ha ricevuto anche il programma-sicurezza varato in vista del 2010. Oltre 41.000 poliziotti, 100 pattuglie, posti di blocco in prossimità degli stadi, 300 camere di sorveglianza sono solo alcune delle risorse a disposizione delle forze dell’ordine sudafricane, secondo il pacchetto predisposto dal Capo della Polizia Andre Pruis.
La situazione, però, rimane disarmante: "stadi che non ci sono -scrive Fulvio Bianchi- mancanza totale di sicurezza (almeno in alcune città). Un disastro. Il tempo è poco. Gli Stati Uniti sarebbero pronti per subentrare (oltre a Germania, Australia, Spagna...). Può essere: peccato che l'Italia non ci sia mai. Siamo campioni del mondo ma i nostri stadi sono ancora (tranne eccezioni) da terzo mondo".
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lunedì, giugno 23, 2008
Sudafrica: vittime e sfollati a causa del maltempo
Nel riportare le cifre, la stampa locale sottolinea anche che nelle ultime ore, con una pausa del maltempo e il ritorno del sereno, sono anche cominciate le operazioni di risistemazione e ripulitura delle zone colpite, dove alle piogge i sono accompagnate esondazioni e smottamenti di terreni. In alcune aree, le autorità sono riuscite solo oggi ad avviare le operazioni di soccorso e i sopralluoghi nelle zone più isolate, dal momento che il maltempo non aveva permesso agli elicotteri di alzarsi in volo. Nella municipalità di Ugu, fa sapere la radio nazionale Sabc, una decina di ponti sarebbero stati spazzati via dai fiumi ingrossati dalle piogge.
I meteorologi hanno definito le piogge dei giorni scorsi le più intense dal 1964.
(Fonte: Misna)
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mercoledì, maggio 21, 2008
Sudafrica, i raid anti-immigrati si allargano a Durban
Un aggiornamento (affatto positivo) sulla crisi sudafricana:Gli scontri anti-immigrati, scoppiati la scorsa settimana ad Alexandria, nei pressi di Johannesburg, si sono allargati oggi alla città portuale di Durban, dove un gruppo di 200 manifestanti armati di bottiglie e bastoni avrebbe preso d'assalto alcuni negozi ritenuti di proprietà di immigrati nigeriani.
Per il momento, non si hanno notizie di morti o feriti. Il bilancio delle vittime rimane fermo alle 24 contate fino a ieri, mentre sarebbero circa 10.000 gli immigrati fuggiti dalle loro case e rifugiatisi in stazioni di polizia e chiese. Oggi, la situazione sembra migliorata nei dintorni di Johannesburg, ma Jacob Zuma, il presidente dell'African National Congress (il partito al potere) non ha escluso l'utilizzo dell'esercito se la situazione dovesse peggiorare. Gli immigrati (in Sudafrica ce ne sono 5 milioni su 50 milioni di abitanti) sono visti da parte della popolazione come i responsabili dell'alto tasso di criminalità e come concorrenti nella ricerca di posti di lavoro. Il Paese vive una grave crisi economica, con il settore minerario in calo e un tasso di disoccupazione reale che si ritiene tocchi il 40 percento.
(Matteo Fagotto - Peacereporter)
AGGIORNAMENTO, Repubblica.it:
Sudafrica, attacchi a immigrati
Salito a 42 il numero dei morti
JOHANNESBURG - E' salito ad almeno 42 morti accerati il bilancio delle violenze a sfondo xenofobo in Sudafrica, dove da giorni gli immigrati da altri Paesi del continente sono bersaglio di attacchi tanto sanguinosi quanto sistematici, concentrati soprattutto nell'area intorno a Johannesburg. Lo ha reso noto l'agenzia d stampa Sapa, secondo cui gli sfollati costretti alla fuga ammontano come minimo a sedicimila. Di fronte al precipitare della situazione, in giornata il presidente sudafricano Thabo Mbeki ha approvato il dispiegamento dell'Esercito.
