sabato, marzo 28, 2009
Il calcio di rigore perfetto
Subito dopo la figuraccia planetaria dei giovani portoghesi, un gruppo di ricercatori della John Moores University, di Liverpool, avrebbe elaborato la formula matematica per calciare un rigore imparabile.
Dopo una ricorsa di 5-6 passi bisogna colpire il pallone con angolo di 20 o 30 gradi e dargli una velocita' di 105 chilometri orari, puntando mezzo metro sotto la traversa e mezzo metro verso l'interno della porta.
Per intercettarlo il portiere dovrebbe avere almeno una laurea in Trigonometria Quantistica.
(Fonte: AGI)
Beh, io l'ho presa da Cacao.
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mercoledì, dicembre 10, 2008
A presto
Bene, mi rendo conto di essere assente dal blog da un'eternità, ormai, ma non sono davvero in grado di gestirlo, in questo periodo. Mi sono perso di tutto, lo so, ma non posso fare altrimenti (recupererò, promesso).Per ora, seguire l'ottimo blog di Graziana Urso mi sembra la cosa più intelligente da fare.
A presto.
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domenica, novembre 09, 2008
Due messaggi di auguri dal Sudafrica per Obama
Periodo incasinatissimo, per mille motivi. Beh, questo, però, non potevo proprio perdermelo:Un evento epocale” che riempie di “speranza” per “un mondo migliore”: l’ex-presidente Nelson Mandela e l’arcivescovo anglicano emerito di Città del Capo Desmond Tutu, premi Nobel per la pace e padri delSudafrica moderno, hanno inviato entrambi un messaggio di auguri a Barack Obama, vincitore delle elezioni presidenziali degli Stati Uniti. “La tua vittoria – si afferma nel messaggio di Mandela – ha dimostrato che nessuno deve aver paura di sognare di voler cambiare il mondo (...). Prendiamo atto e applaudiamo il tuo impegno per la pace e la sicurezza mondiale. Crediamo che farai della lotta contro il flagello della povertà e della malattia, in ogni parte del mondo, la missione della tua presidenza”. “L’elezione di Obama – sottolinea Tutu - è un evento epocale che riempie il mondo della speranza che il cambiamento sia possibile.
E’ formidabile: si sta dicendo alla gente di colore che per loro il cielo non ha più limiti (...). C’è una nuova primavera di fronte a noi, ora le nostre spalle sono più dritte. E’ quasi come quando Nelson Mandela divenne presidente del Sudafrica nel 1994”
(Fonte: Misna)
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sabato, settembre 20, 2008
E' morto Giorgio Bettinelli
Vincenzo Borgomeo, su Repubblica.it, scrive che Giorgio sembrava inattaccabile da tutto e da tutti. "E invece no", prosegue. "La mattina del 16 settembre Bettinelli è morto, colpito da un'infezione nel Sud della Cina, sulle rive Mekong, dove viveva con la moglie Yapei". E' proprio Yapei a dare la notizia:
Sono triste, desolata ma Giorgio non è più con noi,
vola libero come un uccello,
è in viaggio, ma in un altro mondo,
freddo
Giorgio voleva scrivere un libro sul Tibet,
ma non può più farlo,
ora ha bisogno di dormire.
Non so cosa posso fare per continuare il suo sogno,
le sue parole e il suo amore verso di noi.
Non posso dire che fossimo amici, purtroppo. Non ci sentivamo da cinque anni (e questo mi fa davvero impressione), ci eravamo conosciuti quando lavoravo per la Feltrinelli e abbiamo organizzato insieme un paio di presentazioni. Però era un tipo incredibile, da film (cito ancora Borgomeo). Non potevi non volergli subito bene, non desiderare che partisse immediatamente e, subito, tornasse indietro, pronto a raccontare qualche incredibile avventura da vespista. Ci mancherai, Giorgio, accidenti.
Dagli amici della casa editrice Feltrinelli:
Le visite di Giorgio in casa editrice sono sempre state una festa, soprattutto nel periodo compreso fra il suo primo libro e il giro del mondo in Vespa, dopo il 1997. Arrivava portandosi il mondo appresso. Gli occhi liquidi, grandi, sbarrati. Ci guardava tutti come fosse sorpreso di trovarci qui - un ufficio doveva avere per lui un'aria esotica. Aveva un'ossessione e ha saputo viverla, e raccontarla. Quando si è rotto il polso e ha trovato la ragazza che sarebbe diventata sua moglie (le cose siamo sicuri che vanno assieme), ha cominciato a comunicare una sorta di rallentamento: il mondo che aveva visto dal sellino della Vespa scivolava più lentamente intorno a lui. Scopriva le sue radici (la sua Crema), s'era messo a incidere canzoni, pensava a un romanzo. C'era un bambino in lui, in quello sguardo liquido, e qualsiasi direzione prendesse la sua vita, usciva fuori. Brum, brum. Il verso che fanno i bambini a cavallo di una moto immaginaria. Lui non ha mai smesso di immaginare, anche quando ha cominciato a viaggiare. Brum, brum. Un'ultima sgassata. Stamane, leggendo il messaggio della moglie, non riuscivamo a credere che quell'"another world, cold" fosse davvero la morte. E invece era proprio così. Si fa fatica a saperlo là. È sempre stato "altrove". Magari torna. Certamente continua a tornare con i suoi libri.
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sabato, settembre 13, 2008
Steve Biko
"Essere neri non dipende dal colore della pelle. Essere neri è il riflesso di un atteggiamento mentale. La filosofia della Black Consciousness esprime l'orgoglio e la determinazione dei neri. Al cuore di questo modo di pensare c'è la presa di coscienza da parte dei neri che l'arma più potente nelle mani degli oppressori è la mente degli oppressi". (da un discorso di Steven Bantu Biko)"Il cantante Peter Gabriel gli dedicò una canzone sulle cui note anche l’arcivescovo anglicano e premio Nobel per la pace, Desmond Tutu, non seppe trattenere le lacrime e il suo volto campeggia ancora sulle t-shirt della gioventù sudafricana. E' Steven Bantu Biko, fondatore, nel 1970 in Sudafrica, del “Black Consciousness Movement”, il “Movimento per la coscienza nera”, e attivista simbolo della lotta all’apartheid": così lo ricordava l'anno scorso, per il XXX anniversario della sua morte, avvenuta il 12 settembre del 1977, la Radio Vaticana, aggiungendo: "Biko morì nel corso di un trasferimento da una prigione ad un’altra. Inizialmente le autorità sostennero che non era sopravvissuto allo sciopero della fame. Alcuni giornalisti riuscirono però a provare che la sua morte era stata causata da trauma cranico e la scoperta provocò l’indignazione della comunità internazionale, che per la prima volta adottò delle sanzioni contro il regime dell’apartheid". Per il XXXI anniversario, ecco una versione quasi integrale (se si esclude una minima riduzione) di un articolo scritto da Pier Maria Mazzola nel 2006 per il mensile "Africa" dei Padri Bianchi:
Lo scorso agosto a Pretoria, da poco ribattezzata Tshwane (Siamo tutti uguali), moriva un uomo che aveva avuto una visione chiara della tortura. «Nessuno ti dirà mai qualcosa senza tortura, te l’assicuro io. È come suonare il piano: usi i tasti neri e i tasti bianchi per tirarne fuori una dolce melodia». Quell’uomo dall’animo così musicale si chiamava Gideon Nieuwoudt. Fu lui, con altri aguzzini, a “interrogare” Steve Biko, agli arresti da venti giorni, il 6 settembre 1977 nella stanza 619 del comando di polizia di Walmer, Port Elizabeth. Biko ne uscì irrimediabilmente malconcio. Per gli agenti, era stato un «incidente »: il prigioniero si agitava troppo… era andato a sbattere con la testa contro il muro. Praticamente di sua iniziativa. L’11 settembre venne trovato nella sua cella in condizioni disperate. Si decise di trasportarlo all’ospedale… di Pretoria! Oltre 1100 chilometri che il detenuto percorse di notte, rigorosamente nudo e ammanettato, sul cassone di una Land Rover. Biko morì la notte seguente. Quell’omicidio atroce convinse il Consiglio di sicurezza dell’Onu - con voto unanime - a mettere il Sudafrica sotto embargo militare, un’iniziativa che contribuirà al declino dell’apartheid. L’eroe della lotta contro la segregazione razziale in Sudafrica è lui, Steve Biko, secondo solo a Mandela. Per i giovani, Biko viene anche prima.
