sabato, marzo 28, 2009
Una Coppa pulita

Come annunciato ieri, ecco cosa mi ha raccontato Danny Jordaan, CEO del Comitato organizzatore di Sudafrica 2010, per il Manifesto:
Danny Jordaan, presidente del Comitato organizzatore di Sudafrica 2010, è a Milano per presentare la Confederations Cup di giugno e lo stato dei lavori per i Mondiali del prossimo anno. La prima Coppa del Mondo organizzata da un Paese africano è alle porte e l'ex insegnante-calciatore-attivista anti-Apartheid-dirigente dell'Anc (57 anni), vuole correggere l'immagine di una nazione disorganizzata e in ritardo circolata con l'avvicinarsi dello storico traguardo. I ritardi, in alcuni casi, erano reali come a Port Elizabeth (che è la città natale di Jordaan e ha perso la Confederations Cup) ma per lo più si tratta di problemi comuni a ogni organizzatore di grandi eventi. Basti pensare a Pechino 2008 o, per guardare a casa nostra, a Italia '90, con gli ultimi «ritocchi» fatti in corsa la mattina della giornata inaugurale.
Mr. Jordaan, ha mai avuto la sensazione che Blatter potesse davvero decidere di spostare il Mondiale altrove, negli Usa o in Australia?
Non esiste essere umano sulla terra che possa togliere il Mondiale al Sudafrica. Solo Dio potrebbe farlo. Quando investi 3 miliardi di euro nell'organizzazione di un simile evento, è ovvio che ci siano dei contratti a tutelarti. Nessuno può svegliarsi una mattina e decidere di spostare altrove il Mondiale, a meno che non si verifichi un disastro naturale, come un terremoto, per esempio. Abbiamo dei contratti firmati e tutti li onoreranno.
E il problema della sicurezza che spaventa la Fifa?
Negli ultimi tempi abbiamo avuto a che fare con attacchi xenofobi, gravi senza dubbio, ma del tutto estemporanei. Nessuno può pensare di punire il nostro paese per quei fatti.
I tifosi saranno al sicuro?
Al 100%. Vi assicuro che tutto andrà per il meglio, nessuno è preparato quanto lo siamo noi. E in ogni caso è troppo tardi, stiamo già vendendo i biglietti.
Impiegherete anche l'esercito?
No, i soldati resteranno fuori da ogni fase dell'organizzazione, non saranno necessari e non vogliamo creare un impianto militaristico, sarebbe pessimo anche per la nostra immagine. Abbiamo investito più di cento milioni di euro nella sicurezza, per aumentare di 41mila unità le forze di polizia e addestrare 45mila steward. Sarà più che sufficiente.
Qualcuno pensa che i vostri nuovi modernissimi stadi possano diventare delle cattedrali nel deserto dopo il Mondiale: enormi impianti per il calcio costruiti in quartieri bianchi, dove si seguono solo rugby e cricket, e troppo lontani per la gente dei quartieri neri, che non potrà permettersi di pagare il biglietto per arrivare allo stadio.
Queste differenze non hanno più senso. L'Apartheid creò aree bianche e aree nere, ma oggi il paese appartiene a tutti noi, senza distinzioni. Ci sono bianchi che vivono a Soweto e neri che vivono a Sea Point (quartiere di Cape Town, ndr). Per cui, dove sarebbero questi «quartieri bianchi»?
Beh, ha citato tutti quartieri «bene». Soweto non è più il ghetto di qualche anno fa. Da Philippi (uno degli slums di Cape Town, ndr) allo stadio di Green Point però può essere un viaggio impossibile...
Il Mondiale si gioca a Cape Town, nel tuo paese, potrai viverlo da vicino, più di quanto ti capiterà mai di farlo in tutta la tua vita. Dovremmo forse portare le partite a Philippi? Lo stadio appartiene a tutti i cittadini che pagano le tasse. Vede, il Mondiale è stato organizzato dall'Italia, dagli Stati Uniti, dalla Germania, da Giappone e Corea. In ogni Paese, gli stadi saranno stati troppo lontani per qualcuno. In Italia, nel 1990, non avrà avuto le partite esattamente dove le sarebbe stato più comodo, immagino.
In Sudafrica però certe divisioni sembrano ancora molto evidenti.
Conosco un po' la vostra storia, Garibaldi e Cavour: avete dovuto far coesistere nord e sud del paese per creare un'unica nazione. Anche per noi non è un'operazione facile e veloce. La promulgazione di una Costituzione democratica non ha trasformato automaticamente il Sudafrica in un paese democratico e non razzista. Ma ci arriveremo insieme, bianchi e neri, poveri e ricchi. Un paese diviso e razzista corre gravi rischi, guardate la Bosnia o il Ruanda. Ma noi abbiamo una visione e un futuro comune e il Mondiale faciliterà questo processo. La gente sa che ci sarà più lavoro, che aumenteranno le opportunità. Trasporti migliori, infrastrutture migliori, più tecnologia, più benessere. Arriveranno investimenti in dollari e in euro. I sudafricani lo sanno, il Mondiale aiuterà il nostro paese, anche a essere più ottimista.
Cosa pensa della mancata concessione del visto al Dalai Lama?
Non posso esprimere un giudizio, perchè non faccio parte degli organizzatori di quel Congresso. Sarebbe stupido fare annunci alla stampa a proposito di qualcosa che non conosco a fondo.
Qual è l'obiettivo dei «bafana bafana» ai Mondiali 2010?