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martedì, maggio 20, 2008
Violenze in Sudafrica: la punta dell'iceberg
Almeno trecento persone sono state arrestate, dopo le violenze a sfondo xenofobo scoppiate nei giorni scorsi a Johannesburg, con un bilancio di almeno 24 morti. Lo ha reso noto la polizia. Numerosi sudafricani in precarie condizioni economiche accusano gli immigrati - provenienti in gran parte da Zimbabwe e Mozambico - di togliere loro il lavoro e di incrementare il tasso di criminalità in Sudafrica. (Brevi Peacereporter)Matteo Fagotto ha scritto un bell'articolo -sempre per Peacereporter- che vi consiglio di leggere:
Nuvoloni neri sono scesi sulla nazione arcobaleno, sul Paese miracolato che riuscì a gestire in maniera relativamente pacifica il passaggio di consegne tra il regime dell'apartheid e quello della maggioranza nera: dallo scorso fine settimana, le townships sudafricane che circondano Johannesburg sono state investite da un'ondata di attacchi xenofobi che hanno provocato almeno 24 morti e costretto alla fuga circa 10.000 immigrati. Una violenza che è solo la punta di un iceberg cresciuto costantemente negli ultimi anni.
Anche se la polizia assicura che la situazione sta tornando sotto controllo, per il Sudafrica sarà difficile dimenticare quanto accaduto in questi giorni: dalle townships di Alexandra e Diepsloot, le violenze contro gli immigrati, la maggior parte dei quali provenienti dallo Zimbabwe, si sono allargate a macchia d'olio a suon di uccisioni, stupri e saccheggi. Le immagini delle vittime bruciate vive dalla folla hanno fatto il giro del mondo, spingendo il presidente Thabo Mbeki e l'arcivescovo Desmond Tutu, premio Nobel per la pace, a lanciare un appello per fermare le violenze. Invano Tutu ha ricordato che, durante la lotta contro l'apartheid, erano alcuni tra i Paesi confinanti (Zimbabwe e Mozambico in primis) a dare rifugio e appoggio politico delle popolazioni ai combattenti sudafricani. Accusati di essere i primi responsabili della crisi economica e dell'aumento della criminalità (due tra i principali problemi del Paese), gli immigrati sono ora costretti a nascondersi per evitare il peggio.
Il governo ha inviato centinaia tra membri dell'African National Congress (il partito al potere) e poliziotti per calmare la popolazione ed evitare nuove violenze. Nell'ultima notte si sono registrati altri due morti, ma la situazione sembra stia tornando lentamente alla calma. Tra i seimila e i diecimila immigrati avrebbero abbandonato le proprie case, chiedendo asilo a chiese, stazioni di polizia e sedi di Ong.
Gli immigrati, stimati a 5 milioni ( tre dei quali provenienti dallo Zimbabwe), costituiscono il 10 percento della popolazione circa. Giunti a diverse ondate perché attratti dalle maggiori prospettive economiche o per sfuggire a realtà disastrate, come quella dello Zimbabwe, sono impiegati nei lavori più umili e pericolosi. Ma i problemi economici degli ultimi anni, che comprendono un declino nel settore minerario, alti tassi di disoccupazione e un'inflazione crescente, hanno ridotto i margini di crescita, suscitando il malcontento dei locali. Da qui a percepire gli immigrati come dei “ruba lavoro” e dei criminali, il passo è stato breve.
Il Sudafrica è terra di forti contraddizioni, anche in termini di politica verso l'immigrazione: da un lato, la legislazione a favore di immigrati e rifugiati politici ha permesso a milioni di persone di trovare ospitalità nel Paese. Ma il forte numero di stranieri ha provocato una crisi di rigetto che, negli ultimi anni, è stata cavalcata anche dalle forze politiche. Nelle elezioni del 1999, esponenti di tutti i partiti politici fecero leva sul malcontento verso gli immigrati per guadagnare voti. E dal 2002 ad oggi, una serie di leggi ha reso più difficoltosa la concessione di visti e status di rifugiati agli immigrati.