Bantu Stephen Biko nacque nel dicembre del 1946, nella provincia del Capo Orientale. Dopo gli studi secondari si iscrisse a medicina all’Università del Natal - sezione separata per i neri, beninteso. Maturava intanto in lui la coscienza politica. Il suo primo impegno fu con l’Unione nazionale degli studenti sudafricani (Nusas). Ma nel 1969 se ne staccò per fondare l’Organizzazione degli studenti sudafricani (Saso). Nella Nusas militavano anche giovani bianchi, la loro presenza era preponderante, Biko si convinse presto della necessità di uno spazio dove i neri in quanto tali si valorizzassero in modo autonomo. Prendeva corpo la Black Consciousness: la “Coscienza (o Consapevolezza) nera”. Il giovane Steve aveva annusato lo spirito del tempo, soprattutto quello che soffiava sull’Africa (la negritudine, Kwame Nhrumah, Amílcar Cabral…), sugli Stati Uniti (Malcolm X, il Black Power e la Black Theology…), sull’America Latina (Paulo Freire e la sua pedagogia degli oppressi). «Per “Coscienza nera” - spiegava Biko - io intendo la rinascita politica e culturale di un popolo oppresso. Ora i neri in Africa sanno che i bianchi non saranno conquistatori per sempre. Questa scoperta li conduce a porsi la domanda: “Chi sono io? Chi siamo?”.
La sfida della decolonizzazione è stata condivisa dai bianchi liberali. Per qualche tempo si sono comportati come portavoce dei neri. Ma poi qualcuno di noi ha cominciato a chiedersi: “Possono forse i nostri amici liberali mettersi al posto nostro?”. La nostra risposta fu: “No!... Finché i bianchi liberali sono i nostri portavoce, non ci sarà nessun portavoce nero”». Da qui all’accusa di razzismo (alla rovescia), il passo era breve. Ma Biko non si lasciò spiazzare: «Ancora oggi - confessava nell’anno della sua morte - noi siamo accusati di razzismo. È un errore. Noi sappiamo che tutti i gruppi interrazziali in Sudafrica hanno rapporti nei quali i bianchi sono superiori, i neri inferiori. Così, per cominciare, i bianchi devono rendersi conto di essere solamente “umani”, non superiori. La stessa cosa per i neri, che devono rendersi conto di essere umani, non inferiori. Per tutti noi questo significa che il Sudafrica non è europeo, ma africano». Grido di libertà è un film che il regista Richard Attenborough (quello di Gandhi) ha costruito proprio sull’amicizia di Biko (la prima interpretazione importante di Denzel Washington) con un giornalista, un bianco liberale. È grazie a lui, del resto, che sappiamo molte cose di Biko, affidate a un libro di memorie. Per Donald Woods (questo il suo nome), che pagò con l’esilio il suo rapporto con Biko, «l’amico che più apprezzavo era un uomo speciale, straordinario. Nei tre anni che lo conobbi, non ebbi mai il minimo dubbio che fosse il leader più importante dell’intero paese. Era saggio, pieno di humour, compassionevole, brillante, altruista, modesto, coraggioso. Il governo non ha mai capito quanto Biko fosse uomo di pace. Il suo costante obiettivo era la riconciliazione pacifica di tutto il Sudafrica».
Nel 1972 Steve Biko è tra i fondatori della Black Peoples Convention, federazione di una settantina di gruppi che si riconoscono nella filosofia della coscienza nera. In questo ambiente si prepararono le manifestazioni di protesta di Soweto, la township di Johannesburg teatro, il 16 giugno 1976, di una durissima repressione della polizia. Quel giorno vennero massacrati almeno cento neri. La rivolta dilagò per il paese e in un anno si contarono un migliaio di vittime. Moltissimi i giovani, anche bambini. Non era difficile, per il regime, collegare il nome di Biko alla rinnovata consapevolezza che sosteneva la gioventù nella lotta contro l’apartheid. Biko non fece mai parte dell’African National Congress (Anc), il movimento storico - quello di Nelson Mandela - che dal 1912 convogliava l’ansia di riscatto della maggioranza nera. Per il leader studentesco, l’Anc era in un certo senso troppo “moderato”, anche se aveva poi fatto la scelta, non condivisibile per un nonviolento come Biko, di costituire un braccio armato. Ma prima del suo arresto definitivo, Biko stava preparandosi, come ricorda lo stesso Mandela, a un incontro segreto con Oliver Tambo, il successore di Lutuli alla presidenza dell’Anc. Di quella nascente alleanza il governo aveva sicuramente paura. Forse, anche per questo Biko venne ammazzato. Ammazzato? «Biko vive!», gridano ancora i graffiti dai muri delle periferie sudafricane.