Non saprei, io sono responsabile dell'organizzazione del torneo, c'è una federazione che si occupa della nazionale sudafricana. Quello che posso dire è che il successo di un Mondiale è legato a quello della squadra di casa. Se il Sudafrica uscisse subito, la gente perderebbe un po' di interesse, è ovvio. Ma questo sarà un Mondiale di tutta l'Africa, non solo del Sudafrica, e per tutti noi sarebbe fantastico se una delle sei squadre di questo continente presenti al torneo arrivasse in semifinale.
Come se la cava il nuovo ct Joel Santana? E' sembrato un ripiego, una seconda scelta...
E' un buon allenatore. Non era la prima scelta, ovvio. Purtroppo il suo predecessore, Parreira, ha dovuto rinunciare.
Il Sudafrica perse i Mondiali del 2006 per il voto comprato di un membro della Fifa, Charles Dempsey. Ricorda?
La prima cosa che mi disse il presidente Mandela fu: «Fai qualunque cosa per portarci il Mondiale, ma in modo pulito. Non pagheremo tangenti, non faremo regali. A nessuno e per nessun motivo». Io mi sono attenuto alle sue istruzioni. Credo sia nostro dovere cercare di cambiare le regole del gioco. Il fatto che si dica che tutti lo hanno sempre fatto, non implica che debba continuare così per sempre.
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venerdì, marzo 27, 2009
Il Sudafrica premia Fidel Castro per la lotta contro il razzismo
L’ex presidente cubano Fidel Castro riceverà la massima onorificenza che lo stato sudafricano possa conferire a un cittadino straniero: la medaglia d’oro dell’Ordine dei compagni di Oliver Reginald Tambo. Lo ha annunciato oggi l’ufficio della presidenza sudafricana. Venerdì prossimo, il presidente Kgalema Motlante, in una cerimonia a Pretoria, consegnerà onorificenze di diverso tipo a 28 persone, ma è improbabile che Castro, che un anno fa ha lasciato l’incarico di capo dello Stato per motivi di salute, possa essere presente. Nelle motivazioni del riconoscimento, diffuse in un comunicato, si precisa che la scelta di Castro è stata fatta per il suo contribuito alla lotta contro il razzismo, il colonialismo, l’apartheid e l’ineguaglianza. Istituita nel 2002, l’onorificenza dell’Ordine dei compagni di O.R. Tambo ricorda il politico sudafricano che fu uno delle guide della lotta contro l’apartheid, presidente dell’African national congress, in esilio per molti anni.(Fonte: Misna)
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martedì, marzo 24, 2009
Il Sudafrica nega il visto al Dalai Lama e gli altri Nobel boicottano la conferenza
Altro copiaincolla (da Repubblica.it), ma fondamentale. E approfondirò l'argomento, promesso:Dopo il rifiuto degli altri Premi Nobel di partecipare alla conferenza per la Pace legata ai Mondiali di calcio che si terranno in Sudafrica nel 2010, dal momento che il governo aveva negato il visto al Dalai Lama, gli organizzatori hanno deciso di rinviare il meeting. "Gli organizzatori hanno deciso, nell'interesse della pace, di rinviare la conferenza sulla pace in Sudafrica", ha dichiarato il presidente del Comitato Irvin Khoza, uno dei responsabili locali dei Mondiali del 2010.
Pretoria aveva reso noto ieri di aver rifiutato, in nome dell'interesse nazionale, di concedere un visto di ingresso nel paese al leader spirituale tibetano, che avrebbe dovuto prendere parte venerdì prossimo, 27 marzo, a una conferenza a Johannesburg sul calcio come strumento di lotta contro il razzismo e la xenofobia.
Il comitato del Nobel per la pace e due premi Nobel sudafricani, Desmond Tutu (nella foto, con il Dalai Lama, ndr) e Frederik de Klerk (ex presidente sudafricano) avevano detto subito che avrebbero boicottato l'incontro se il Sudafrica, organizzatore della Coppa del mondo, non avesse fatto marcia indietro sulla decisione.
Nel corso di una conferenza stampa a Johannesburg, Irvin Khorza ha spiegato che "il governo sudafricano ha convinto il Dalai Lama a rinviare la sua visita in questa fase". Una decisione giustificata dalla "realpolitik" dei rapporti con la Cina, che condivide col Sudafrica il 20% dei suoi commerci nel Continente nero.
"Dato che la finalità della conferenza è la pace", ha aggiunto Khorza, "gli organizzatori non vogliono mettere il comitato del Nobel in una situazione che lo porrebbe in conflitto con i suoi premiati".
Il visto negato al leader spirituale tibetano rischia di trasformarsi in un autogol per il Sudafrica, soprattutto dopo che il presidente dell'African National Congress (Anc), Kgalema Motlanthe, aveva ammesso che la decisione è stata presa perché il Sudafrica sarebbe stato "fonte di pubblicità negativa per la Cina" quando invece dà "molto valore ai rapporti con Pechino". Il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Qin Gang, ha ribadito "l'assoluta contrarietà" di Pechino a qualsiasi contatto tra governi stranieri e il Dalai Lama o a che gli vengano offerte "tribune per le sue attività separatiste".
Durissime le parole di Desmond Tutu: "Se viene rifiutato il visto a sua santità, non prenderò parte alla prossima conferenza di pace legata ai mondiali di calcio. Condannerò il comportamento del governo come vergognoso, in linea con il nostro pessimo comportamento al consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, come un totale tradimento della nostra storia di lotta. Stiamo cedendo in modo vergognoso alle pressioni cinesi. Mi vergogno profondamente e me ne rattristo".
Servono altri commenti?