Secondo le ricerche di alcune organizzazioni umanitarie che operano nel Paese, dal 2005 vi sarebbero stati almeno 16 attacchi contro stranieri, la metà dei quali avvenuti negli ultimi sei mesi: in marzo, sette immigrati sarebbero stati uccisi ad Atteridgeville, presso Pretoria, mentre l'8 gennaio due somali sarebbero morti presso Jeffreys Bay e East London. Stando alle cifre fornite dalla Somali Association of South Africa, 417 somali sarebbero stati uccisi dal 1997 ad oggi. Numeri che non sono spiegabili solo con alti tassi di criminalità del Paese, tra i peggiori di tutta l'Africa. E che fanno temere un peggioramento della situazione, se le autorità non affronteranno il problema alla radice.
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Il nuovo Sudafrica di Peter de Villiers
Riporto questo pezzo sugli Springboks, da Rugby 1823:E' la prima nazionale sudafricana allenata da un uomo di colore. E' la prima nazionale sudafricana (in verità è la seconda, ma le "amichevoli" postmondiale non contano) dei campioni del mondo in carica. E', insomma, la nazionale di Peter de Villiers, primo coach nero degli Springboks. Per lui una sfida difficile. Anzi, quasi impossibile. Quella di non far rimpiagere Jake White, e di dimostrare che la scelta di un allenatore nero non è stato un errore sportivo in nome della politica.
In vista dei test match estivi (che anticiperanno poi il Tri Nations) Peter de Villiers ha convocato 42 giocatori per una serie di allenamenti. Mancano i giocatori degli Sharks, i quali verranno convocati solo alla fine della loro avventura in Super 14 (giunto alle semifinali); mentre sono stati riconfermati tutti i campioni del mondo che hanno alzato la coppa a Parigi. Il Sud Africa sfiderà il 21 giugno 2008, in Sud Africa, l'Italia di Nick Mallett nel primo Test Match azzurro dopo il 6 Nazioni.
Ecco la lista dei 42 springbok convocati:
Trequarti: Heini Adams, Gcobani Bobo, Meyer Bosman, Tonderai Chavhanga, Jean de Villiers, Isma-eel Dollie, Fourie du Preez, Jaque Fourie, Peter Grant, Bryan Habana, Butch James, Enrico Januarie, Conrad Jantjes, Zane Kirchner, Louis Ludik, Percy Montgomery, Akona Ndungane, Jongi Nokwe, Wynand Olivier, Earl Rose.
Avanti: Andries Bekker, Bakkies Botha, Schalk Brits, Schalk Burger, Wian du Preez, Kabamba Floors, Hilton Lobberts, Victor Matfield, Gerhard Mostert, Brian Mujati, Chiliboy Ralepelle, Danie Rossouw, John Smit (c), Juan Smith, Pierre Spies, Gurthrö Steenkamp, CJ van der Linde, Heinke van der Merwe, Wikus van Heerden, Joe van Niekerk, Duanne Vermeulen, Luke Watson.
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Rugby, Mallett: "Nuove regole uccidono identita' nazionali"
Le nuove regole del rugby (chiamate Elv) - studiate all'Università di Stellenbosch, in Sudafrica, e che l'International Rugby Board tradurrà in leggi dal novembre del 2009 - "porteranno alla perdita delle identità di gioco delle varie nazioni". Almeno secondo il ct della nazionale italiana Nick Mallett. "Squadre come Argentina, Inghilterra, Sudafrica e la stessa Italia hanno un certo modo di giocare, diverso da chi come l'Australia, per esempio, avrà maggiori vantaggi dai cambiamenti, o come la Francia che è convinta di poter sfruttare al meglio le regole per il suo gioco, o come ancora il Galles, che però è la squadra ad avere il gioco piu' completo", ha sottolineato Mallett. Le nuove regole sono attualmente in sperimentazione in alcuni campionati minori e in attuazione, ma solo in parte, nel professionista Super 14.(Agr)(Fonte: Gazzetta.it)
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sabato, maggio 17, 2008
Il Sudafrica si interroga davanti alle violenze contro gli immigrati
Già ieri, il consiglio dei ministri aveva condannato “nei termini più duri possibili” le violenze di domenica scorsa ad Alexandra, in cui sono morte tre persone e decine sono rimaste ferite, facendo sapere di aver creato un gruppo di lavoro speciale per investigare sull’accaduto e fornire suggerimenti su come affrontare i sintomi di una crescente tensione tra sudafricani dei quartieri poveri e immigrati stranieri.