(Fonte: Misna)
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giovedì, settembre 11, 2008
La grande truffa asiatica
Altro copiaincolla, del sottoscritto, però (dal Manifesto di domenica 7/9):Annunciato dalla rete come una sorta di anticristo del dio pallone, il libro Calcio Mafia (Rizzoli, 350 pg, • 18,50) dell'inglese Declan Hill (immagine) è un ottimo lavoro di ricerca e investigazione sul losco mondo delle scommesse che gravita attorno al calcio. Forse, però, non la bomba che molti temevano. Hill è un giornalista investigativo non nuovo alle inchieste ad alto rischio: per la televisione canadese ha realizzato documentari in Kosovo e in Iraq e ha lavorato nelle zone più calde di Kurdistan, Bolivia, India, Turchia e Messico. Anchorman di Cbc e Bbc, insegna a Oxford e ha raccolto numerosi premi, tra i quali l'Amnesty International Best Human Rights Documentary. L'uscita del libro ha fatto un po' di rumore ma neanche troppo se si considera che una delle ipotesi sostenute da Hill è che la Mafia asiatica abbia manipolato alcune partite dei Mondiali del 2006 per lucrare sul grande business delle scommesse, un giro d'affari che tra puntate legali e clandestine muove fino a 450
miliardi di dollari all'anno. Sotto accusa ci sono le seguenti gare: Italia-Ghana, Inghilterra-Ecuador, Brasile-Ghana, Italia-Ucraina. Secondo Hill, alcuni giocatori avrebbero accettato denaro per perdere partite comunque scontate nel pronostico dando garanzie ben precise sullo scarto di gol finale, permettendo vincite molto remunerative. L'invasione della mafia asiatica, partita dal quadrilatero d'oro Kuala Lumpur, Bangkok, Taiwan, Jakarta e paragonata a quella delle locuste, sarebbe inarrestabile. Dall'estremo oriente al resto del pianeta. Questo il risultato di anni di indagini sotto copertura tra i peggiori criminali del mondo. Dalla seconda categoria malese di cricket alla finale della Coppa del Mondo di calcio, non esisterebbe una sola gara, di nessuna disciplina, in nessun paese, al sicuro dalle trame del racket delle scommesse clandestine. La Bundesliga tedesca è un altro esempio del potere dei maneggioni orientali: il protagonista, qui, è un certo Bee Wah Um, malese, condannato dal tribunale di Francoforte a due anni e mezzo di carcere per aver manipolato dieci incontri in Germania e in Austria. Il 26 novembre 2005 puntò 2,8 milioni di euro sulla sconfitta del Kaiserslautern contro l'Hannover: finì 5-1 e lui incassò 2,2 milioni. Uscito di prigione in libertà vigilata, si è dato alla macchia e probabilmente è ancora lì che organizza puntate mirabolanti. Tifoso dell'Arsenal da quando aveva sei anni, Hill dice di amare ancora il calcio ma di non credere più a quello che vede. Ogni volta che guarda una partita, la prima cosa che si chiede è se sia stata aggiustata.
Le sue rivelazioni hanno fatto discutere. Può spiegarci come si manipolano le partite di un mondiale?
Nel maggio del 2006, ebbi modo di assistere a una strana riunione in un Kentucky Fried Chicken di Bangkok. Vi presero parte quattro persone: un thailandese ben conosciuto nel mondo delle scommesse, due cinesi e un uomo di colore, alto e atletico. Parlarono dei mondiali che sarebbero cominciati pochi giorni dopo e di alcune partite da aggiustare. Parlarono del Ghana, in particolar modo. Avevano un contatto con gli africani. Ogni giocatore, dissero, avrebbe guadagnato trentamila dollari collaborando con loro. Secondo le mie fonti i ghanesi coinvolti sarebbero poi stati otto. In ballo c'erano i risultati di alcune gare che i mafiosi conoscevano in anticipo. Truffe difficili da individuare: si corrompe la squadra più debole perché perda in modo più netto e nessuno si stupirà del risultato. Nel libro c'è una mia intervista al capitano del Ghana, Stephen Appiah, che nega di aver ricevuto denaro ma ammette di essere stato contattato da mediatori asiatici durante il ritiro tedesco. Tempo dopo, in Africa, individuai l'uomo di colore che avevo visto alla riunione di Bangkok, quello che i mafiosi avevano indicato come loro intermediario: era l'allenatore dell'Under 17 ghanese, Abukari Damba, che ha confermato di aver frequentato il ritiro della sua nazionale in Germania e che lì un faccendiere orientale avrebbe avvicinato la squadra proponendo di perdere una partita (ma in un'inetrvista al quotidiano Bild , Damba ha liquidato il libro di Hill come «una menzogna» e ha minacciato di adire le vie legali, ndr).
Tra le partite sospette lei indica ItaliaGhana e Italia-Ucraina: in entrambe gli azzurri vinsero con almeno due gol di scarto (2-0 la prima, 3-0 la seconda) come le avevano pronosticato i quattro di Bangkok. Però furono partite combattute, l'Ucraina colpì due legni e Zambrotta salvò un gol sulla linea...
Attenzione, su internet c'è stato troppo sensazionalismo attorno a queste anticipazioni. Quello che ho detto è che chi organizzava le scommesse sapeva in anticipo il risultato di alcune partite e me lo aveva comunicato. Guardai in tv Italia-Ghana e pensai che pur giocando bene, gli africani sembrava proprio non volessero segnare. Stessa cosa accadde in occasione di Brasile-Ghana finita 3-0. Potrebbe anche trattarsi di semplici coincidenze ma direi che è un'ottima opportunità per indagare a fondo.
In Italia abbiamo una certa dimestichezza con gli scandali: il calcio-scommesse nei primi anni ottanta, il Napoli di Maradona e la Camorra, Moggi e Calciopoli. Crede ci sia un legame con le mafie asiatiche?
Io mi sono concentrato su di loro, quella italiana non la conosco abbastanza bene. Dopo ave devastato le finanze e la credibilità di diversi campionati locali, da Singapore a Hong Kong, alla Malesia, gli scommettitori orientali si sono globalizzati, allargando la propria influenza ai campionati europei. Non escludo rapporti con Mafia e Camorra ma non ho certezze.
Le sue scoperte non sembrano aver smosso più di tanto il mondo del calcio. Eppure, potenzialmente, sono un terremoto.
Credo che il problema principale sia la paura che quasi tutti hanno quando si parla di corruzione nello sport. Nessuno vuole mai crederci davvero. Io non dico che sia tutto un imbroglio ma che lo sport oggi corre un enorme pericolo. E di sicuro non aiuta l'atteggiamento della maggior parte degli addetti ai lavori, di solito divisi a metà tra chi pensa che la corruzione sia una favola e chi, al contrario, è convinto che sia tutto marcio. In realtà, il problema esiste, è ancora circoscritto, ma esiste. Ed è lì che bisognerebbe colpire, per salvaguardare lo sport.
Si riferisce alla Fifa?
Mi piacerebbe che la Fifa e la Uefa costituissero delle apposite sezioni preposte alla lotta contro il fenomeno delle scommesse. In collaborazione con la polizia. E' l'unico modo per ottenere davvero qualcosa.
Eppure l'anno scorso l'Uefa chiuse un'inchiesta interna stabilendo che la mafia delle scommesse non rappresentava una minaccia per il calcio europeo. Lei sostiene invece che sia molto facile comprare giocatori o squadre di seconda fascia nei turni preliminari della Champions League.
Molti funzionari Uefa con cui ho parlato sanno di avere a che fare con qualcosa di letale per il calcio. Anche perché internet ha moltiplicato i fattori di rischio: nel bene e nel male, attraverso le scommesse la rete potrebbe rivoluzionare l'industria del calcio, come ha fatto con quella della musica.
