lunedì, aprile 20, 2009

 

La festa dell'Anc per Mandela


Grande festa dell'Anc a Johannesburg per la conclusione della campagna elettorale in vista del voto di mercoledì. Lo stadio ha acclamato il premio Nobel e leader antiapartheid Nelson Mandela, 90 anni. La presenza del leader carismatico sudafricano, arrivato su un cart e apparso molto fragile, ha galvanizzato la folla e oscurato il candidato favorito alla presidenza, Jacob Zuma.
(Fonte: Repubblica.it)

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martedì, aprile 07, 2009

 

Viva Zuma!


Jacob Zuma (nella vignetta di Zapiro) può tirare un sospiro di sollievo. Dopo otto anni di indagini, oggi la National Prosecuting Authority sudafricana, la procura generale della Repubblica, ha annunciato di aver fatto cadere i sedici capi d’accusa per corruzione, frode, racket e riciclaggio di denaro contro il leader dell’African National Congress. Mentre i sostenitori di Zuma, candidato alla presidenza del Paese nelle prossime elezioni del 22 aprile, festeggiano una vittoria annunciata, i partiti di opposizione gridano allo scandalo e annunciano battaglia, parlando senza mezzi termini di "una giornata nera per il diritto, destinata a segnare la storia del Sudafrica": “E’ un giorno vergognoso nella storia del nostro Paese” ha detto Bantu Holomisa, capo di United Democratic Movement (Udm). Sulla stessa linea Mvume Dandala, candidato del Congress of the People (Cope) per l’elezione alla presidenza che seguirà il voto legislativo del 22 aprile. “Sul merito del procedimento a carico di Zuma – ha sottolineato il dirigente - non abbiamo saputo nulla. La gente vuole conoscere la verità: è innocente o colpevole?” A questa domanda non ha risposto neanche il procuratore generale Mokotedi Mpshe, che nel definire “impossibile e non auspicabile” una continuazione del processo ha sottolineato che la decisione annunciata oggi “non equivale a un’assoluzione”.
Nei mesi scorsi c’erano già stati interventi per impedire un processo a carico di Zuma. In settembre il giudice Chris Nicholson aveva deciso la sospensione del procedimento per vizi procedurali e denunciato presunte interferenze nell’attività della magistratura da parte dell’allora presidente sudafricano Mbeki. Questa versione è stata respinta in secondo grado alcuni mesi fa: Nicholson, si afferma nella sentenza della Suprema corte di Bloemfontein, “oltrepassò i limiti dei suoi poteri” e propose “una personale teoria della cospirazione”. Le accuse di interferenze mosse al governo furono strumentali alla violenta campagna di pressioni organizzata dalla dirigenza dell’Anc per costringere Mbeki alle dimissioni.
Voci sul possibile stop al processo contro Zuma circolavano nel Paese già da due settimane. Da quando, cioè, alcune anticipazioni della stampa locale avevano portato alla luce i tentativi del team di Zuma di affossare le indagini riguardanti presunte tangenti ottenute dal leader dell’Anc per proteggere la compagnia francese Thales, che alla fine degli anni Novanta aveva ottenuto un contratto multimilionario per la fornitura di armi al Sudafrica. Secondo quanto dichiarato oggi dalla NPA, le prove portate dal team di Zuma, comprendenti intercettazioni a politici e poliziotti, avrebbero fatto emergere una sorta di disegno politico per incastrare il leader dell’ANC. Nelle intercettazioni sarebbero coinvolti sia l’ex leader della NPA, Bulelani Ngcuka, sia Leonard McCarthy, il capo dell’ormai dismessa unità investigativa degli Scorpions, creata negli anni Novanta proprio per occuparsi della corruzione dilagante nel Paese.
Vittima di un processo politico, come dicono i suoi sostenitori, o manipolatore della giustizia, come sostiene l’opposizione? Quale che sia il giudizio sul personaggio, Zuma, uscito vincitore dalla lotta contro l’ex presidente Thabo Mbeki nell’ultimo congresso dell’ANC, ha la strada spianata in vista delle presidenziali. Il suo partito è accreditato del 64 percento delle preferenze, un margine enorme nei confronti dei partiti di opposizione. Se raggiungesse il 70 percento, permetterebbe al partito di modificare da solo la Costituzione. Campione della maggioranza povera della popolazione e delle zone rurali, il populista Zuma può concentrarsi da oggi su un’elezione impossibile da perdere, lasciandosi alle spalle il suo scomodo passato giudiziario. Oltre alle accuse di corruzione, stralciate e riprese dalle autorità più volte negli ultimi anni, Zuma è uscito indenne anche da un processo per stupro, nel quale suscitò lo scandalo di mezzo mondo raccontando di essersi “fatto una docciaper minimizzare il rischio di Aids dopo aver fatto sesso con una donna sieropositiva.
Il sospetto, adombrato dalla fuga di notizie delle ultime settimane, è che Zuma abbia comprato la propria libertà minacciando di coinvolgere nel processo le più alte cariche dell’ANC, compreso l’ex presidente Mbeki, provocando così un terremoto istituzionale devastante per il Paese proprio alla vigilia dei Mondiali del 2010. Secondo l’opposizione, insomma, invece di proseguire le indagini, le autorità sudafricane avrebbero preferito nascondere la polvere sotto il tappeto, secondo la logica del “tutti colpevoli, nessun colpevole”. L’Anc, che ha bollato come illazioni le accuse contro l’operato della Npa, nei giorni scorsi aveva però alimentato le polemiche, dichiarando che una prosecuzione delle indagini non sarebbe stata nell’interesse del Paese. Liberando così dalle pastoie giudiziarie il suo cavallo migliore, in nome di una ragion di stato che, all’opinione pubblica, non è dato conoscere. Che significa che la decisione di lasciar perdere Zuma "non equivale a un'assoluzione"?
(Fonti: Mail&Guardian, Misna, Panorama)

AGGIORNAMENTI MISNA (8/4/2009):
Il partito di opposizione ‘Alleanza democratica’ ha presentato ricorso presso l’Alta corte di Pretoria contro la sospensione del processo per riciclaggio di denaro sporco, frode e corruzione a carico di Jacob Zuma, il presidente dell’‘African National Congress’ considerato il possibile nuovo capo dello stato. Nei giorni scorsi, la decisione della Procura generale di sospendere il procedimento nei confronti di Zuma era stata condannata da tutte le maggiori forze di opposizione.