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domenica, novembre 09, 2008
Due messaggi di auguri dal Sudafrica per Obama
Periodo incasinatissimo, per mille motivi. Beh, questo, però, non potevo proprio perdermelo:Un evento epocale” che riempie di “speranza” per “un mondo migliore”: l’ex-presidente Nelson Mandela e l’arcivescovo anglicano emerito di Città del Capo Desmond Tutu, premi Nobel per la pace e padri delSudafrica moderno, hanno inviato entrambi un messaggio di auguri a Barack Obama, vincitore delle elezioni presidenziali degli Stati Uniti. “La tua vittoria – si afferma nel messaggio di Mandela – ha dimostrato che nessuno deve aver paura di sognare di voler cambiare il mondo (...). Prendiamo atto e applaudiamo il tuo impegno per la pace e la sicurezza mondiale. Crediamo che farai della lotta contro il flagello della povertà e della malattia, in ogni parte del mondo, la missione della tua presidenza”. “L’elezione di Obama – sottolinea Tutu - è un evento epocale che riempie il mondo della speranza che il cambiamento sia possibile.
E’ formidabile: si sta dicendo alla gente di colore che per loro il cielo non ha più limiti (...). C’è una nuova primavera di fronte a noi, ora le nostre spalle sono più dritte. E’ quasi come quando Nelson Mandela divenne presidente del Sudafrica nel 1994”
(Fonte: Misna)
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sabato, settembre 13, 2008
Steve Biko
"Essere neri non dipende dal colore della pelle. Essere neri è il riflesso di un atteggiamento mentale. La filosofia della Black Consciousness esprime l'orgoglio e la determinazione dei neri. Al cuore di questo modo di pensare c'è la presa di coscienza da parte dei neri che l'arma più potente nelle mani degli oppressori è la mente degli oppressi". (da un discorso di Steven Bantu Biko)"Il cantante Peter Gabriel gli dedicò una canzone sulle cui note anche l’arcivescovo anglicano e premio Nobel per la pace, Desmond Tutu, non seppe trattenere le lacrime e il suo volto campeggia ancora sulle t-shirt della gioventù sudafricana. E' Steven Bantu Biko, fondatore, nel 1970 in Sudafrica, del “Black Consciousness Movement”, il “Movimento per la coscienza nera”, e attivista simbolo della lotta all’apartheid": così lo ricordava l'anno scorso, per il XXX anniversario della sua morte, avvenuta il 12 settembre del 1977, la Radio Vaticana, aggiungendo: "Biko morì nel corso di un trasferimento da una prigione ad un’altra. Inizialmente le autorità sostennero che non era sopravvissuto allo sciopero della fame. Alcuni giornalisti riuscirono però a provare che la sua morte era stata causata da trauma cranico e la scoperta provocò l’indignazione della comunità internazionale, che per la prima volta adottò delle sanzioni contro il regime dell’apartheid". Per il XXXI anniversario, ecco una versione quasi integrale (se si esclude una minima riduzione) di un articolo scritto da Pier Maria Mazzola nel 2006 per il mensile "Africa" dei Padri Bianchi:
Lo scorso agosto a Pretoria, da poco ribattezzata Tshwane (Siamo tutti uguali), moriva un uomo che aveva avuto una visione chiara della tortura. «Nessuno ti dirà mai qualcosa senza tortura, te l’assicuro io. È come suonare il piano: usi i tasti neri e i tasti bianchi per tirarne fuori una dolce melodia». Quell’uomo dall’animo così musicale si chiamava Gideon Nieuwoudt. Fu lui, con altri aguzzini, a “interrogare” Steve Biko, agli arresti da venti giorni, il 6 settembre 1977 nella stanza 619 del comando di polizia di Walmer, Port Elizabeth. Biko ne uscì irrimediabilmente malconcio. Per gli agenti, era stato un «incidente »: il prigioniero si agitava troppo… era andato a sbattere con la testa contro il muro. Praticamente di sua iniziativa. L’11 settembre venne trovato nella sua cella in condizioni disperate. Si decise di trasportarlo all’ospedale… di Pretoria! Oltre 1100 chilometri che il detenuto percorse di notte, rigorosamente nudo e ammanettato, sul cassone di una Land Rover. Biko morì la notte seguente. Quell’omicidio atroce convinse il Consiglio di sicurezza dell’Onu - con voto unanime - a mettere il Sudafrica sotto embargo militare, un’iniziativa che contribuirà al declino dell’apartheid. L’eroe della lotta contro la segregazione razziale in Sudafrica è lui, Steve Biko, secondo solo a Mandela. Per i giovani, Biko viene anche prima.
Bantu Stephen Biko nacque nel dicembre del 1946, nella provincia del Capo Orientale. Dopo gli studi secondari si iscrisse a medicina all’Università del Natal - sezione separata per i neri, beninteso. Maturava intanto in lui la coscienza politica. Il suo primo impegno fu con l’Unione nazionale degli studenti sudafricani (Nusas). Ma nel 1969 se ne staccò per fondare l’Organizzazione degli studenti sudafricani (Saso). Nella Nusas militavano anche giovani bianchi, la loro presenza era preponderante, Biko si convinse presto della necessità di uno spazio dove i neri in quanto tali si valorizzassero in modo autonomo. Prendeva corpo la Black Consciousness: la “Coscienza (o Consapevolezza) nera”. Il giovane Steve aveva annusato lo spirito del tempo, soprattutto quello che soffiava sull’Africa (la negritudine, Kwame Nhrumah, Amílcar Cabral…), sugli Stati Uniti (Malcolm X, il Black Power e la Black Theology…), sull’America Latina (Paulo Freire e la sua pedagogia degli oppressi). «Per “Coscienza nera” - spiegava Biko - io intendo la rinascita politica e culturale di un popolo oppresso. Ora i neri in Africa sanno che i bianchi non saranno conquistatori per sempre. Questa scoperta li conduce a porsi la domanda: “Chi sono io? Chi siamo?”.