Non è che tra i vertci del calcio mondiale c'è qualcuno «troppo vicino» agli interessi degli scommettitori asiatici?
No, credo che il problema sia una totale ignoranza della realtà. Non sono corrotti, solo non sanno cosa gli stia capitando intorno. In questo senso, il mio libro toglie loro ogni possibile alibi: adesso devono sapere per forza.
Solo una nota: nella "trascrizione", Hill è diventato inglese. Ovviamente, lui è canadese, mi scuso per il refuso.
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giovedì, agosto 21, 2008
Un Lodo tira l'altro
Marco Travaglio, nella sua rubrica Carta Canta (Repubblica.it), fa un (inquietante) parallelo tra Silvio Berlusconi e il candidato premier sudafricano Jacob Zuma (foto):"L'immagine dell'Italia nel mondo sono io" (Silvio Berlusconi, 15 luglio 2008).
"Un politico sudafricano, Jacob Zuma, accusato di corruzione, vorrebbe evitare il processo e far poi approvare una legge costituzionale che garantisca
l'immunità al capo dello Stato in modo da non aver nulla da temere qualora dovesse vincere le prossime elezioni presidenziali.
Zuma - presidente del partito Congresso Nazionale Africano (African National Congress, Anc, ndr) - è apparso ieri davanti all'Alta corte di Pietermaritzburg e ha cercato di dichiarare nullo il processo per corruzione nei suoi confronti, un caso che potrebbe bloccargli la strada verso la presidenza, essendo egli il candidato del partito alle elezioni presidenziali
del mese di aprile 2009... Gli avvocati di Zuma insistono sul fatto che il caso dovrebbe essere annullato, sostenendo che la Procura nazionale non ha informato il politico che era sotto indagine, una indagine in realtà partita nei confronti del suo ex consulente finanziario. I legali affermano che tale azione dei magistrati è in contrasto con la Costituzione.
Il consulente finanziario di Zuma è stato condannato a 15 anni di carcere per frode e corruzione. Lo scandalo ha indotto il Presidente sudafricano, Thabo Mbeki, a destituire Zuma da vicepresidente a giugno 2005 e, sei giorni dopo, il giudice nazionale ha portato accuse contro di lui... Se la richiesta di Zuma non sarà accolta dalla Corte di Pietermaritszburg, egli probabilmente
chiederà alla Corte Suprema di respingere il caso di corruzione. Dopo la sua comparsa dinanzi al giudice, Zuma ha affrontato migliaia di sostenitori che
aveva raccolto per protestare in suo favore, ha cantato, ballato e arringato la folla.
Secondo i commentatori locali, la strategia di difesa di Zuma è di prolungare il processo oltre le elezioni di aprile 2009, in modo da approfittare del nuovo
governo - molto probabilmente diretto da lui - per sollecitare in Parlamento una riforma costituzionale che conceda l'immunità per il Capo dello Stato"
(osservatoriosullalegalita.org, 4 agosto 2008)
"Il "principio Berlusconi" é il titolo di un articolo firmato da Raenette Taljaard per il Times/South Africa.
Due i sottotitoli in evidenza. Il primo: 'Vi sono richieste per ottenere una qualche forma di sospensione del procedimento giudiziario che coinvolge Jacob Zuma, presidente dell'ANC'. Quindi il secondo: 'Il primo ministro italiano, con l'approvazione di nuove regole sull'immunità, ha stabilito un preoccupante
precedente'.
La Taljaard é attualmente Senior Lecturer presso la University of the Witwatersrand ed è stata la più giovane donna mai eletta al parlamento sudafricano, dove ha ricoperto l'incarico di portavoce dell'opposizione in importanti commissioni, prima di lasciare la carica, nel 2004.
Spiega Raenette Taljaard che 'il primo ministro italiano Silvio Berlusconi ha ringraziato i politici italiani con le parole: "Mi avete liberato", e prosegue:
'Il principio Berlusconi, che è stato approvato definitivamente in Italia la settimana scorsa, potrebbe avere gravi conseguenze per la lotta alla corruzione
in tutto il mondo. Esso non solo stabilisce un preoccupante precedente in un paese sviluppato, che sarebbe tenuto ad adottare standard più elevati nella
vita pubblica, ma crea ora un esempio da prendere come scusa per i leader dei paesi in via di sviluppo che desiderassero emulare tale principio, i quali
potrebbero usare come pretesto il fatto che si é creato un precedente, in termini di diritto comparato, che si può e si deve imitare".
L'autrice dell'articolo stabilisce poi un paragone con il proprio paese: "Questi fatti avvenuti in Italia ricordano alcuni sviluppi in Sudafrica, in particolare riguardo alle indagini sulla corruzione nel traffico di armi... si
sente parlare di richieste di amnistia, di accordo con modifica dell'imputazione o di qualche altra forma di sospensione del procedimento per il presidente dell'ANC Jacob Zuma, accusato di corruzione".
Taljaard aggiunge, caso strano: 'Recentemente, Zuma, davanti all'Alta Corte di Pietermaritzburg, non é riuscito a dimostrare con prove valide l'esistenza di
una congiura politica contro di lui".
(osservatoriosullalegalita. org, 7 agosto 2008)
"Pietermaritzburg (Sudafrica). È stato aggiornato al 12 settembre il processo per corruzione, frode e riciclaggio contro Jacob Zuma, in pole position per
diventare il prossimo presidente sudafricano nonché popolare leader dell'African National Congress (Anc), il partito al potere in Sudafrica.
Il giudice della corte di Pietermaritzburg, Chris Nicholson, nella seconda udienza del processo ha detto che si riserverà di decidere per quella data in merito al ricorso presentato dalla difesa di Zuma, che chiede l'annullamento del procedimento adducendo presunte 'irregolarità procedurali'. La decisione sul ricorso 'é in fase di deliberazione e sarà proclamato il 12 settembre', ha detto il giudice.
Zuma, 66 anni, ex vicepresidente sudafricano che in dicembre ha umiliato il rivale Thabo Mbeki nella corsa per la leadership dell'Anc, è accusato di aver
intascato centinaia di migliaia di dollari in tangenti dal gruppo francese Thales quand'era vicepresidente (1999-2005). Se verrà condannato, Zuma, già
assolto nel 2006 in un processo per stupro, ha promesso che si ritirerà dalla politica. I sostenitori di Zuma ritengono il loro beniamino vittima di un
complotto politico per impedirgli di essere eletto presidente. La difesa cerca di dilazionare il processo per evitare una possibile condanna prima delle
elezioni presidenziali della primavera 2009" (swissinfo. ch, 5 agosto 2008).