“La decisione della procura generale di non continuerà il procedimento a carico di Jacob Zuma, ha negato sia a Zuma che al paese di stabilirne l’innocenza o la colpevolezza una volta per tutte attraverso i normali percorsi giudiziari”: a dirlo, in una nota, è stato il portavoce della Conferenza episcopale sudafricana (Sacbc), l’arcivescovo di Durban Wilfrid Napier. Per la Sacbc, tuttavia, questo il momento di sottrarsi a “questa spiacevole situazione” e di “impegnarsi” per un governo trasparente e responsabile. “È necessario – ha concluso monsignor Napier – che chiunque sia in posizione di responsabilità ricavi da questo episodio la voglia di combattere la corruzione in ogni sua forma”. Jacob Zuma, presidente dell’African National Congress (Anc), è accusato di frode, riciclaggio di denaro sporco e corruzione per un giro di tangenti chieste a un’azienda di armi francese. La decisione, definita dal procuratore generale Mokotedi Mpshe la “più difficile” della sua carriera, giunge due settimane prima delle elezioni legislative alle quali Zuma partecipa come capolista dell’Anc e possibile nuovo capo dello stato. Per l’accusa di aver versato tangenti all’azienda francese è stato già processato e condannato Schabir Shaik, consulente finanziario e stretto collaboratore di Zuma. Il dirigente dell’Anc ha sempre sostenuto di essere vittima di una macchinazione politica e ha perfino denunciato un presunto coinvolgimento dell’ex presidente Thabo Mbeki, che si è dimesso in settembre al culmine della crisi politica aperta dalla disputa giudiziaria. La decisione della procura generale è stata condannata con decisione dall’opposizione: Helen Zille, capo dell’Alleanza democratica, ha parlato di “crisi istituzionale”.

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sabato, aprile 04, 2009

 

SA: permessi di lavori speciali per i migranti dello Zimbabwe


Il governo del Sudafrica ha deciso di concedere permessi di soggiorno della durata di sei mesi a tutti i migranti provenienti dallo Zimbabwe, in moltissimi casi alla ricerca di un lavoro che nel loro paese hanno difficoltà a ottenere. Secondo Jackie MacKay, direttore generale del dipartimento immigrazione del ministero degli Interni, in questo modo Pretoria conta di ridurre il numero dei migranti richiedenti asilo e allo stesso tempo contribuire alla ripresa economica del paese vicino. “Molti abitanti dello Zimbabwe - ha detto MacKay all’emittente inglese ‘Bbc’ - non sono richiedenti asilo ma migranti per motivi economici: arrivano da noi per lavorare e poi tornare a casa con un po’ di soldi. Crediamo che la disposizione del governo favorisca l’afflusso di valuta straniera nello Zimbabwe e contribuisca alla ricostruzione di questo paese”. Negli ultimi anni milioni di cittadini dello Zimbabwe hanno oltrepassato il confine in cerca di opportunità di lavoro. Questa situazione potrebbe cambiare in conseguenza della recente entrata in carica di un governo di unità nazionale che ha promesso di concentrare gli sforzi nella lotta contro la disoccupazione e la penuria di generi alimentari. In settimana, l’esecutivo di Harare ha presentato alla Comunità per lo sviluppo dell’Africa australe (Sadc) un piano economico triennale del valore di circa sei miliardi e 500 milioni di euro che potrebbe essere realizzato con il contributo di creditori internazionali.
(Fonte: Misna)

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Biglietti Mondiali: oltre un milione e mezzo di richieste


Sono state 1,6 milioni le richieste di biglietti per assistere alle partite dei Mondiali di calcio in programma il prossimo anno in Sudafrica. Lo ha reso noto la Fifa - il massimo organo calcistico internazionale - aggiungendo che i tifosi di casa hanno prenotato il 30% dei tagliandi messi in vendita. Subito dopo vengono i tifosi di Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Italia e Australia. Dal 20 febbraio al 31 marzo, giorni in cui era possibile prenotare i biglietti, la Fifa ha ricevuto richieste da 205 paesi diversi. Le poltrone più gettonate sono state quelle per la partita inaugurale e per la finale; un sorteggio, in programma il 15 aprile, deciderà chi avrà diritto ad assistervi. Dal 4 maggio al 16 novembre si terrà la vendita dei tagliandi di tutte le altre gare. Quello in Sudafrica sarà il primo mondiale di calcio a essere disputato in terra africana: le 18 edizioni precedenti si sono tenute sempre in Europa o in America Latina, con l’unica eccezione degli Stati Uniti nel 1994 (oltre a Corea del Sud-Giappone del 2002, ndr); l’edizione del 2014 si terrà in Brasile.
(Fonte: Misna)

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venerdì, aprile 03, 2009

 

Altre polemiche sulle gare in altura

L'Argentina, reduce dal pesantissimo 6-1 subito dalla Bolivia in un match valido per le qualificazioni ai Mondiali del prossimo anno, fa i conti con una delle sconfitte piu' pesanti della sua storia calcistica. Ma il preparatore atletico della Seleccion, Fernando Signorini, da' la colpa all'altitudine - 3600 metri - di La Paz, capitale della Bolivia, dove si e' disputato l'incontro. "Giocare in altura, a 3600 metri, puo' far morire un calciatore. Ne sono assolutamente convinto", ha dichiarato Signorini intervistato dall'emittente argentina 'Radio La Red'. "Chi ci e' abituato e' molto avvantaggiato, si tratta di un vero e proprio doping ambientale", ha aggiunto. "Con quel caldo e quell'altitudine, i giocatori dell'Argentina quasi non riuscivano a respirare e ditemi voi se questo e' calcio. Non e' stata una partita seria". (Agr)
Qualcuno ricorda calciatori morti a La Paz? Che ne pensate?

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giovedì, aprile 02, 2009

 

Messico, un altro schiaffo - Eriksson appeso a un filo

Carlo è bravo, niente da dire, quindi beccatevi un altro dei suoi pezzi (da Gazzetta.it):


Quello tra il Messico e Sven Goran Eriksson pare sempre più matrimonio sbagliato: stanotte il Tri è stato umiliato in Honduras, un 3-1 (in gol anche l'ex Napoli e Udinese Carlos Pavon) che dice ancora di più di quel che pare. Una partita iniziata male e proseguita peggio quella dei messicani, coi soliti equivoci strategici e un approccio alla gara sfibrato, inconsistente che denota problemi soprattutto a livello psicologico. Non ci sta infatti che il Messico stia penando in questa maniera, e adesso si parla apertamente di "rischio Mondiale". Quest'anno l'area Nord-Centro americana manda direttamente tre nazionali a Sudafrica 2010, con la quarta che spareggerà con la prima delle escluse sudamericane, quindi c'è il forte rischio di incrociarsi con una squadra molto competitiva.
CRITICHE - E in questo momento, dopo tre partite giocate nell'Hexagonal finale, il Messico è quarto in classifica dietro Stati Uniti, Costarica e Honduras, con un punto in più del Salvador e di Trinidad e Tobago. La rosa del Messico è naturalmente superiore a quella dei rivali, il rischio è però di cadere in un vortice e creare quell'apprensione che azzera i valori tecnici. E secondo buona parte della stampa, a quel punto ci stiamo avvicinando. Eriksson, già traballante dopo i turni preliminari, continua a non convincere i più, tanto che uno dei giocatori di maggior talento del Tri, l'esterno del Deportivo La Coruna, Andres Guardado, ha esibito un'uscita dialettica piuttosto sospetta a fine match: "Non siamo noi giocatori a decidere delle sorti del c.t. ma la federazione...", ha detto la rivelazione messicana dei Mondiali del 2006. Insomma, non esattamente un stringiamoci a coorte...
INCERTEZZE - D'altronde è evidente, nonostante la vittoria del week-end contro il Costarica, in uno stadio Azteca stracolmo, che il c.t. e la squadra non marciano compatti nella stessa direzione. C'è insicurezza, si producono errori banali e, appunto, si palesa un approccio che lascia pochi spazi all'interpretazione: la squadra procede a strappi, con il Costarica le soluzioni che hanno prodotto le azioni più pericolose sono state tutte estemporanee. I continui cambi di formazioni dello svedese, al netto di squalifiche e infortuni (pesa soprattutto la mancanza di Osorio, anima del Tricolor insieme a Pavel Pardo), sono paradigmatiche di una situazione di poca chiarezza: vedi ad esempio il ruolo di Salcido, a turno spostato in fascia o al centro della difesa, e con l'Honduras, stanotte, disastroso e espulso (altra cartina al tornasole dello stato dell'arte: il Tri ha sofferto l'ennesimo cartellino rosso).
SENZA SUAZO - Eriksson rischia, il nome di Javier Aguirre, ex Atletico Madrid, risuona spesso, ma i candidati sono diversi: la federazione messicana deve decidere, o si ribadisce in maniera convinta la fiducia allo svedese, o si cambia in fretta. Il Mondiale non deve scivolare via. Intanto, gli USA pur zoppicando qua e là (pareggio in rimonta in Salvador nel passato week end), grazie alla vittoria contro Trinidad - tripletta del giovane Jozy Altidore, bloccato dal Villarreal e ora in prestito nella serie B Spagnola - comandano il gruppo, in verità più equilibrato di quel che si pronosticava. Seguono a breve distanza Costarica e Honduras. Proprio i “Catrachos”, che han schiantato il Messico anche senza l'infortunato David Suazo, possono recriminare per un erroraccio al 90' del portiere, nel match del fine settimana a Trinidad, dove controllavano agevolmente la partita che poteva portarli nelle zone altissime della classifica.