La sfida della decolonizzazione è stata condivisa dai bianchi liberali. Per qualche tempo si sono comportati come portavoce dei neri. Ma poi qualcuno di noi ha cominciato a chiedersi: “Possono forse i nostri amici liberali mettersi al posto nostro?”. La nostra risposta fu: “No!... Finché i bianchi liberali sono i nostri portavoce, non ci sarà nessun portavoce nero”». Da qui all’accusa di razzismo (alla rovescia), il passo era breve. Ma Biko non si lasciò spiazzare: «Ancora oggi - confessava nell’anno della sua morte - noi siamo accusati di razzismo. È un errore. Noi sappiamo che tutti i gruppi interrazziali in Sudafrica hanno rapporti nei quali i bianchi sono superiori, i neri inferiori. Così, per cominciare, i bianchi devono rendersi conto di essere solamente “umani”, non superiori. La stessa cosa per i neri, che devono rendersi conto di essere umani, non inferiori. Per tutti noi questo significa che il Sudafrica non è europeo, ma africano». Grido di libertà è un film che il regista Richard Attenborough (quello di Gandhi) ha costruito proprio sull’amicizia di Biko (la prima interpretazione importante di Denzel Washington) con un giornalista, un bianco liberale. È grazie a lui, del resto, che sappiamo molte cose di Biko, affidate a un libro di memorie. Per Donald Woods (questo il suo nome), che pagò con l’esilio il suo rapporto con Biko, «l’amico che più apprezzavo era un uomo speciale, straordinario. Nei tre anni che lo conobbi, non ebbi mai il minimo dubbio che fosse il leader più importante dell’intero paese. Era saggio, pieno di humour, compassionevole, brillante, altruista, modesto, coraggioso. Il governo non ha mai capito quanto Biko fosse uomo di pace. Il suo costante obiettivo era la riconciliazione pacifica di tutto il Sudafrica».
Nel 1972 Steve Biko è tra i fondatori della Black Peoples Convention, federazione di una settantina di gruppi che si riconoscono nella filosofia della coscienza nera. In questo ambiente si prepararono le manifestazioni di protesta di Soweto, la township di Johannesburg teatro, il 16 giugno 1976, di una durissima repressione della polizia. Quel giorno vennero massacrati almeno cento neri. La rivolta dilagò per il paese e in un anno si contarono un migliaio di vittime. Moltissimi i giovani, anche bambini. Non era difficile, per il regime, collegare il nome di Biko alla rinnovata consapevolezza che sosteneva la gioventù nella lotta contro l’apartheid. Biko non fece mai parte dell’African National Congress (Anc), il movimento storico - quello di Nelson Mandela - che dal 1912 convogliava l’ansia di riscatto della maggioranza nera. Per il leader studentesco, l’Anc era in un certo senso troppo “moderato”, anche se aveva poi fatto la scelta, non condivisibile per un nonviolento come Biko, di costituire un braccio armato. Ma prima del suo arresto definitivo, Biko stava preparandosi, come ricorda lo stesso Mandela, a un incontro segreto con Oliver Tambo, il successore di Lutuli alla presidenza dell’Anc. Di quella nascente alleanza il governo aveva sicuramente paura. Forse, anche per questo Biko venne ammazzato. Ammazzato? «Biko vive!», gridano ancora i graffiti dai muri delle periferie sudafricane.
(Fonte: Misna)
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venerdì, luglio 25, 2008
Onu: una sudafricana è il nuovo alto commissario per i diritti umani
Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha nominato la giudice sudafricana Navanethem Pillay (immagine) nuovo alto commissario dell’Onu per i diritti umani, in sostituzione di Louis Arbour, il cui mandato è ufficialmente scaduto il 30 giugno. “Il segretario è impegnato a garantire che i diritti umani restino nell’agenda dell’organizzazione. Si aspetta che il nuovo alto commissario preservi l’indipendenza del suo ufficio (…) ed è determinato a sostenere pienamente la signora Pillay nel suo lavoro, anche aumentando le risorse a sua disposizione” ha riferito la portavoce di Ban, Michele Montas. Spetterà ora all’Assemblea generale ratificare la nomina della magistrata, attualmente membro della Corte penale internazionale (Cpi) dell'Aja, osteggiata dagli Stati Uniti. Di origini Tamil, Pillay, 67 anni, ha già ricoperto, tra gli altri incarichi, quello di presidente del Tribunale penale internazionale per il Rwanda; distintasi nell’assistenza legale alle vittime dell’apartheid, è stata anche la prima donna giudice presso la Corte suprema sudafricana.