Non è ancora chiaro chi abbia ordinato le spedizioni punitive contro cittadini immigrati nel sobborgo: alcuni media locali chiamano in causa i membri dell’Associazione dei residenti di Alexandra, un sovraffollato quartiere povero non distante del centro della città, irritati perché l’amministrazione locale avrebbe assegnato agli immigrati case popolari; altre fonti sottolineano, invece, che i fatti sono degenerati perché criminali comuni hanno approfittato delle tensioni per commettere rapine e furti sia nelle case degli immigrati che dei cittadini sudafricani.
Scontri tra abitanti e polizia, intervenuta per ristabilire l’ordine arrestando inoltre una cinquantina di persone, sono continuati fino a ieri sera.
Un migliaio di stranieri si sono trasferiti in tende davanti alla stazione di polizia di Alexandra, dove l’accampamento è stato allestito dagli agenti accortisi che gli immigrati si erano radunati lì intorno in cerca di protezione, e sono ora assistiti dalla Croce Rossa.
Nelle stesse ore in cui si pronunciava il governo, ci sono stati disordini anche nella township di Diepsloot, dove gli stranieri stavano scappando da Alexandra; qualcuno – secondo un testimone teppisti ubriachi- ha alzato barricate e incendiato copertoni per respingere l’arrivo degli immigrati; la polizia ha condotto per tutta la giornata un operazione nel quartiere in cerca dei responsabili, arrestando 13 persone. “I cittadini sudafricani non sono preparati ad affrontare l’immigrazione, per loro è un fenomeno molto nuovo, iniziato dopo il 1994, sul quale si sovrappongono altri problemi socioeconomici, primo tra tutti quello della disoccupazione” dice alla MISNA Sergio Carciotto uno dei coordinatori dello Scalabrini Center di Cape Town, il centro di assistenza per rifugiati creato dai missionari scalabriniani, riferendo che nei mesi scorsi anche a Worcester, un sobborgo di Cape Town, sono stati incendiati e razziati i negozi degli immigrati somali, in quel caso, dopo che un criminale comune somalo aveva ucciso una persona durante un tentativo di rapina. “Qui da noi sono i somali e gli etiopi i più esposti ai facinorosi perché sono anche più intraprendenti nel commercio – continua Carciotto – mentre tra i cittadini sudafricani delle township decenni di apartheid si fanno sentire anche in una più ridotta capacità imprenditoriale e minore formazione scolastica. Non è raro che dall’estero vengano persone più preparate della media dei sudafricani poveri, i quali sono stati per generazioni esclusi dall’istruzione qualificata, e qualche volta le aziende preferiscono i laureati stranieri ai cittadini locali”.
Una maggiore informazione tra i sudafricani sui contesti di origine degli immigrati, soprattutto i rifugiati e profughi, e corsi di formazione professionale estesi a tutti, per moltiplicare le opportunità di lavoro, possono essere vie per allentare le tensioni sociali, secondo l’esperienza fatta da Carciotto nello Scalabrini Center.