AGGIORNAMENTO (3/4/09): Esonerato il ct svedese - CITTA' DEL MESSICO (Messico) - Sven Goran Eriksson non e' piu' l'allenatore del Messico. Lo svedese, arrivato a giugno, e' stato esonerato il giorno dopo la sconfitta per 3-1 contro l'Honduras (ieri, ndr) nelle qualificazioni ai Mondiali del 2010. Il Messico di Eriksson aveva vinto una sola gara delle ultime sette disputate. (Agr)

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Australia vicina al Mondiale, Argentina distrutta

Proseguono le gare di qualificazione al primo Mondiale africano. Ecco la situazione in Asia (con l'Australia a un passo dal Sudafrica, dal Bar delle Antille) e in Sudamerica (da Gazzetta.it), dove rimbombano ancora i 6 gol con cui la Bolivia ha sgretolato la Seleccion albiceleste del divino Diego. Il quale, se non altro, non accampa scuse: "I miei giocatori hanno fatto cio' che gli ha permesso di fare l'avversario, che e' stato migliore. Punto. Non ci sono altre motivazioni, l'altitudine non c'entra. Mi pare che la Bolivia abbia disputato una grandissima partita, giocando bene, e praticando un ottimo calcio - ha proseguito l'ex Pibe de Oro - e credo che qualsiasi squadra avesse giocato oggi contro di loro, avrebbe sofferto come abbiamo sofferto noi. E io ho sofferto con la squadra: ogni gol era una pugnalata al cuore". Anche per noi.

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mercoledì, aprile 01, 2009

 

Benvenuti al circo Zuma

Un bel pezzo di Matteo Fagotto sui non sempre trasparenti politici della Rainbow Nation (come si dice, mal comune...):

Questione morale, malcostume della classe politica, processi per corruzione che si tenta di bloccare in ogni modo, colpi bassi. Sembra di assistere a una giornata qualsiasi a Montecitorio o a Palazzo Madama, se non fosse che ci troviamo a più di diecimila chilometri di distanza da Roma. In Sudafrica, per la precisione, dove la campagna elettorale che si concluderà il prossimo 22 aprile con le elezioni generali sta facendo emergere il peggio della classe politica locale.
Fuori i condannati dal Parlamento! Lo slogan che ha reso famoso nel Belpaese il comico Beppe Grillo non calzare alla perfezione anche per il Sudafrica, che da questo punto di vista nulla ha da invidiare all'Italia. Tra i candidati alle liste elettorali (bloccate, of course, come in Italia) figurano deputati implicati in processi per corruzione e frode, personalità compromesse con il regime dell'apartheid e addirittura un condannato per omicidio. Che per ripulire la propria fedina, sporcata uccidendo, smembrando e bollendo la sua ragazza nella cucina di un ristorante 46 anni fa, è arrivato a cambiare il proprio nome e il proprio mestiere. Finendo per scoprire la passione per la politica.
Ma non c'è dubbio la palma di personalità più controversa di queste elezioni spetti a Jacob Zuma (nella foto, in posa "berlusconiana", e nella vignetta di Zapiro, Mail&Guardian), presidente dell'African National Congress e super favorito per la corsa alla presidenza. Implicato in un processo per corruzione che, tra vari colpi di scena, si trascina da ormai quattro anni, Zuma potrebbe presto venire scagionato dalla National Prosecuting Authority, sotto l'aperta minaccia di creare un terremoto politico con le sue scomode rivelazioni se i magistrati osassero portarlo in tribunale. Una minaccia che ha fatto gridare allo scandalo i partiti dell'opposizione che si divideranno le briciole lasciate per strada dall'ANC, decisi a coalizzarsi per un'azione legale comune se il loro grande nemico dovesse passare indenne dalle forche caudine della giustizia sudafricana.
Ma al di là dei problemi giudiziari, il malcostume della classe politica sudafricana si sta sempre più palesando nella lotta senza quartiere tra i partiti per aggiudicarsi il voto degli indecisi: e per mettere i bastoni tra le ruote agli avversari, nessuno lesina inventiva e faccia tosta. La scorsa settimana, l'autorità deputata ai servizi sociali ha denunciato un partito politico non identificato, reo di aver deviato gli aiuti alimentari ed economici destinati agli indigenti verso duemila suoi sostenitori, fatti arrivare appositamente in pullman nel luogo della distribuzione. E se fino a ieri i partiti si limitavano ad accusarsi per la rimozione dei rispettivi cartelloni elettorali, recentemente i sistemi per sabotare l'avversario si sono sempre più affinati: ieri la Democratic Alliance, il partito guidato dal sindaco di Città del Capo, Helen Zille, ha denunciato la distribuzione di falso materiale elettorale con i propri simboli stampati sopra e contenente slogans e frasi ideate con l'aperto intento di screditare il partito.
L'elenco di sgarbi e colpi bassi è infinito. L'ANC è stato accusato di aver ricevuto finanziamenti per la propria campagna da finte ONG, da associazioni create ad hoc e da alleati "scomodi" come il partito comunista cinese, il leader libico Muhammar Gheddafi e da Teodoro Obiang Nguema, presidente della Guinea Equatoriale e conosciuto per il suo scarso rispetto per i diritti umani, tanto per usare un eufemismo. E non c'è dubbio che, man mano che ci si avvicinerà alla fatidica data del 22 aprile, denunce e scandali si moltiplicheranno. Nonostante la scontata vittoria dell'ANC, infatti, in ballo c'è una possibile modifica della Costituzione, che l'ex partito di Nelson Mandela potrebbe attuare da solo se dovesse ottenere più dei due terzi delle preferenze. Un'eventualità che molti vorrebbero evitare.
(Fonte: Peacereporter)

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martedì, marzo 31, 2009

 

Abidjan

Come accennato nel post precedente, la tragedia di Abidjan ha segnato il fine settimana di rincorsa a Sudafrica 2010: vi rimando di nuovo al Bar delle Antille.
La Misna, intanto, comunica che il governo e le autorità sportive della Costa d'Avorio hanno promesso di individuare e processare i responsabili dell’incidente che ha provocato domenica la morte di almeno 22 persone all’ingresso dello stadio di calcio della capitale. A causare la strage, prima dell’inizio della partita Costa d’Avorio-Malawi, sembra esser stato lo sfondamento di un cancello da parte di un gruppo di tifosi.