(Fonte: Misna)
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martedì, luglio 22, 2008
Sudafrica: povertà in diminuzione, ma restano diseguaglianze
Il numero dei sudafricani che vivono sotto la soglia di povertà (ovvero con meno di 38 euro al mese) è diminuito del 10%, negli ultimi cinque anni: lo ha reso noto Joel Netshitenzhe, capo del Servizio di coordinamento e consulenza politica della presidenza, commentando un rapporto governativo sulla situazione socio-economica del Paese. Secondo i dati del governo, dal 2000 al 2005 la percentuale di coloro che vivevano sotto la soglia di povertà è scesa dal 58% al 48%; dal 1996 circa nove milioni di persone sono uscite dalla fascia di povertà mentre ancora oggi più di 12 milioni di famiglie ricevono aiuti sociali. Lo studio ha evidenziato inoltre che i guadagni mensili a persona nella fascia più povera ( circa il 10% della popolazione) sono aumentati da 65 euro (783 rands) nel 1993 a 86 euro (1032 rands) nel 2007 (mentre i guadagni dei più ricchi - la decima parte della popolazione - crescono molto più in fretta di quelli del resto della popolazione). Meno ottimista un rapporto pubblicato dall’Organizzazione di cooperazione e sviluppo economico (Ocde) secondo cui “l’aspetto più deludente dell’economia sudafricana è la persistenza di livelli estremi di disoccupazione tra i giovani neri poco qualificati, in un quadro complessivo di povertà generalizzata”. Secondo l’analisi dell’Ocde, il tasso di crescita dell’economia del Sudafrica, negli ultimi quattro anni, è inferiore a quello della maggior parte dei Paesi emergenti come Indonesia e India. A incidere sarebbero soprattutto elementi come il costo elevato, carenze logistiche diffuse e la scarsa disponibilità di energia elettrica che, secondo il rapporto, costituisce una vera e propria minaccia alle prospettive di crescita economica a lungo termine.
(Fonte: Misna)
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lunedì, luglio 07, 2008
I Mondiali antirazzisti
(SCARICA LA CARTOLINA CON IL PROGRAMMA)
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giovedì, luglio 03, 2008
Sudafrica, si ricordano le vittime degli attacchi xenofobi
I cittadini stranieri messi in fuga dalle violenze xenofobe ed ora ospitati nei campi di accoglienza riceveranno carte d’identità provvisorie emesse dal ministero dell’Interno: lo ha detto alla televisione sudafricana il portavoce del dicastero, precisando che i documenti saranno validi fino al 30 novembre.
(Fonte: Misna)
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Meno reati (o meno denunce?), via al piano sicurezza
Dopo le dichiarazioni di Blatter, che sembra non escludere la scelta di una sede alternativa per garantire la sicurezza dei prossimi Mondiali di calcio, arriva puntuale la risposta di Pretoria, con la pubblicazione del rapporto annuale della polizia di stato, secondo cui l’allarme criminalità, nel Paese, sarebbe in diminuzione (pur rimanendo alto). Non tutti però prendono per oro colato i dati emersi. Alleanza Democratica, il principale partito di opposizione, avverte che il calo di reati registrato nell’ultimo anno ( -6, 4%) potrebbe dipendere solo da una diminuzione delle denunce: “Almeno il 51% delle vittime di furti non si rivolge alla polizia - sostiene la portavoce AD Dianne Kohler Barnard - anche perché il 49%non ha fiducia nel suo operato”.All’elevato tasso di criminalità non corrisponde infatti una percentuale di arresti altrettanto significativa: “Se - insistono dal partito - come affermano le forze dell’ordine, vittime e malfattori si conoscono l’un l’altro, perché le manette non scattano più frequentemente?”
A preoccupare è l’aumento di rapine ai danni di abitazioni private e di motoveicoli, che accentua il senso di insicurezza dei cittadini. Ancor più grave, nonostante qualche segnale di miglioramento (-2%), è il tasso di omicidi: 38 ogni 100000 abitanti, a fronte di una media mondiale di 5.
Oltre al rapporto della polizia, la Fifa ha ricevuto anche il programma-sicurezza varato in vista del 2010. Oltre 41.000 poliziotti, 100 pattuglie, posti di blocco in prossimità degli stadi, 300 camere di sorveglianza sono solo alcune delle risorse a disposizione delle forze dell’ordine sudafricane, secondo il pacchetto predisposto dal Capo della Polizia Andre Pruis.
La situazione, però, rimane disarmante: "stadi che non ci sono -scrive Fulvio Bianchi- mancanza totale di sicurezza (almeno in alcune città). Un disastro. Il tempo è poco. Gli Stati Uniti sarebbero pronti per subentrare (oltre a Germania, Australia, Spagna...). Può essere: peccato che l'Italia non ci sia mai. Siamo campioni del mondo ma i nostri stadi sono ancora (tranne eccezioni) da terzo mondo".
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sabato, giugno 28, 2008
Washington "perdona" Mandela
Una chicca (giuro che non ne sapevo niente): gli Usa hanno perdonato Nelson Mandela. Madiba e gli altri leader dell'Anc erano stati inseriti nella lista degli "indesiderati", ovvero coloro che non potevano entrare negli Usa subito dopo l'11 settembre. Motivazione: l'Anc ha combattuto l'apartheid in Sudafrica anche ricorrendo all'uso della forza (sarei curioso di sapere se in quella lista ci sia anche il nome di Mike Bongiorno, che collaborò, in qualche modo, con la "violenta" resistenza al fascismo).Il senato ha ora approvato all'unanimità una legge che rimuove il nome dell'ex leader dell'Africa National Congress (Anc) dall'elenco dei potenziali terroristi. E noi sempre a parlar male degli americani.
(Fonte: Corriere.it)
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Angolo autopromozionale
Chi mi segue sa che, spesso, cito Spy Calcio, la bella rubrica di Fulvio Bianchi su Repubblica.it. Beh, perdonatemi, ma se, oltre a parlare di Sudafrica, dedica due righe anche al sottoscritto, la tentazione è davvero irresistibile:Mondiali 2010 in Sudafrica, che coraggio la Fifa
I raid contro gli immigrati hanno portato di recente a morti e gravi incidenti in molte città del Sudafrica. La Fifa ha avuto (molto) coraggio nell'affidare al Paese africano l'organizzazione dei Mondiali 2010: è la prima volta per l'Africa. Ma i problemi sono tanti, soprattutto la sicurezza in alcune città. Si era parlato anche di togliere i Mondiali al Sudafrica e affidarli ad un'altra Nazione (l'Australia?). Ma ormai ci siamo, già il prossimo anno si terrà un importante torneo di preparazione in Sudafrica, la Confederations Cup (sarà presente anche l'Italia): la Fifa ci tiene molto. Un sito interessante è quello di Stefano Piazza (www. saf2010. blogspot. com) che segue da tempo il cammino degli organizzatori africani.