(Fonte: Misna)
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giovedì, maggio 15, 2008
Monito di Mandela sulle "divisioni distruttive"
L'ex Presidente sudafricano Nelson Mandela ha lanciato oggi un monito contro "le divisioni distruttive" che rischiano di riemergere nel Paese, invitando i sudafricani a "ricordate l'orrore da cui veniamo". L'appello è stato lanciato dal leader della lotta all'apartheid in occasione della cerimonia privata svoltasi alla sua Fondazione a Johannesburg, in cui il sindaco di Pretoria, Gwen Ramokgopa, gli ha conferito il premio Libertà della città. "Non dimenticate la grandezza di una nazione che è riuscita a sanare le proprie divisione - ha sottolineato Mandela nel suo intervento - non risprofondiamo in quelle divisioni distruttive". Quindi, parlando di sè come di un "vecchio uomo", Mandela ha ricordato la sua decisione di non accettare più premi, perchè "il testimone della leadership" era passato ad altri, motivando la sua decisione di infrangere quella promessa: "Abbiamo ceduto a questa tentazione perchè nel novantesimo anno in cui il pianeta è stato tormentato dalla nostro presenza, dovevo mostrare un po' di gratitudine". L'ex Presidente compirà 90 anni il prossimo luglio. La cerimonia di premiazione è stata trasmessa in diretta a Pretoria, a circa 80 chilometri a nord di Johannesburg. Nel 2005, il consiglio comunale della città decise di tornare al suo vecchio nome, Tshwane, di origine Ndebele, che significa "siamo uguali". Il nome Pretoria venne scelto dai coloni bianchi, insediatosi nell'area nel 1855 sotto la guida di Andries Pretorius, il leader del "Grande viaggio" compiuto dai coloni olandesi, gli Afrikaners, all'interno del Paese. Per molti neri, il nome Pretoria indica decenni di governo razzista dei bianchi, mentre gli Afrikaners hanno contestato la decisione di cambiare nome, ritenuta un affronto alla loro storia e alla loro cultura. Oggi, nel corso della cerimonia, il sindaco Gwen Ramakgopa ha sottolineato che Tshwane ha ospitato "il primo Presidente di un Sudafrica libero e democratico" e ha definito Mandela "un'ispirazione per la riconciliazione nel mondo". (Fonte: Missionari d'Africa)
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martedì, maggio 06, 2008
I tabloid avvisano il Trap
Dopo l'entusiasmo alla conferenza stampa di presentazione, i media irlandesi mettono in guardia il nuovo c.t.: "Questa nazionale si è indebolita nell'ultimo decennio. Lo spogliatoio è difficile da gestire e i tifosi non perdonano chi sbaglia"."Good beginning is half the battle", "chi ben comincia è a metà dell’opera", sottolinea argutamente Vincent Hogan sull’Irish Independent del 5 maggio in una lettera aperta al Trap. Lodi e riverenza non mancano nei confronti del guru italiano. Ma nello stesso editoriale Hogan mette in guardia il nuovo mister sui problemi che dovrà affrontare, spezzando così la serie di esorbitanti elogi sinora in auge sulla stampa locale.
(clicca qui per leggere l'articolo di Antonello Guerrera su Gazzetta.it)
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sabato, maggio 03, 2008
Tragedie
Sono 9 i minatori rimasti uccisi ieri (1 maggio, ndr) in una miniera della società sudafricana Gold Fields, a ovest di Johannesburg, quando il cavo del montacarichi su cui si trovavano si è spezzato precipitandoli per decine di metri. All’incidente ne era preceduto un altro,la scorsa settimana, nella stessa miniera, in cui avevano perso la vita altri cinque operai. Le autorità locali hanno annunciato un’inchiesta per verificare il rispetto degli standard di sicurezza da parte della società.
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giovedì, aprile 24, 2008
L'addio di Parreira
Non mi ero perso la notizia di Parreira, ovviamente. Ecco il pezzo che ho scritto per il Manifesto (di ieri):Il triste addio di Parreira «Africa, mia moglie è malata»
Il ct brasiliano lascia la guida della nazionale sudafricana per stare vicino alla consorte come accaduto a Cesare Prandelli nel 2004. A due anni dai primi mondiali neri della storia, il paese arcobaleno si affida a un altro tecnico carioca, Joel Natalino Santana
Nei giorni scorsi, le voci dell'addio ai bafana bafana di Carlo Alberto Parreira si erano fatte sempre più insistenti. Il tecnico brasiliano non aveva ancora preso la parola, che già i commentatori sudafricani iniziavano a far circolare i nomi dei possibili sostituti alla guida della nazionale: Eriksson, Scolari, Mourinho. L'attesa per i Mondiali del 2010 è spasmodica e questo inconveniente rischiava di intralciare il cammino della squadra verso il più importante appuntamento della propria storia. Lunedì il ct brasiliano ha reso pubbliche le sue dimissioni, spiegando di voler stare vicino alla moglie malata, come accaduto a Cesare Prandelli quando nel 2004 lasciò la Roma dopo pochi mesi per assistere la compagna di vita nella lotta contro il cancro. «Dopo 36 anni di matrimonio, come avrei potuto dire di no? - ha spiegato Parreira in lacrime - mia moglie ha bisogno di me». Il ricco contratto con la federazione sudafricana è passato in secondo piano, così come l'opportunità di conquistare l'amore eterno dell'Africa calcistica.