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venerdì, luglio 25, 2008
Onu: una sudafricana è il nuovo alto commissario per i diritti umani
Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha nominato la giudice sudafricana Navanethem Pillay (immagine) nuovo alto commissario dell’Onu per i diritti umani, in sostituzione di Louis Arbour, il cui mandato è ufficialmente scaduto il 30 giugno. “Il segretario è impegnato a garantire che i diritti umani restino nell’agenda dell’organizzazione. Si aspetta che il nuovo alto commissario preservi l’indipendenza del suo ufficio (…) ed è determinato a sostenere pienamente la signora Pillay nel suo lavoro, anche aumentando le risorse a sua disposizione” ha riferito la portavoce di Ban, Michele Montas. Spetterà ora all’Assemblea generale ratificare la nomina della magistrata, attualmente membro della Corte penale internazionale (Cpi) dell'Aja, osteggiata dagli Stati Uniti. Di origini Tamil, Pillay, 67 anni, ha già ricoperto, tra gli altri incarichi, quello di presidente del Tribunale penale internazionale per il Rwanda; distintasi nell’assistenza legale alle vittime dell’apartheid, è stata anche la prima donna giudice presso la Corte suprema sudafricana.
(Fonte: Misna)
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giovedì, luglio 24, 2008
Crisi alimentare, sindacati in piazza: "A pagare sono i più poveri"
“L’aumento dei prezzi dei generi alimentari e dell’elettricità colpisce le masse dei lavoratori poveri”: a parlare è il segretario generale del Congresso dei sindacati sudafricani, Zwelinzima Vavi (immagine), nel corso della manifestazione popolare che ha attraversato ieri il centro di Johannesburg. Al corteo, secondo l’agenzia di stampa Sapa, hanno partecipato diverse migliaia di persone, molte delle quali con indosso i cappellini e le magliette rosse dei sindacati. “Siamo arrabbiati per i prezzi dei prodotti alimentari di base - ha scandito Vavi dal palco – e siamo qui per esprimere disgusto e frustrazione”.
Oltre a intonare slogan del tipo “stop alla fame” e “combattiamo i rincari”, i dimostranti hanno contestato gli aumenti del 27,5% annunciati di recente da Eskom, la società nazionale che gestisce la distribuzione dell’elettricità; le nuove tariffe servirebbero a finanziare una serie di lavori infrastrutturali, ma i dirigenti del Congresso denunciano manovre di tipo speculativo (maddai... ndr). Il corteo si colloca sullo sfondo delle forti tensioni che attraversano la società sudafricana: in aprile, il tasso di inflazione annua ha superato l’11% e aumenti particolarmente sostenuti dei prezzi al consumo hanno riguardato tutti i derivati del petrolio e beni essenziali come pane, olio e latte. Mentre era in corso il corteo, il governo ha annunciato la disponibilità a incontrare le parti sindacali prima del 6 agosto, giornata di sciopero nazionale.
(Fonte: Misna)
AGGIORNAMENTO (25/07/08):
Le proteste si estendono in quattro province
Continua in Sudafrica la mobilitazione popolare contro il carovita: a meno di due settimane dallo sciopero generale in programma il 6 agosto, decine di migliaia di persone hanno partecipato ieri ai cortei organizzati in diverse regioni del paese dai sindacati nazionali. A incrociare le braccia nelle province di Gauteng, Eastern Cape, Limpopo e North West – scrive oggi il quotidiano economico “Business Day” – sono stati soprattutto gli operai dei settori automobilistico, minerario e tessile, con astensioni dal lavoro che avrebbero oscillato tra il 90 e il 73%. Secondo il presidente del Congresso dei sindacati sudafricani (Cosatu), la potente confederazione nazionale che ha coordinato la protesta, “lo sciopero ha registrato una buona adesione”. “Il 6 agosto – ha aggiunto il dirigente – ci aspettiamo una partecipazione ancora più massiccia”. All’origine delle tensioni che nelle ultime settimane attraversano la società sudafricana ci sono i forti aumenti dei prezzi dei generi alimentari e delle forniture di elettricità. Secondo le stime fornite ieri da un istituto di ricerca locale, nell’ultimo anno l’inflazione è cresciuta più delle retribuzioni medie: dal maggio 2007 al maggio 2008 i prodotti alimentari di base e i derivati del petrolio avrebbero subito rincari del 16,8% e del 35,6%, a fronte di aumenti del reddito pro capite di appena il 12%.
(Fonte: Misna)
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martedì, luglio 22, 2008
Sudafrica: povertà in diminuzione, ma restano diseguaglianze
Il numero dei sudafricani che vivono sotto la soglia di povertà (ovvero con meno di 38 euro al mese) è diminuito del 10%, negli ultimi cinque anni: lo ha reso noto Joel Netshitenzhe, capo del Servizio di coordinamento e consulenza politica della presidenza, commentando un rapporto governativo sulla situazione socio-economica del Paese. Secondo i dati del governo, dal 2000 al 2005 la percentuale di coloro che vivevano sotto la soglia di povertà è scesa dal 58% al 48%; dal 1996 circa nove milioni di persone sono uscite dalla fascia di povertà mentre ancora oggi più di 12 milioni di famiglie ricevono aiuti sociali. Lo studio ha evidenziato inoltre che i guadagni mensili a persona nella fascia più povera ( circa il 10% della popolazione) sono aumentati da 65 euro (783 rands) nel 1993 a 86 euro (1032 rands) nel 2007 (mentre i guadagni dei più ricchi - la decima parte della popolazione - crescono molto più in fretta di quelli del resto della popolazione). Meno ottimista un rapporto pubblicato dall’Organizzazione di cooperazione e sviluppo economico (Ocde) secondo cui “l’aspetto più deludente dell’economia sudafricana è la persistenza di livelli estremi di disoccupazione tra i giovani neri poco qualificati, in un quadro complessivo di povertà generalizzata”. Secondo l’analisi dell’Ocde, il tasso di crescita dell’economia del Sudafrica, negli ultimi quattro anni, è inferiore a quello della maggior parte dei Paesi emergenti come Indonesia e India. A incidere sarebbero soprattutto elementi come il costo elevato, carenze logistiche diffuse e la scarsa disponibilità di energia elettrica che, secondo il rapporto, costituisce una vera e propria minaccia alle prospettive di crescita economica a lungo termine.
(Fonte: Misna)
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sabato, luglio 19, 2008
Leopardo vs coccodrillo: colpo grosso di Hal al Kruger National Park
Qualsiasi scienziato sano di mente avrebbe scommesso la casa dei propri genitori sulla certezza che mai un leopardo avrebbe potuto considerare l'idea di attaccare un coccodrillo. E l'avrebbe persa (con grande imbarazzo della comunità scientifica e della famiglia ormai priva di un tetto), perchè la natura non smette di mai stupire e, questa volta, lo ha fatto davanti all'obiettivo di Hal Brindley. Il fotografo, uno dei più celebri reporter naturalistici d'America, stava riprendendo dalla sua auto un gruppo di ippopotami nel meraviglioso Kruger National Park, in Sudafrica, quando è accaduto l'incredibile: un leopardo si è avventato sul grande rettile. Gli esperti ritengono sia il primo episodio del genere, sicuramente è il primo mai documentato nella storia. "I rangers della zona me lo hanno confermato -racconta Brindley- in ogni caso non avrebbe senso, perché la carne che si può ricavare da un coccodrillo è poca cosa per un leopardo, mentre il rischio di perdere il confronto è molto alto per il felino". Il leopardo è uscito di scatto dal cespuglio dove si nascondeva e si è scagliato contro il grande rettile, azzannandolo alla testa e trascinandolo fuori dall'acqua(date un'occhiata al suo sito.).Un consiglio (gratis, purtroppo): andate in Sudafrica. Prima, durante e dopo i Mondiali di calcio. Magari avrete la fortuna di vedere una zebra aggredire un elefante (il più delle volte, però, si limitano all'invettiva).