(Spy Calcio, 27/06/08)
In effetti, poco più di un anno fa, Blatter dichiarò che avrebbe tolto il Mondiale al Sudafrica solo in caso di disastri naturali o rivolte popolari. Mah, si vede che anche lui, come il suo predecessore brasiliano, comincia ad accusare gli acciacchi dell'età.
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martedì, giugno 24, 2008
Sudafrica, via ai processi
(Fonte: Misna)
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lunedì, giugno 23, 2008
I cinesi sudafricani diventano neri/2
(immagine: Thabo Mbeki e Hu Jintao) Un bell'articolo di Luca Galassi, su Peacereporter:L'Alta Corte di Pretoria ha decretato che i sudafricani di origine cinese diventeranno 'neri'. Ciò che potrebbe suonare come una boutade è invece il risultato di una lunga battaglia condotta dalla comunità cinese per poter beneficiare delle stesse opportunità lavorative delle altre 'razze', secondo quanto prescritto dal Black Economic Empowerment (Bee).
Uguali opportunità. La legge fu emanata nel 1998 dal governo sudafricano per porre rimedio alle ineguaglianze dell'apartheid, dando a gruppi in precedenza svantaggiati (neri africani, razze miste, indiani) uguali opportunità economiche e sociali, prima fra tutte l'accesso al mondo del lavoro. Con la decisione del massimo tribunale sudafricano si chiude una campagna durata otto anni e guidata dell'Associazione cinese del sudafrica (Casa), che adesso può a buon diritto veder classificati i suoi membri come 'neri'. Prima del 1994, i cinesi sudafricani erano considerati come 'razza mista', ma nel Sudafrica del dopo-apartheid, il Bee non specificava se rientrassero nella categoria che poteva beneficiare della legge sulle razze svantaggiate.
(clicca qui per leggere il resto dell'articolo)
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giovedì, giugno 19, 2008
I cinesi sudafricani diventano neri
Numerosi cinesi, malesi e indiani furono in passato portati in Sudafrica per lavorare nelle miniere o nelle piantagioni di canna da zucchero e molti rimasero anche dopo la scadenza dei loro contratti.
(Fonte: Misna)
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sabato, maggio 24, 2008
Aggiornamenti dal Sudafrica
Violenze in diminuzione
Dopo oltre 48 ore, il dispiegamento dell’esercito e dei reparti speciali della polizia nelle strade delle baraccopoli povere nelle cinture urbane delle principali città del Sudafrica sembra cominciare a dare i primi frutti. I mezzi di informazione locali, infatti, evidenziano oggi una diminuzione degli episodi di violenza sia nei sobborghi intorno a Johannesburg, che a Pretoria e nella zona di Città del Capo. In quest’ultima città, in realtà, per il momento è solo la polizia a gestire la situazione, mentre l’esercito verrebbe utilizzato in zone circostanti. Nonostante un miglioramento generale, sporadici episodi di violenze compiute da gruppi di giovani disoccupati sono proseguiti nella notte e anche al mattino. A Johannesburg oggi l’esercito ha fatto sapere di aver ucciso un giovane vandalo che aveva puntato un’arma da fuoco contro un militare. Intanto, secondo una stima della Croce Rossa, sono oltre 25.000 gli immigrati costretti a sfollare dalle violenze degli ultimi giorni. Molti di loro hanno perso tutte le loro cose negli attacchi, che si sono spesso conclusi con saccheggi, furti o con le baracche date alle fiamme e rase al suolo.
Migliaia in strada per protestare
Migliaia di persone sono scese in strada oggi a Johannesburg per manifestare la loro contrarietà alle violenze che da giorni sconvolgono le baraccopoli povere di varie zone del paese e che hanno fatto registrare attacchi ai danni di immigrati stranieri dei paesi confinanti ma anche contro sudafricani provenienti da regioni diverse. Violenze che, secondo i mezzi di informazione sudafricani, hanno provocato la morte di una cinquantina di persone, costringendo altre migliaia a fuggire dalle proprie case. La manifestazione, organizzata dalle Chiese di varie denominazioni e dai sindacati, ha paralizzato il traffico del centro città. Nei cartelloni dei manifestanti si potevano leggere frasi come: “la xenofobia fa male come l’Apartheid".