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Panoramica: qualificazioni con tragedia

Campionati fermi in tutto il globo calcistico: la palla infatti nel weekend è passata alle qualificazioni ai Mondiali di Sudafrica 2010. Dall’Europa all’Asia, dal Sudamerica all’Africa, dall’Oceania all’America centro-settentrionale, un pianeta intero è finito – è proprio il caso di dirlo – nel pallone. Il che non è sempre è buona cosa. Come è successo ad Abidjan, capitale della Costa d’Avorio. Un copione già visto: la folla senza biglietto che vuole entrare per assistere alla partita tra i padroni di casa e il Malawi (5-0), la ressa, la polizia che carica, l’isteria generale: 22 morti e 132 feriti.
Altrove invece la follia è puramente calcistica. Come in Argentina. La Seleccìon targata Maradona polverizza 4-0 il Venezuela, ed è festa. Festa per Lionel Messi, autore del primo gol e della solita sfilza di magie: festa per Carlos Tevez, che in maglia biancoceleste conosce le gioie che Ferguson gli nega al Manchester United; festa per Sergio Aguero, che si presenta in campo con suo figlio nato da poco che – guarda caso – è anche nipote di Maradona.
Tutt’altro clima in casa Brasile, che orfano di Kakà impatta 1-1 contro l’Ecuador. La classifica del girone unico sudamericano dice Paraguay 23, Argentina e Cile 19, Brasile 18. Un solo punto di distacco tra Seleccìon e Seleçao. Forse non c’è grande differenza dal punto di vista matematico, ma il calcio – specie quello sudamericano – è fatto soprattutto di umori, sensazioni, irrazionalità. E se a Buenos Aires splende il sole, a Rio de Janeiro è buio fitto, tra le polemiche sul ct Dunga, il solito polverone Adriano e l’assenza di Kakà.
E arriviamo all’Europa. Tra certezze, sorprese, e delusioni. Iniziamo dalle prime. Innanzitutto la Spagna (gruppo 5), cinque vittorie su cinque, l’ultima 1-0 sulla Turchia. Poi la Germania (4), 13 punti in cinque partite, 4-0 al Liechtenstein. L’Inghilterra (6), ferma nel weekend ma in testa al suo girone con 12 punti, bottino pieno in quattro partite. L’Olanda (9), stesse cifre dell’Inghilterra, 3-0 alla Scozia. E ovviamente l’Italia, di cui però si parla con abbondanza altrove.
Ma c’è un’altra Europa dietro le big, che gioca a pallone e sa occasionalmente stupire. Ad esempio l’Ungheria, prima nel girone 1 a pari punteggio con la Danimarca e corsara in Albania con il punteggio di 1-0. E soprattutto l’Irlanda del Nord. Cosa si sa di questo piccola, turbolenta appendice anglosassone in Irlanda se non che è la terra natale di George Best ed è divisa tra cattolici e protestanti, che si contendono da decenni la miglior marca di cristianesimo? Errore, l’Ulster non è solo passato, ma anche presente: 3-2 alla Polonia e vetta del gruppo 3 a 10 punti.
Le grandi deluse (e pericolanti). Portogallo e Svezia avrebbero dovuto dominare la scena e invece il loro percorso è incerto e balbettante. Tanto che a dettare il ritmo nel gruppo 1 sono Danimarca e Ungheria, a 10 punti. Lusitani e svedesi si sono trovati gli uni di fronte gli altri. Una buona opportunità per spazzare via dubbi e rilanciarsi alla grande, mettendo al contempo ko il rivale. E invece la grande occasione si è tradotta in uno scialbo 0-0 che non fa altro che alimentare polemiche e rimpianti.
Chiosa finale con la Francia, ai piedi di monsieur Franck Ribery. Contro la Lituania serviva una vittoria, e vittoria è stata, grazie alla rete del giocatore del Bayern Monaco, sempre più uomo squadra di questi Bleus ancora senza identità. La panchina dell’inviso ct Raymond Domenech era a rischio, Ribery le ha dato una stretta di bullone. Ma la situazione resta complicata: terza nel gruppo 7, a sette punti, alle spalle di Serbia (12) e Lituania (9). Ma con una partita in meno.
(Marco Arceri, Nexta Media)

Date un'occhiata anche qui: Carlo è sempre il migliore.

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sabato, marzo 28, 2009

 

L'Africa si gioca il "suo" Mondiale


Ci siamo. Venti squadre ancora in lizza, 5 i posti disponibili per affiancare il Sudafrica nella coppa del mondo del prossimo anno. L'Africa, che a Usa '94 aveva ancora solo 3 rappresentanti, in Sudafrica arriverà a 6 per la prima volta. Delle 5 presenti in Germania già eliminata l'Angola. Ancora in corsa Togo (che però è nel girone del Camerun), Ghana, Costa d'Avorio e Tunisia. Quest'ultima è inserita nel gruppo della Nigeria, l'unica squadra ad aver vinto tutti e 6 gli incontri della fase precedente.
Il via, oggi, a Kigali, dove l’Algeria cercava il suo primo successo lontano da casa nelle qualificazioni mondiali dal 2003. E' andata male: all’Amahoro Stadium è finita 0-0, risultato che farà piacere all’Egitto, impegnato domani sera in casa con lo Zambia e strafavorito per la vittoria finale nel girone.
Nell'altra gara del pomeriggio (Kenya-Tunisia), invece, le Aquile di Cartagine hanno vinto 2-1 a Nairobi lanciando un segnale forte alla Nigeria, la grande rivale del gruppo in campo domani a Maputo, in Mozambico. La Tunisia si è qualificata per gli ultimi 3 mondiali e con il successo sul Kenya sembra decisa a dar battaglia alla Nigeria, teoricamente favorita per la conquista del primo posto nel gruppo B che garantisce il biglietto per Sudafrica 2010. La squadra del portoghese Coelho è passata in vantaggio al Nyayo National Stadium con una rete di Ammar Jemal al 5’ servito da Ben Khalifa. Il miglior giocatore del Kenya, Dennis Oliech ha avuto due chiare occasioni da rete riuscendo a pareggiare al terzo tentativo al 70’: fuga di Patrick Oboya a sinistra cross e conclusione mancina dell’attaccante dell’Auxerre. La sua quinta rete nelle ultime 4 gare di qualificazione mondiale però non è bastata. La Tunisia ha impiegato due minuti per riportarsi in avanti con Issam Jomaa, resistendo poi fino alla fine. Jomaa, mancino che fa panchina nel Lens, seconda divisione francese, evidentemente a Nairobi si trova a suo agio: ieri ha approfittato di un errore difensivo segnando un gran gol con un tiro potente da 20 metri, nel 2005 nella capitale kenyana fece il suo primo gol con la nazionale tunisina. Con la rete di ieri (la terza nelle qualificazioni) è arrivato a 14 in 32 presenze. Partita dura, giocata su un campo in pessime condizioni e condizionata dal caldo umido. Il parmense McDonald Mariga ha giocato tutto l’incontro ma la sua buona prestazione non è stata sufficiente per il Kenya, destinato con ogni probabilità a giocarsi il terzo posto nel girone col Mozambico.
I tunisini partivano comunque favoriti: il Kenya ha cambiato allenatore solo alla fine di febbraio, affidandosi al tedesco Hey, 38enne che allenava in Liberia. La cacciata del precedente tecnico, l'ottimo keniano Kimanzi, ha fatto imbestialire i giocatori tanto che la stella della squadra, Oliech, aveva minacciato di lasciare le Harambee Stars. Il Kenya non ha mai battuto la Tunisia in competizioni ufficiali e aveva perso 1-0 gli ultimi 3 incontri.