(Fonte: Daily Mail)
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venerdì, luglio 18, 2008
Parte la caccia all' oro bianco
Il governo della Repubblica Popolare Cinese darebbe “grande importanza” alla protezione delle specie selvagge, “compresi gli elefanti”, e applicherebbe una serie di leggi per stroncare il contrabbando di merci pregiate, “compreso l’avorio”: questa, in sintesi, la risposta di Pechino alle critiche di alcune organizzazioni animaliste dopo il via libera dell’Onu a limitati acquisti di “oro bianco” da parte della Cina. In una conferenza stampa, il portavoce del ministero degli Esteri Liu Jianchao ha chiarito che in Cina il commercio illegale e in particolare le vendite di avorio hanno subito “un forte calo”; sulla base di documenti che provano l’impegno di Pechino, lunedì la Convenzione sul commercio internazionale e le specie in pericolo (Cites) ha autorizzato la Cina ad acquistare partite di “oro bianco” messe legalmente in vendita da Sudafrica, Botswana, Namibia e Zimbabwe. Per contrastare il declino nella popolazione di elefanti africani, dalle cui zanne si ricava l’avorio, anni fa l’Onu aveva introdotto un bando totale, ma l’anno scorso era stata autorizzata la vendita “una tantum” di 108 tonnellate, dichiarate entro il 31 gennaio 2007 e comunque ricavate esclusivamente da pachidermi morti per cause naturali (ah ah ah, ndr).
Il via libera agli acquisti cinesi ha posto fine a un monopolio esercitato per un anno dal Giappone e, allo stesso tempo, suscitato reazioni differenti tra gli animalisti: alcune organizzazioni hanno espresso il timore che bande di trafficanti possano riciclare l’avorio rubato approfittando dell’ampliamento del mercato legale, mentre altre hanno riconosciuto gli sforzi compiuti dalla Cina. Quello dell’avorio è un commercio di tutto rispetto: sul mercato nero del Giappone, la principale piazza mondiale, un chilogrammo è pagato 750 dollari. La febbre dell’“oro bianco” ha però contagiato da tempo Hong Kong e la Cina, ai primi posti mondiali per domanda e volumi lavorati.
(Fonte: Misna)
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Niente Giochi per Pistorius
(Fonte: Gazzetta.it)
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giovedì, luglio 10, 2008
Zimbabwe: Fifa e Sudafrica chiedono la pace
Il legale del partito di opposizione, Lewis Uriri, ha annunciato che i colloqui tra il partito del Presidente dello Zimbabwe Robert Mugabe (immagine), Zanu-Pf, e l'opposizione inizieranno questa settimana. Uriri ha inoltre motivato la richiesta presentata ieri alla magistratura di restituire il passaporto al numero due del partito, Tendai Biti, sotto accusa per tradimento e sovversione: Biti dovrà raggiunge il Sudafrica, dove sono in programma i negoziati. Gli organizzatori di Sudafrica 2010 hanno intanto lanciato un appello per la pace nel tormentato vicino. Il segretario generale della Fifa Jerome Valcke e Danny Jordaan hanno incontrato la stampa per discutere della crisi nel vicino Zimbabwe. Il Sudafrica, principale potenza della regione, è stato accusato di aver fatto troppo poco per promuovere le riforme nel Paese di Mugabe. Jordaan ha detto che è nell'interesse di tutti avere "stabilità in Zimbabwe" entro il 2010. Valcke ha auspicato che la politica riesca a trovare una soluzione alla crisi. Bontà sua.
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domenica, luglio 06, 2008
Gianni Mura/2
Infatti, dopo la sentenza di primo grado, lei scriveva che 30 punti di penalizzazione, per la Juventus, più che una punizione sembravano la gogna.
Sì, ma perché mi aspettavo quello che poi sarebbe successo. Cioè commentando, credo con Crosetti, durante i Mondiali, dicevo che tutto questo mi ricordava l’acquisto di un tappeto in un suk tunisino: quanto costa? 100, poi viene via per 30. Lì è una cosa puramente interpersonale tra acquirente e venditore. Nel caso del calcio, c’è bisogno di una forza di occupazione che blocchi i treni o i traghetti. Però tutto questo fa parte di un film già visto, in sostanza. La faccenda della Reggina, per esempio. Leggevo sulla Gazzetta dello Sport che, secondo il sindaco di Reggio Calabria, la richiesta di penalizzazione del procuratore Palazzi ai danni della Reggina sarebbero antimeridionaliste. Ma, visto che da questa penalizzazione avrebbe tratto vantaggio il Lecce, proprio non riesco a capire in che modo sia antimeridionalista. Cioè, chi sbaglia paga. Altrimenti si può dire che le precedenti azioni contro Milan e Juve fossero antinordiste. Mi sembra assurdo tutto questo agitarsi di sindaci, del resto si erano mossi anche Veltroni, Chiamparino e Dominaci. Non richiesti, tra l’altro.
In effetti, mi sembra che le vicende di questa estate (“calciopoli” e la vittoria al Mondiale) hanno dimostrato l’abilità dei politici italiani nel salire sul carro dei vincitori. Mi viene in mente la Melandri sull’autobus che portava gli azzurri al Circo Massimo…
C’è da dire che lei era andata a trovarli a Coverciano… comunque sono abilissimi. E poi io trovo giusto che quelli della Nazionale chiedano di “non salire sul carro”. Io ho addirittura evitato di usare il plurale (“abbiamo vinto con la Francia”). Ho usato sempre il loro perché mi sembrava giusto nei loro confronti e perché era una vittoria di questo gruppo contro gran parte dell’opinione pubblica e contro la diffidenza di molti, tra cui il sottoscritto. Per cui non vedo perché dovrei cambiare idea improvvisamente e salire sul carro.
Sì, mi ricordo i suoi articoli precedenti al Mondiale, con il famoso “turiamoci il naso”…
Beh, questo è stato un Mondiale bizzarro. Non è un giallo, ma una cosa in cui tutte le disgrazie diventavano vantaggi. Abbiamo vinto, anzi, hanno vinto un Mondiale perché si è fatto male Nesta: sembrava una sciagura, invece Materazzi è diventato il simbolo dell’Italia vincente, il che mi ha ricordato Scopigno, che diceva: “Tutto mi sarei aspettato fuorché Niccolai in mondovisione”. E anch’io non me l’aspettavo, ma va benissimo.