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I disordini si allargano a Cape Town
Le notizie che arrivano dal Sudafrica non sono affatto positive (di seguito, gli ultimi due aggiornamenti Misna). I disordini raggiungono anche le township di Città del Capo, dopo che Mbeki ha autorizzato le forze dell'ordine a richiedere l'aiuto dell'esercito. Davvero, la situazione appare nera, anche in vista dei Mondiali 2010.Si sono estese, per la prima volta, anche nella zona del Capo, nel sud-ovest del Sudafrica, le violenze contro i cittadini stranieri verificatesi negli ultimi 12 giorni nelle baraccopoli di Johannesburg e di Durban. Lo riferisce la polizia precisando che aggressioni e saccheggi sono avvenuti tra ieri e oggi nella baraccopoli di Du Noon, 20 chilometri a nord di Città del Capo. “La situazione resta tesa, anche se i disordini si sono placati dopo l’arresto di 12 persone” ha detto Billy Jones, portavoce delle forze dell’ordine, aggiungendo che "alcune bande hanno iniziato a saccheggiare negozi di proprietà di cittadini dello Zimbabwe, della Somalia del Bangladesh e di altri stranieri”. Un uomo, di nazionalità somala è morto durante la notte, “ma non possiamo ancora dire se la sua morte è collegata alle violenze” ha aggiunto Jones. Circa 500 immigrati sarebbero fuggiti dalla baraccopoli, cercando rifugio in uffici pubblici, mentre la polizia pattuglia a piedi le strade nei dintorni del sobborgo. Almeno 42 immigrati hanno perso la vita negli attacchi dei giorni scorsi a Johannesburg e più di 16.000 sono stati costretti ad abbandonare le proprie case e a cercare rifugio in stazioni di polizia, chiese e uffici pubblici. Le forze dell'ordine hanno fermato 500 persone in tutto il paese, mentre il governo ha autorizzato l'impiego delle forze armate. Oggi, nell’università di Pretoria gli studenti hanno organizzato un sit-in per manifestare contro le violenze e chiedere assistenza per le vittime delle aggressioni dei giorni scorsi.
Oltre 100 arresti per i disordini a Cape Town
Sono oltre un centinaio, alcune fonti parlano addirittura di 150, le persone arrestate oggi nella zona di Città del Capo per gli attacchi ai danni di stranieri e sudafricani avvenuti nel corso della giornata nelle borgate povere e nelle baraccopoli della cintura metropolitana. Lo riferiscono i mezzi di informazione sudafricani, precisando che per tutta la giornata gruppi di giovani armati di mazze, bottiglie, armi bianche e quant’altro hanno provocato disordini, danni, saccheggi nelle zone di Strand, Khayelitsha, Mitchell's Plain, Phillipi, Malmesbur e Knysna. Le bande hanno preso di mira gli esercizi commerciali gestiti da somali e zimbabwani, due delle comunità di immigrati maggiormente presenti nell’area del Capo, costringendo le forze dell’ordine a evacuare alcun aree. Per il momento si ha notizia di una sola vittima e di alcuni feriti nel caos di oggi, ma c’è il rischio che nelle prossime ore con il ritorno alla calma il bilancio possa salire. E mentre l’Alto commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite (Acnur/Unhcr) ha espresso preoccupazione per le violenze, i paesi confinanti stanno avviando procedure d’emergenza per gestire il ritorno alle frontiere di migliaia di emigranti. Il governo mozambicano ha dichiarato lo stato d’emergenza per poter attivare la cellula speciale della protezione civile, così da garantire una risposta coordinata al rientro dei suoi cittadini. Intanto, mentre in molti continuano a definire le violenze ‘xenofobe’, si fa sempre più spazio tra i vertici del governo sudafricano e dei servizi di intelligence l’ipotesi che dietro al caos in corso da giorni in varie zone del paese vi sia la mano di “forze esterne” in coordinamento con elementi interni che hanno tutta l’intenzione di destabilizzare il Sudafrica e il governo in carica in vista delle elezioni del prossimo anno.
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mercoledì, maggio 21, 2008
Sudafrica, i raid anti-immigrati si allargano a Durban
Un aggiornamento (affatto positivo) sulla crisi sudafricana:Gli scontri anti-immigrati, scoppiati la scorsa settimana ad Alexandria, nei pressi di Johannesburg, si sono allargati oggi alla città portuale di Durban, dove un gruppo di 200 manifestanti armati di bottiglie e bastoni avrebbe preso d'assalto alcuni negozi ritenuti di proprietà di immigrati nigeriani.
Per il momento, non si hanno notizie di morti o feriti. Il bilancio delle vittime rimane fermo alle 24 contate fino a ieri, mentre sarebbero circa 10.000 gli immigrati fuggiti dalle loro case e rifugiatisi in stazioni di polizia e chiese. Oggi, la situazione sembra migliorata nei dintorni di Johannesburg, ma Jacob Zuma, il presidente dell'African National Congress (il partito al potere) non ha escluso l'utilizzo dell'esercito se la situazione dovesse peggiorare. Gli immigrati (in Sudafrica ce ne sono 5 milioni su 50 milioni di abitanti) sono visti da parte della popolazione come i responsabili dell'alto tasso di criminalità e come concorrenti nella ricerca di posti di lavoro. Il Paese vive una grave crisi economica, con il settore minerario in calo e un tasso di disoccupazione reale che si ritiene tocchi il 40 percento.
(Matteo Fagotto - Peacereporter)
AGGIORNAMENTO, Repubblica.it:
Sudafrica, attacchi a immigrati
Salito a 42 il numero dei morti
JOHANNESBURG - E' salito ad almeno 42 morti accerati il bilancio delle violenze a sfondo xenofobo in Sudafrica, dove da giorni gli immigrati da altri Paesi del continente sono bersaglio di attacchi tanto sanguinosi quanto sistematici, concentrati soprattutto nell'area intorno a Johannesburg. Lo ha reso noto l'agenzia d stampa Sapa, secondo cui gli sfollati costretti alla fuga ammontano come minimo a sedicimila. Di fronte al precipitare della situazione, in giornata il presidente sudafricano Thabo Mbeki ha approvato il dispiegamento dell'Esercito.