Primo turno nel weekend, poi di nuovo i campo a giugno (due volte), a settembre, ottobre e novembre. Sei partite che decideranno anche chi andrà alla Coppa d'Africa in Angola nel gennaio del 2010. Le prime classificate vanno al mondiale e alla Coppa d'Africa, seconde e terze solo alla competizione continentale. In questo turno si giocano 6 partite sabato e 4 domenica.
Tra i convocati delle 20 nazionali la percentuale dei professionisti è enorme. Ci sono rose composte esclusivamente da calciatori impegnati fuori dal proprio paese (e soprattutto in Europa), a vario livello. L'eccezione è l'Egitto, che grazie a un campionato forte economicamente e tecnicamente può permettersi di tenere in patria i giocatori migliori. La squadra di Shehata, uno dei pochi allenatori africani, 5 su 20, esattamente come i francesi, ha solo da 7 professionisti su 24. Gli 'italiani' coinvolti in questo primo turno sono 7: gli interisti Muntari (Ghana) e Obinna (Nigeria), Asamoah (Udinese, Ghana), Diamoutene (Roma, Mali), Kharja (Siena, Marocco), Mariga (Parma, Kenya), Aubameyang (Avellino,Gabon). Lo juventino Sissoko era squalificato ed è infortunato.

Queste le gare del weekend, divise per gironi.
Gruppo A - Il piatto forte è la sfida tra Eto'o e Adebayor, i due grandi attaccanti di Barcellona e Arsenal. Togo e Camerun si sfidano sabato alle 17 all'Ohene Djan di Accra, Ghana, per una squalifica inflitta al Togo. Gli Sparvieri hanno impiegato 6 mesi per sostituire il ct francese Stambouli scegliendo il 62enne belga Thissen, un passato sulla panchina del Gabon, inserito in questo girone. Thissen è arrivato il 3 marzo e ha subito convocato Adebayor, fermo per l'infortunio riportato contro il Tottenham l'8 febbraio scorso. "Giocherà", ha detto il belga, per la gioia di Arsene Wenger. Per Otto Pfister, 5 vittorie su 6 nella prima fase, nessun problema: ha convocato 23 giocatori tesserati in Europa e ha l'imbarazzo della scelta. Il Togo ha battuto i Leoni Indomabili giusto 2 volte in 17 partite. L'altra gara è Marocco-Gabon. In panchina due francesi di nome, Lemerre e Giresse, sul campo non dovrebbe esserci molta storia anche se le Pantere hanno fatto bene nel girone precedente contro Ghana e Libia. Giresse ha convocato i fratelli Aubameyang, nati in Francia e tesserati per il Milan: Willy è all'Avellino, Pierre-Emerick al Digione. L'altro fratello, anche lui ex milanista, Catilina non è stato chiamato. Il padre dei 3, Pierre, giocò nella Triestina e fu capitano della nazionale.
Gruppo B - Come detto la Tunisia ha vinto in Kenya. Domani alle 15 il Mozambico ospita la Nigeria, incontro inedito nel panorama internazionale. I lusofoni si affidano all'inossidabile Tico Tico, 35 anni e un contratto nella serie B sudafricana: sinceramente non sembra poter bastare. Le Super Aquile, al momento guidate dal nigeriano Amodu, sono senza Yobo, Yakubu e Anichebe ma torna 'Obagoals' Martins. L'ex interista non ha ancora giocato un minuto nelle qualificazioni ma la Nigeria non ne ha risentito eccessivamente. Anche i nigeriani convocati giocano tutti in Europa. Tra i nomi più noti il sempreverde Kanu, Obi Mikel, Taiwo, i fratelli Uche.
Gruppo C - Egitto-Zambia chiuderà il weekend africano. Al Cairo (19.30 italiane) i campioni d'Africa, assenti dal mondiale da Italia '90, aspettano lo Zambia del francese Renard. È l'occasione per vedere Mido e Zaki, coppia d'attacco del Wigan che per infortuni vari da gennaio è scesa in campo insieme solo una volta, contro il Liverpool. L'ex romanista sinora ha giocato 5 minuti 5 nelle qualificazioni. La gara dovrebbe essere a senso unico, con lo Zambia che si affida al gruppo dei 'sudafricani': i tanti professionisti, guidati da Mbesuma, che si guadagnano da vivere nel Paese del mondiale. L'altra partita è decisamente più aperta. A Kigali il Ruanda sfida l'Algeria. Il ct croato Branko Tukac ha detto di voler fare storia, ma a disposizione ha mezzi limitati: le Vespe si appoggiano sul capitano Karekezi (Ham Kam, Norvegia) e su alcuni oriundi: l'ivoriano Oulai (terza divisione belga), i congolesi Lutula e Lezi (seconda divisione belga). L'Algeria è senza Ziani, il difensore del Marsiglia, squalificato.
Gruppo D - Il Ghana gioca domenica a Kumasi contro il Benin, qualificatosi a sorpresa per l'ultima Coppa d'Africa. Il ct serbo Rajevac è deciso a puntare sul capitano Appiah, perseguitato dagli infortuni, inseguito dai creditori e senza squadra da un anno, ma decisivo (un gol e un assist) nel 2-2 del mese scorso al Cairo con l'Egitto. Il ritorno di Essien è ovviamente la nota lieta per le Black Stars. Convocato Rahim Ayew, figlio di Abedì Pelé, ma non Dede, l'altro erede dell'ex torinista che ha partecipato all'ultima Coppa d'Africa. Il Benin è aggrappato a Omotoyossi, 6 gol in 6 partite sinora. In Sudan-Mali potrebbe arrivare la sorpresa, tra l'altro pagata molto bene dai bookmaker. Il Sudan, semisconosciuto, si è appena affidato ad un inglese altrettanto oscuro, il londinese Stephen Constantine, 'strappato' al Malawi, ma ha un gruppo solido e affronta un Mali decimato dagli infortuni. Assenti il Diarra del Madrid, il bianconero Sissoko e il difensore Drissa Diakite. C'è però Kanoute: 10 gol nelle ultime 7 partite col Siviglia. Le due squadre si sono affrontate nella fase precedente: 3-0 per il Mali a Bamako, 3-2 per il Sudan nel ritorno.
Gruppo E - Domenica (ore 19) ci sarà l'esordio di Drogba in queste qualificazioni mondiali. All'Houphouet Boigny di Abidjan, contro il Malawi di Kinna Phiri. L'attaccante del Chelsea ha saltato la fase precedente per infortunio. Halilodzic non ha Yaya Toure, ma l'avversario è davvero modesto, soprattutto fuori casa. Nelle tre sfide precedente gli Elefanti hanno sempre battuto le Fiamme. Molto più interessante la sfida tra Burkina Faso e Guinea (sabato alle 19). Gli Stalloni non battono la Guinea dal 1968 (rigori esclusi) e puntano tutto su Dagano, capocannoniere della prima fase con 7 reti. Il Burkina del portoghese Duarte, ex pupillo di Mourinho, ha segnato 14 reti nella prima fase. Nouzaret, che ha convocato solo 'europei' a parte il portiere di riserva, ha due giocatori chiave come Fode Mansare e Ismael Bangoura acciaccati.
(Filippo Maria Ricci, Gazzetta.it)