Il ct del Brasile che sconfisse l'Italia di Sacchi a Usa '94 non ha avuto vita facile in Sudafrica. I problemi erano cominciati ancora prima del suo arrivo nella Rainbow Nation, con l'annuncio di uno stipendio da superstar: 200mila euro al mese. Parreira aveva deciso di tornare nel continente nero dopo quasi quarant'anni dagli esordi alla guida della selezione nazionale ghanese nel 1967: in quel Paese, il brasiliano conquistò il primo trofeo da allenatore, portando il club del Kotoko alla vittoria della Coppa dei Campioni africana. Quella dei bafana bafana è stata la sesta nazionale guidata da Parreira, dopo Ghana, Kuwait, Emirati Arabi, Arabia Saudita e Brasile.
Ma i 15 mesi sulla panchina più importante del continente sono stati tutt'altro che semplici. Superata la diffidenza iniziale di quella parte di critica che non si spiegava come un Paese con una tale quantità di poveri potesse permettersi di pagare tanto un allenatore di calcio, Parreira aveva dovuto scontrarsi con la disorganizzazione dei padroni del calcio sudafricano: il brasiliano era arrivato a Joannesburgh con un visto turistico, fatto che aveva portato le autorità locali a minacciare pesanti sanzioni (addirittura l'arresto), nel caso in cui Parreira avesse assunto la guida della nazionale prima del rilascio del permesso di lavoro. «La legge è chiara - disse il portavoce del Ministero degli Interni Mantshele Tau - Parreira e il suo assistente non possono lavorare finchè le loro carte non saranno in regola. Non può nemmeno andare allo stadio o prendere nota davanti alla televisione perché quello di fatto è lavoro».
Superato lo scoglio burocratico, l'uomo che avrebbe dovuto guidare i sudafricani al Mondiale ha dovuto fare i conti con tutti gli altri problemi del calcio sudafricano. Poco dopo aver assunto l'incarico, lui stesso parlò del disastro trovato in ambito giovanile: «Questa è la parte triste. In Sudafrica, non esiste alcun programma di formazione giovanile. Non esistono campionati under 18, under 20 o under 16. E' assurdo. Non puntare sui giovani vuol dire rinunciare alla possibilità di sostituire adeguatamente i giocatori infortunati o vicini al ritiro. Finiti i Mondiali io me ne andrò, mentre il Sudafrica continuerà ad aver bisogno di campioni».
Ora Parreira se ne va, dopo una Coppa d'Africa non del tutto negativa (due pareggi con Angola e Senegal e una sconfitta con la Tunisia): l'obiettivo era quello di accumulare esperienza internazionale senza subire le batoste rimediate prima del suo arrivo. Le ultime amichevoli avevano dato un po' di speranza (3-0 al Paraguay), l'entusiasmo era cresciuto attorno a una squadra giovane e divertente. Poi la doccia fredda. Il suo posto è stato subito affidato a un altro brasiliano, Joel Natalino Santana, che ha lasciato il Flamengo ed è partito alla volta dell'Africa. Il successore di Parreira (che resterà comunque a disposizione come consulente tecnico per garantire un passaggio morbido alla nuova gestione) può vantare la vittoria del campionato carioca con tutti i grandi club di Rio de Janeiro (Vasco da Gama, Fluminense, Botafogo e Flamengo). Al 59enne tecnico carioca di certo non manca l'esperienza, avendo cominciato a girovagare nel lontano 1981 con l'Al Wasl, negli Emirati Arabi. Dopo quasi trent'anni sulle panchine più prestigiose del Brasile (con due incarichi in Arabia Saudita e uno in Giappone, al Vegalta Sendai), lascia la panchina del Flamengo da eroe: lo scorso anno aveva guidato i rossoneri dalla zona retrocessione fino a un piazzamento in Copa Libertadores. E, ora, la grande occasione della vita. Il Mondiale. Oltre a un sacco di soldi, se è vero quello che dice il vice presidente del Flamengo Kleber Leite: «Santana guadagnerà in 30 mesi quanto ha guadagnato in 30 anni di carriera. Davvero non avrebbe potuto rifiutare».
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