Una sorpresa, anche “divertente”, per certi versi. Come nel 1982.
Sì, nell’82 cera una squadra forte, secondo me. Qui ci sono molte contraddizioni in questa vittoria. Per esempio, tutti, dalle Alpi alle piramidi, dicevano che l’Italia avrebbe vinto se Totti fosse ritornato Totti. Infatti, è stato il peggiore. E hanno vinto lo stesso. Nesta era il pilastro della difesa: si è fatto male, ha giocato Materazzi e hanno vinto lo stesso. Beh, ci vuole anche del talento.
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Gianni Mura/1
Come ricorderete, alcuni mesi fa, si interruppe bruscamente il mio rapporto con GQ. Beh, la chiusura (non prevista) del blog ha rischiato di farmi perdere un paio di interviste a cui tenevo, prima fra tutte quella a Gianni Mura:Se le interviste, invecchiando, migliorassero come il buon vino, quella a Gianni Mura, che state per leggere, sarebbe un autentico capolavoro, un Montrachet del '78. Mah, il maestro ha poco a che fare con Sudafrica 2010 ma, tra una cosa e l'altra, è più di un anno che la trascino e, nel frattempo, è uscito anche il suo primo libro: cominciamo con la prima parte (non è cortissima), mi saprete dire.
In un’intervista a Libero, Mino D'amato affermava di essere stato uno di pochissimi giornalisti Rai a documentarsi, a verificare le notizie prima di riportarle. E’ davvero così? La maggior parte dei giornalisti è così superficiale?Ho paura che questo sia abbastanza vero. Anche se trovo siano in aumento quelli che si documentano -in gergo si dice "preparare la scaletta"-. Se uno va a fare un'intervista, è bene che si prepari leggendo altre interviste, non per copiare le idee, ma per sapere bene chi deve intervistare. Per chiedere qualcosa che non gli hanno ancora chiesto.
La pensa così anche Maurizio Crosetti: secondo lui, molti vostri colleghi di Repubblica girano con intere valige colme di documentazione sui pezzi che devono scrivere.Vero, infatti non si può generalizzare. E l'osservazione di D'Amato riguarda la Rai, che, per me, è già un altro mondo. Però, direi che quelli di una certa generazione -la mia, per esempio- sono stati "esortati" a documentarsi, prima di scrivere. Quindi si cresce “dritti” o “storti” a seconda di quello che avviene nei primi anni. Senza generalizzare, noto, anche nel linguaggio, una sciatteria, oltre a una scarsa documentazione, notevole nelle televisioni.
Quindi trova questa grossa differenza tra il quotidiano e la televisione, anche nell'ambito dell’informazione?
Sì. Ma anche il quotidiano è peggiorato. Per esempio, dal punto di vista dei refusi, che sono sempre troppi. Però, forse, è il vecchio scripta manent che ci rimane in testa. Mentre, invece, le televisioni sono parole che passano. Non dovrebbe essere così, ma molto spesso lo è.
Cambiamo aromento. Gli australiani stanno cercando di creare il vino in laboratorio, producendo separatamente il tannino, i profumi, l'alcool, e unendo poi le varie "componenti" ad hoc, a seconda del tipo di vino desiderato. Giorgio Bocca ha commentato dicendo -credo a ragione- che non esiste enotecnico al mondo che possa dare al vino delle qualità che già non abbia naturalmente e cita Angelo Gaia, un produttore di barbaresco, secondo cui "Migliorare la qualità di un grande vino è come aumentare di 5km la velocità di un'auto di Formula1. Chi vuole il vino ottimo lo paghi."
Per me, è una cosa ai confini della bestemmia ma, visto che viviamo in tempi in cui si clona una pecora, non capisco perché dovrei perdere il sonno se costruiscono in laboratorio un cabernet o un merlot. Detto questo, possono anche avere un vino perfetto, ma rimane un vino prodotto in laboratorio. Quindi, probabilmente perché noi abbiamo più secoli di cultura di vino alle spalle, il vino è una cosa che dipende esclusivamente, oltre che dagli uomini, dal cielo (se uno ha fortuna, non grandina) e dalla terra, cioè il territorio. E, certamente, tutti i grandi produttori di vino hanno un laboratorio, ma non per fabbricare il vino, ma per analizzare i campioni, la terra, per vedere dove piantare questo e quello. Comunque, ormai, si può fabbricare tutto in laboratorio.
Preferisce scrivere di calcio o di cucina?
Io preferirei scrivere di sport, se possibile, anche perché trovo sia piuttosto semplice scrivere di cucina. Comunque mi accorgo, con gli anni, che mi sono occupato delle due cose in cui tutti sono convinti di essere "imparati": il calcio, perchè ci hanno giocato tutti, e l'enogastronomia, perchè tutti mangiano e bevono. Diciamo che mi diverto di più quando scrivo di qualcosa che è fuori dal mio abituale, come un'intervista a uno scrittore, o a un cantautore, o un pezzo fuori dal mio “seminato” abituale. Il calcio, onestamente, mi ha quasi saturato.
Allora, le faccio una domanda che sta al di fuori di questi due argomenti, partendo da una battuta che face a Piero Colaprico, durante la presentazione di uno dei suoi libri. Lei gli disse: “Sei bravo, ma non sei Simenon”. Ecco, chi è, se esiste, il nuovo Simenon? Quali sono, oggi, i suoi giallisti preferiti? Credo che Simenon sia irripetibile, anche per la sua sterminata produzione. Scriveva e produceva libri al ritmo con cui i conigli fanno figli. Ovviamente non tutti bellissimi. Quella che ho fatto a Colaprico era una battuta, perché Simenon nel genere è inarrivabile. Ma io continuo a leggere gialli, certo. Mi piace Biondillo, per esempio, dei giovani italiani. E continuo a venerare McBain, anche se è morto, come prima Cornell Woolrich. Il giallo è un’altra passione presa da piccoli, come le parole crociate. Connelly è bravissimo, per esempio, anche se non so se si possa parlare di giallo, di nero o di thriller, ha dei tempi narrativi stupendi.
Polidoro e Lucarelli pensano che, in Italia, generi come il giallo, appunto, o il noir, abbiano molto successo perché la letteratura può permettersi di trattare temi che la saggistica o la cronaca non possono –o non vogliono- toccare. Perché il nostro è un Paese ricco di misteri. Andando dalla cronaca nera a quella giudiziaria, passando per il calcio, crede che l’Italia sia davvero così “portata” al mistero, all’intrigo? Altri Paesi, per esempio, non hanno avuto il terrorismo, ma neanche i vari scandali legati al mondo del calcio, nel 1980 come oggi.