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Una Coppa pulita


Come annunciato ieri, ecco cosa mi ha raccontato Danny Jordaan, CEO del Comitato organizzatore di Sudafrica 2010, per il Manifesto:

Danny Jordaan, presidente del Comitato organizzatore di Sudafrica 2010, è a Milano per presentare la Confederations Cup di giugno e lo stato dei lavori per i Mondiali del prossimo anno. La prima Coppa del Mondo organizzata da un Paese africano è alle porte e l'ex insegnante-calciatore-attivista anti-Apartheid-dirigente dell'Anc (57 anni), vuole correggere l'immagine di una nazione disorganizzata e in ritardo circolata con l'avvicinarsi dello storico traguardo. I ritardi, in alcuni casi, erano reali come a Port Elizabeth (che è la città natale di Jordaan e ha perso la Confederations Cup) ma per lo più si tratta di problemi comuni a ogni organizzatore di grandi eventi. Basti pensare a Pechino 2008 o, per guardare a casa nostra, a Italia '90, con gli ultimi «ritocchi» fatti in corsa la mattina della giornata inaugurale.
Mr. Jordaan, ha mai avuto la sensazione che Blatter potesse davvero decidere di spostare il Mondiale altrove, negli Usa o in Australia?
Non esiste essere umano sulla terra che possa togliere il Mondiale al Sudafrica. Solo Dio potrebbe farlo. Quando investi 3 miliardi di euro nell'organizzazione di un simile evento, è ovvio che ci siano dei contratti a tutelarti. Nessuno può svegliarsi una mattina e decidere di spostare altrove il Mondiale, a meno che non si verifichi un disastro naturale, come un terremoto, per esempio. Abbiamo dei contratti firmati e tutti li onoreranno.
E il problema della sicurezza che spaventa la Fifa?
Negli ultimi tempi abbiamo avuto a che fare con attacchi xenofobi, gravi senza dubbio, ma del tutto estemporanei. Nessuno può pensare di punire il nostro paese per quei fatti.
I tifosi saranno al sicuro?
Al 100%. Vi assicuro che tutto andrà per il meglio, nessuno è preparato quanto lo siamo noi. E in ogni caso è troppo tardi, stiamo già vendendo i biglietti.
Impiegherete anche l'esercito?
No, i soldati resteranno fuori da ogni fase dell'organizzazione, non saranno necessari e non vogliamo creare un impianto militaristico, sarebbe pessimo anche per la nostra immagine. Abbiamo investito più di cento milioni di euro nella sicurezza, per aumentare di 41mila unità le forze di polizia e addestrare 45mila steward. Sarà più che sufficiente.
Qualcuno pensa che i vostri nuovi modernissimi stadi possano diventare delle cattedrali nel deserto dopo il Mondiale: enormi impianti per il calcio costruiti in quartieri bianchi, dove si seguono solo rugby e cricket, e troppo lontani per la gente dei quartieri neri, che non potrà permettersi di pagare il biglietto per arrivare allo stadio.
Queste differenze non hanno più senso. L'Apartheid creò aree bianche e aree nere, ma oggi il paese appartiene a tutti noi, senza distinzioni. Ci sono bianchi che vivono a Soweto e neri che vivono a Sea Point (quartiere di Cape Town, ndr). Per cui, dove sarebbero questi «quartieri bianchi»?
Beh, ha citato tutti quartieri «bene». Soweto non è più il ghetto di qualche anno fa. Da Philippi (uno degli slums di Cape Town, ndr) allo stadio di Green Point però può essere un viaggio impossibile...
Il Mondiale si gioca a Cape Town, nel tuo paese, potrai viverlo da vicino, più di quanto ti capiterà mai di farlo in tutta la tua vita. Dovremmo forse portare le partite a Philippi? Lo stadio appartiene a tutti i cittadini che pagano le tasse. Vede, il Mondiale è stato organizzato dall'Italia, dagli Stati Uniti, dalla Germania, da Giappone e Corea. In ogni Paese, gli stadi saranno stati troppo lontani per qualcuno. In Italia, nel 1990, non avrà avuto le partite esattamente dove le sarebbe stato più comodo, immagino.
In Sudafrica però certe divisioni sembrano ancora molto evidenti.
Conosco un po' la vostra storia, Garibaldi e Cavour: avete dovuto far coesistere nord e sud del paese per creare un'unica nazione. Anche per noi non è un'operazione facile e veloce. La promulgazione di una Costituzione democratica non ha trasformato automaticamente il Sudafrica in un paese democratico e non razzista. Ma ci arriveremo insieme, bianchi e neri, poveri e ricchi. Un paese diviso e razzista corre gravi rischi, guardate la Bosnia o il Ruanda. Ma noi abbiamo una visione e un futuro comune e il Mondiale faciliterà questo processo. La gente sa che ci sarà più lavoro, che aumenteranno le opportunità. Trasporti migliori, infrastrutture migliori, più tecnologia, più benessere. Arriveranno investimenti in dollari e in euro. I sudafricani lo sanno, il Mondiale aiuterà il nostro paese, anche a essere più ottimista.
Cosa pensa della mancata concessione del visto al Dalai Lama?
Non posso esprimere un giudizio, perchè non faccio parte degli organizzatori di quel Congresso. Sarebbe stupido fare annunci alla stampa a proposito di qualcosa che non conosco a fondo.
Qual è l'obiettivo dei «bafana bafana» ai Mondiali 2010?
Non saprei, io sono responsabile dell'organizzazione del torneo, c'è una federazione che si occupa della nazionale sudafricana. Quello che posso dire è che il successo di un Mondiale è legato a quello della squadra di casa. Se il Sudafrica uscisse subito, la gente perderebbe un po' di interesse, è ovvio. Ma questo sarà un Mondiale di tutta l'Africa, non solo del Sudafrica, e per tutti noi sarebbe fantastico se una delle sei squadre di questo continente presenti al torneo arrivasse in semifinale.
Come se la cava il nuovo ct Joel Santana? E' sembrato un ripiego, una seconda scelta...
E' un buon allenatore. Non era la prima scelta, ovvio. Purtroppo il suo predecessore, Parreira, ha dovuto rinunciare.
Il Sudafrica perse i Mondiali del 2006 per il voto comprato di un membro della Fifa, Charles Dempsey. Ricorda?
La prima cosa che mi disse il presidente Mandela fu: «Fai qualunque cosa per portarci il Mondiale, ma in modo pulito. Non pagheremo tangenti, non faremo regali. A nessuno e per nessun motivo». Io mi sono attenuto alle sue istruzioni. Credo sia nostro dovere cercare di cambiare le regole del gioco. Il fatto che si dica che tutti lo hanno sempre fatto, non implica che debba continuare così per sempre.