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martedì, maggio 20, 2008
Sudafrica, i poveri bianchi
Un ottimo articolo, molto "originale" (il tema vi dirà poi perchè), dal blog di Stefania Ragusa:Johannesburg (giugno 2005) - Un uomo, di età indefinibile, con l’aria dimessa e gli abiti logori, spinge un piccolo carrello lungo i viali ombreggiati di Troyville. Questo quartiere, poco distante dal centro di Johannesburg, durante l’apartheid, era abitato prevalentemente da italiani. Ora è passato ai neri della meddle class ed è difficile incontrarvi persone che non abbiano la pelle nera. L’uomo però è indiscutibilmente bianco e sul carrello trasporta tutte le sue cose. È un homeless, un barbone o, per dirla in afrikaans, un armblank: un povero bianco. Fino a una decina di anni fa, una scena del genere sarebbe stata impensabile. Oggi, nel panorama urbano del nuovo Sudafrica, appare plausibile.
Nella maggior parte dei casi, la minoranza bianca continua a vivere in una situazione di privilegio economico. Ma c’è una fetta di questa minoranza, complessivamente poco più del dieci per cento, che si è risvegliata povera.
(Cliccate qui per leggere tutto l'articolo)
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Violenze in Sudafrica: la punta dell'iceberg
Almeno trecento persone sono state arrestate, dopo le violenze a sfondo xenofobo scoppiate nei giorni scorsi a Johannesburg, con un bilancio di almeno 24 morti. Lo ha reso noto la polizia. Numerosi sudafricani in precarie condizioni economiche accusano gli immigrati - provenienti in gran parte da Zimbabwe e Mozambico - di togliere loro il lavoro e di incrementare il tasso di criminalità in Sudafrica. (Brevi Peacereporter)Matteo Fagotto ha scritto un bell'articolo -sempre per Peacereporter- che vi consiglio di leggere:
Nuvoloni neri sono scesi sulla nazione arcobaleno, sul Paese miracolato che riuscì a gestire in maniera relativamente pacifica il passaggio di consegne tra il regime dell'apartheid e quello della maggioranza nera: dallo scorso fine settimana, le townships sudafricane che circondano Johannesburg sono state investite da un'ondata di attacchi xenofobi che hanno provocato almeno 24 morti e costretto alla fuga circa 10.000 immigrati. Una violenza che è solo la punta di un iceberg cresciuto costantemente negli ultimi anni.
Anche se la polizia assicura che la situazione sta tornando sotto controllo, per il Sudafrica sarà difficile dimenticare quanto accaduto in questi giorni: dalle townships di Alexandra e Diepsloot, le violenze contro gli immigrati, la maggior parte dei quali provenienti dallo Zimbabwe, si sono allargate a macchia d'olio a suon di uccisioni, stupri e saccheggi. Le immagini delle vittime bruciate vive dalla folla hanno fatto il giro del mondo, spingendo il presidente Thabo Mbeki e l'arcivescovo Desmond Tutu, premio Nobel per la pace, a lanciare un appello per fermare le violenze. Invano Tutu ha ricordato che, durante la lotta contro l'apartheid, erano alcuni tra i Paesi confinanti (Zimbabwe e Mozambico in primis) a dare rifugio e appoggio politico delle popolazioni ai combattenti sudafricani. Accusati di essere i primi responsabili della crisi economica e dell'aumento della criminalità (due tra i principali problemi del Paese), gli immigrati sono ora costretti a nascondersi per evitare il peggio.
Il governo ha inviato centinaia tra membri dell'African National Congress (il partito al potere) e poliziotti per calmare la popolazione ed evitare nuove violenze. Nell'ultima notte si sono registrati altri due morti, ma la situazione sembra stia tornando lentamente alla calma. Tra i seimila e i diecimila immigrati avrebbero abbandonato le proprie case, chiedendo asilo a chiese, stazioni di polizia e sedi di Ong.
Gli immigrati, stimati a 5 milioni ( tre dei quali provenienti dallo Zimbabwe), costituiscono il 10 percento della popolazione circa. Giunti a diverse ondate perché attratti dalle maggiori prospettive economiche o per sfuggire a realtà disastrate, come quella dello Zimbabwe, sono impiegati nei lavori più umili e pericolosi. Ma i problemi economici degli ultimi anni, che comprendono un declino nel settore minerario, alti tassi di disoccupazione e un'inflazione crescente, hanno ridotto i margini di crescita, suscitando il malcontento dei locali. Da qui a percepire gli immigrati come dei “ruba lavoro” e dei criminali, il passo è stato breve.
Il Sudafrica è terra di forti contraddizioni, anche in termini di politica verso l'immigrazione: da un lato, la legislazione a favore di immigrati e rifugiati politici ha permesso a milioni di persone di trovare ospitalità nel Paese. Ma il forte numero di stranieri ha provocato una crisi di rigetto che, negli ultimi anni, è stata cavalcata anche dalle forze politiche. Nelle elezioni del 1999, esponenti di tutti i partiti politici fecero leva sul malcontento verso gli immigrati per guadagnare voti. E dal 2002 ad oggi, una serie di leggi ha reso più difficoltosa la concessione di visti e status di rifugiati agli immigrati.
Secondo le ricerche di alcune organizzazioni umanitarie che operano nel Paese, dal 2005 vi sarebbero stati almeno 16 attacchi contro stranieri, la metà dei quali avvenuti negli ultimi sei mesi: in marzo, sette immigrati sarebbero stati uccisi ad Atteridgeville, presso Pretoria, mentre l'8 gennaio due somali sarebbero morti presso Jeffreys Bay e East London. Stando alle cifre fornite dalla Somali Association of South Africa, 417 somali sarebbero stati uccisi dal 1997 ad oggi. Numeri che non sono spiegabili solo con alti tassi di criminalità del Paese, tra i peggiori di tutta l'Africa. E che fanno temere un peggioramento della situazione, se le autorità non affronteranno il problema alla radice.
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