E’ un po’ forzoso, come accostamento. Direi che l’Italia è storicamente un Paese di misteri, ma dai tempi di Nerone e degli avvelenamenti dei Borgia. In tempi recenti, ci sono misteri che possiamo definire “di Stato”: misteri irrisolti che vanno da Ustica a Piazza Fontana. E’ strano, perché questo è un Paese in cui c’è il fascino del mistero, ma sembra che si goda nel mantenerlo irrisolto il mistero. La stessa cosa se vogliamo appiccicarla a calciopoli o come vogliamo chiamarla è che all’inizio tutti erano animati da un "sacro fuoco", poi al momento delle sentenze tutto si annacqua: "poverini, perchè devono pagare i tifosi?" o "ma in fin dei coni hanno sbagliato due persone, perché dobbiamo penalizzare i giocatori?" Queste cose qui. Quindi direi che forse non siamo un Paese molto portato all’applicazione della giustizia, cioè chiediamo che sia fatta ma appena è fatta chiediamo degli sconti. Un pochino come quando si va al negozio a comprare un maglione. E non è molto consolante.
(continua)
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sabato, luglio 05, 2008
Mandela e i falsi schizzi
Sembra che non possa mai esserci pace per Nelson Mandela: la Belgravia Gallery di Londra mette in vendita alcuni schizzi a lui attribuiti (immagine) costringendolo a citarla in giudizio. L'icona della lotta anti-apartheid ha voluto chiarire, attraverso i suoi legali, di non avere nulla a che fare con le opere in questione. Per Madiba non è però la prima volta: già nel 2005 portò in tribunale Ismail Ayob (che, all'epoca, era il suo avvocato), sempre per aver messo in vendita alcuni lavori che riportavano la sua firma.
Mah, speriamo possa godersi in pace almeno il suo compleanno.
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venerdì, luglio 04, 2008
Cardiochirurghi sudafricani in Namibia
Tre ragazze di 16, 17 e 18 anni sono state le prime persone a essere operate a "cuore aperto" in Namibia; gli interventi sono stati eseguiti con successo da una squadra di medici che ha poi compiuto altre otto operazioni chirurgiche presso l’ospedale di Windhoek. Grazie a questo progresso nella medicina locale, la Namibia è la terza nazione sub-sahariana ad avere compiuto questo tipo di operazioni dopo Sudafrica e Mozambico. L’annuncio è stato dato dal ministro sudafricano della Salute Tshabalala-Msimang, che ha assistito agli interventi e ha precisato che i medici - provenienti dall’ospedale Groote Schuur di Città del Capo, quello del primo trapianto di cuore riuscito, nel dicembre 1967, ad opera del dottor Christiaan Neethling Barnard (foto) - si sono recati in Namibia per fornire assistenza e formare i colleghi di Windhoek. L’iniziativa fa parte del protocollo sanitario della Comunità per lo sviluppo dell’Africa australe (Sadc) e secondo Tshabalala-Msimang testimonia l’importanza che il governo sudafricano attribuisce alle relazioni bilaterali tra i due Paesi e allo sviluppo socio-economico della regione: “Il progetto è in linea con gli obiettivi del Rinascimento africano ed è anche una forma importante di cooperazione Sud-Sud”. (Fonte: Misna)
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Pistorius, atto primo/2
Ecco il pezzo su Pistorius (e sulla nazionale under 22 di basket in carrozzina) che ho scritto per il Manifesto (3 luglio):Oscar Pistorius non ce l'ha fatta, non ancora. La Notturna di Milano, meeting internazionale di atletica in programma ieri sera all'Arena civica «Gianni Brera», non è servita a lanciare il nome di Oscar Pistorius nella Storia con la «s» maiuscola. L'obiettivo del velocista sudafricano, ammesso a gareggiare con gli atleti normodotati nonostante le protesi in carbonio (le ormai famosissime Cheetah, ghepardo, ispirate prorpio ai felini degli splendidi parchi della Rainbow Nation) era chiaro, anche se poco realistico: completare il giro di pista in 45"55, partendo da un primato personale di 46"34. E ieri in gara è arrivato quarto, col tempo di 47"78. Un abisso, a questi livelli. Ma Pistorius è davvero il «faro» di un movimento tanto vasto e difficile da inquadrare come quello paralimpico? Mattia Sala, impegnato in questi giorni con la nazionale under 22 di basket in carrozzina agli Europei di categoria, in Turchia, lo ammira per la tenacia e per la capacità di attirare i riflettori su di sè (e, di conseguenza, sull'intero movimento paralimpico), anche se non crede che il sudafricano possa rappresentare un «modello», una sorta di rappresentante per tutti gli sportivi disabili: «Credo meriti di gareggiare con i normodotati, nonostante le protesi, forse gli concedano qualche vantaggio, sul piano meccanico».
Il movimento, in Italia, è gestito dal Comitato Italiano Paralimpico (CIP), che vede, al proprio vertice, l'ottimo Luca Pancalli. Cosa aspettarsi dopo il «ciclone» Pistorius? Mattia, tesserato per la Briantea 84 di Cantù, non si fa illusioni, sa perfettamente che, dopo Pechino, l'attenzione dei media abbondonerà Pistorius (almeno fino ai Giochi di Londra), lasciando nell'ombra anche tutti gli altri. I problemi, certo, esistono da sempre per chi pratica i cosiddetti «sport minori». Figuriamoci se, poi, si tratta addirittura di atleti disabili (Petrucci, in questo, non è esattamente un mecenate): «Beh, dipenderà, al solito, da quanto saranno generosi gli sponsor. La Federazione è organizzata e gestita da persone valide. Ovviamente, di pubblicità ne riceviamo poca».
Gli Europei di Adana (3-11 luglio), per gli azzurri cominciano oggi (3 luglio, ndr), contro i padroni di casa turchi (purtroppo, con una sconfitta di misura, ndr). Clifford Fisher ha convocato dodici azzurri: Riccardo Belloli, Domenico Beltrame e Andrea Trulli, Jacopo Geninazzi, Lorenzo Molteni, Francesco Roncari, Mattia Sala e Angelo Scopelliti , Francesco Santorelli, Claudio Spanu e Giacomo Tosatto. Dopo i turchi, sarà la volta della Germania (il 4), poi toccherà a Belgio e Gran Bretagna. «Abbiamo ottime possibilità di arrivare in fondo, il movimento è forte, anche se la nazionale maggiore, purtroppo, non è riuscita a qualificarsi per Pechino». Facciamo il tifo per Pistorius, allora (a Milano, non ce l'ha fatta, non resta che sperare nella magia di Roma), senza dimenticare la nostra «piccola» nazionale di basket in carrozzina. Sperando che Fisher non abbia un «suo» Lippi a gufare alle spalle.
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giovedì, luglio 03, 2008
Pistorius, atto primo
Pistorius, ormai lo sapete tutti, ha fallito il primo tentativo di qualificarsi per Pechino. E ha pure rifiutato la possibilità di accettare dalla Iaaf una wild card per i Giochi. Il carattere c'è, niente da dire. Chissà che a Roma non ce la faccia.Etichette: Altri sport, Brevi, Pistorius, Tutt'altro