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venerdì, marzo 27, 2009

 

Il Sudafrica premia Fidel Castro per la lotta contro il razzismo

L’ex presidente cubano Fidel Castro riceverà la massima onorificenza che lo stato sudafricano possa conferire a un cittadino straniero: la medaglia d’oro dell’Ordine dei compagni di Oliver Reginald Tambo. Lo ha annunciato oggi l’ufficio della presidenza sudafricana. Venerdì prossimo, il presidente Kgalema Motlante, in una cerimonia a Pretoria, consegnerà onorificenze di diverso tipo a 28 persone, ma è improbabile che Castro, che un anno fa ha lasciato l’incarico di capo dello Stato per motivi di salute, possa essere presente. Nelle motivazioni del riconoscimento, diffuse in un comunicato, si precisa che la scelta di Castro è stata fatta per il suo contribuito alla lotta contro il razzismo, il colonialismo, l’apartheid e l’ineguaglianza. Istituita nel 2002, l’onorificenza dell’Ordine dei compagni di O.R. Tambo ricorda il politico sudafricano che fu uno delle guide della lotta contro l’apartheid, presidente dell’African national congress, in esilio per molti anni.
(Fonte: Misna)

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Danny Jordaan a Milano


"Il Sudafrica è pronto ad ospitare la prima Coppa del Mondo del continente africano". Ne è orgogliosamente convinto il presidente del Comitato Organizzatore dei mondiali sudafricani del 2010, Danny Jordaan (immagine), che, ieri mattina, a Milano, ha partecipato alla conferenza stampa di presentazione della Confederations Cup. "Gli stadi per i mondiali saranno pronti a ottobre - garantisce - e saranno gli stadi migliori in cui si sia mai giocato un mondiale". I timori per la sicurezza sono infondati, assicura Jordaan: "Per garantirla abbiamo investito più di cento milioni di euro - spiega - per aumentare di 41 mila unità le forze di polizia, addestrare 45 mila steward e aumentare il numero degli elicotteri disponibili".
Sarà un bel Mondiale? Probabilmente. Il punto è: cosa lascerà alla Rainbow Nation?
Vedremo. Domani, pubblicherò nel blog la versione integrale dell'intervista a Jordaan che ho realizzato per il Manifesto.

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martedì, marzo 24, 2009

 

Il Sudafrica nega il visto al Dalai Lama e gli altri Nobel boicottano la conferenza

Altro copiaincolla (da Repubblica.it), ma fondamentale. E approfondirò l'argomento, promesso:

Dopo il rifiuto degli altri Premi Nobel di partecipare alla conferenza per la Pace legata ai Mondiali di calcio che si terranno in Sudafrica nel 2010, dal momento che il governo aveva negato il visto al Dalai Lama, gli organizzatori hanno deciso di rinviare il meeting. "Gli organizzatori hanno deciso, nell'interesse della pace, di rinviare la conferenza sulla pace in Sudafrica", ha dichiarato il presidente del Comitato Irvin Khoza, uno dei responsabili locali dei Mondiali del 2010.
Pretoria aveva reso noto ieri di aver rifiutato, in nome dell'interesse nazionale, di concedere un visto di ingresso nel paese al leader spirituale tibetano, che avrebbe dovuto prendere parte venerdì prossimo, 27 marzo, a una conferenza a Johannesburg sul calcio come strumento di lotta contro il razzismo e la xenofobia.
Il comitato del Nobel per la pace e due premi Nobel sudafricani, Desmond Tutu (nella foto, con il Dalai Lama, ndr) e Frederik de Klerk (ex presidente sudafricano) avevano detto subito che avrebbero boicottato l'incontro se il Sudafrica, organizzatore della Coppa del mondo, non avesse fatto marcia indietro sulla decisione.
Nel corso di una conferenza stampa a Johannesburg, Irvin Khorza ha spiegato che "il governo sudafricano ha convinto il Dalai Lama a rinviare la sua visita in questa fase". Una decisione giustificata dalla "realpolitik" dei rapporti con la Cina, che condivide col Sudafrica il 20% dei suoi commerci nel Continente nero.
"Dato che la finalità della conferenza è la pace", ha aggiunto Khorza, "gli organizzatori non vogliono mettere il comitato del Nobel in una situazione che lo porrebbe in conflitto con i suoi premiati".
Il visto negato al leader spirituale tibetano rischia di trasformarsi in un autogol per il Sudafrica, soprattutto dopo che il presidente dell'African National Congress (Anc), Kgalema Motlanthe, aveva ammesso che la decisione è stata presa perché il Sudafrica sarebbe stato "fonte di pubblicità negativa per la Cina" quando invece dà "molto valore ai rapporti con Pechino". Il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Qin Gang, ha ribadito "l'assoluta contrarietà" di Pechino a qualsiasi contatto tra governi stranieri e il Dalai Lama o a che gli vengano offerte "tribune per le sue attività separatiste".

Durissime le parole di Desmond Tutu: "Se viene rifiutato il visto a sua santità, non prenderò parte alla prossima conferenza di pace legata ai mondiali di calcio. Condannerò il comportamento del governo come vergognoso, in linea con il nostro pessimo comportamento al consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, come un totale tradimento della nostra storia di lotta. Stiamo cedendo in modo vergognoso alle pressioni cinesi. Mi vergogno profondamente e me ne rattristo".
Servono altri commenti?

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lunedì, marzo 23, 2009

 

L’oro a +6,6% fa temere il peggio

Non è molto, dopo mesi, ma riporto questo bell'articolo di Loretta Napoleoni (foto), dal sito il caffè:

La Federal Reserve prende tutti di sorpresa e a metà settimana inizia a comprare sul mercato internazionale le obbligazioni del governo americano per un valore di 300 miliardi di dollari. È una manovra che consolida la strategia del quantitative easing adottata sulle due sponde dell’Atlantico. Ed infatti i tassi dei buoni del tesoro a 10 anni sono subito scesi mentre gli indici del mercato azionario sono saliti. La manovra funziona allora? Non tutti ne sono sicuri, anzi c’è chi fa presente che altri indicatori confermano che il mercato teme il peggio e che l’inaspettato e massiccio acquisto di obbligazioni governative è l’ennesimo segno di debolezza del sistema.
Ed ecco gli indici negativi: il dollaro che perde quota rispetto all’euro e allo yen e il prezzo dell’oro che in una giornata sale del 6.6%.
L’oro tutti lo sanno è un bene rifugio, nei momenti di crisi e di grande incertezza, come quello attuale, chi ha soldi da investire acquista lingotti o investe nell’industria aurifera. L’oro protegge anche contro l’inflazione, dopo la seconda crisi petrolifera, quella legata alla rivoluzione Komeinista, il prezzo del metallo giallo è schizzato ed ha raggiunto quota 800 dollari l’oncia dove è rimasto per lunghi periodi prima di ricominciare a scendere intorno alla metà degli anni ’80 quando l’inflazione è rientrata.
Il prezzo dell’oro è anche un indicatore della fiducia che i mercati hanno nel sistema finanziario, in quello economico e soprattutto nei confronti dei governi che li gestiscono. Durante gli anni ’90, quando tutti erano presi dall’euforia della vittoria sull’impero del male comunista, per usare una frase cara al Presidente Reagan, le quotazioni dell’oro sono rimaste basse. Anche ai tempi di Clinton e della vittoria di New Labour in Gran Bretagna, gli investitori si sono tenuti alla larga dal lingotto. La situazione è cambiata con l’inizio del conflitto iracheno, o meglio con la fine di quello ‘ufficiale’, nell’aprile del 2003, e con l’avvento della guerra civile. Il prezzo dell’oro è dunque una sorta di indice di gradimento dei politici ed al tempo stesso il barometro della loro futura popolarità.
Per chi si guadagna la vita in borsa è anche e soprattutto uno strumento speculativo, forse quello piu’ antico che esiste. All’inizio di questa settimana, Paulson & Co. Il leggendario hedge fund fondato da John Paulson, uno dei pochissimi che ha predetto la crisi del credito, ha acquistato l’11,3% delle miniere aurifere della sudafricana AngloGold Ashanti acquistandolo dalla Anglo American, una societa’ mineraria in gravi difficoltà. La decisione di investire pesantemente – Paulson ha speso 1,28 miliardi di dollari - riflette la volontà di ‘scommettere’ contro le politiche dei governi occidentali, tra cui il quantitative easing, con il minimo rischio. Le azioni della Anglo American, infatti negli ultimi 12 mesi sono scese da 36 a 11 sterline.

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mercoledì, dicembre 10, 2008

 

A presto

Bene, mi rendo conto di essere assente dal blog da un'eternità, ormai, ma non sono davvero in grado di gestirlo, in questo periodo. Mi sono perso di tutto, lo so, ma non posso fare altrimenti (recupererò, promesso).
Per ora, seguire l'ottimo blog di Graziana Urso mi sembra la cosa più intelligente da fare.
A presto.

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domenica, novembre 09, 2008

 

Due messaggi di auguri dal Sudafrica per Obama

Periodo incasinatissimo, per mille motivi. Beh, questo, però, non potevo proprio perdermelo:
Un evento epocale” che riempie di “speranza” per “un mondo migliore”: l’ex-presidente Nelson Mandela e l’arcivescovo anglicano emerito di Città del Capo Desmond Tutu, premi Nobel per la pace e padri delSudafrica moderno, hanno inviato entrambi un messaggio di auguri a Barack Obama, vincitore delle elezioni presidenziali degli Stati Uniti. “La tua vittoria – si afferma nel messaggio di Mandela – ha dimostrato che nessuno deve aver paura di sognare di voler cambiare il mondo (...). Prendiamo atto e applaudiamo il tuo impegno per la pace e la sicurezza mondiale. Crediamo che farai della lotta contro il flagello della povertà e della malattia, in ogni parte del mondo, la missione della tua presidenza”. “L’elezione di Obama – sottolinea Tutu - è un evento epocale che riempie il mondo della speranza che il cambiamento sia possibile.
E’ formidabile: si sta dicendo alla gente di colore che per loro il cielo non ha più limiti (...). C’è una nuova primavera di fronte a noi, ora le nostre spalle sono più dritte. E’ quasi come quando Nelson Mandela divenne presidente del Sudafrica nel 1994”
(Fonte: Misna)

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venerdì, ottobre 17, 2008

 

Verso Sudafrica 2010: sogno Ruanda, crisi Brasile.

Altro copiaincolla da Gazzetta.it con questa panoramica (di Stefano Cantalupi) sulle qualificazioni mondiali nei vari continenti. Ci sono sorprese positive come Lituania, Ruanda e Cile, ma anche delusioni come Portogallo, Brasile, Argentina e Messico, nazionali che dovranno riscattarsi per non rischiare l'eliminazione:

A 600 giorni di distanza dal calcio d'inizio del Mondiale 2010, andiamo a vedere come si stanno comportando le nazionali che inseguono un posto per la fase finale in Sud Africa. Tra rivelazioni, fallimenti e mezze delusioni, ci proponiamo di dare uno sguardo panoramico a quanto sta accadendo nei vari continenti. E di segnalarvi qualche giocatore interessante (che non sia troppo famoso) tra quelli che si stanno mettendo in luce con la maglia della nazionale d'appartenenza.
IN CRESCITA - Cominciamo col parlare delle squadre che stanno correndo oltre le previsioni, sorprendendo un po' tutti. Una puntualizzazione è d'obbligo: le qualificazioni sono iniziate da poco e c'è tempo per riblatare completamente le impressioni iniziali, ma il nostro obiettivo è stilare un primo bilancio, considerando quanto visto finora. Partiamo dal Paraguay, che sta dominando il Conmebol. A stupire non è tanto il fatto che l'"Albirroja" abbia ottime chance di andare al Mondiale (impresa che le riesce abitualmente), quanto il dominio espresso in termini di gioco e punti rispetto alle rivali. Restando in Sud America, sta facendo bene anche il Cile, reduce da una storica "prima volta" contro l'Argentina (immagine) e quarto i classifica. Veniamo all'Europa: la Lituania è prima (con la Serbia) in un girone dove ci sono anche Francia, Romania e Austria: chi l'avrebbe detto? Molto bene anche la Slovacchia, che ha battuto in rimonta la Polonia e ora guida il gruppo che comprende anche i "cugini" cechi. Una menzione va all'Albania, capace di bloccare Svezia e Portogallo. In Asia, la Corea del Nord sembra aver coperto il gap con le migliori rappresentanti del continente. In Africa siamo più indietro, ci sono ancora 20 nazionali in lizza per i 5 posti utili. Tra queste, alcune note liete e impreviste alla vigilia come Ruanda, Sudan, Gabon, Mozambico e Malawi.
FALLIMENTI - C'è già qualcuno che è finito fuori dai giochi. Tra le selezioni eliminate, spiccano Angola e Senegal. L'Angola era presente a Germania 2006, il Senegal stupì il mondo nell'edizione 2002. E per quanto riguarda il Concacaf, va registrata la pessima prestazione del Canada, che proprio non riesce a presentare una squadra accettabile a nessun livello.
LE "BIG" IN DIFFICOLTA' - Se per Angola, Senegal e Canada non c'è più tempo per rimediare, ci sono altre nazionali di prima fascia che possono ancora invertire la rotta dopo un inizio mediocre. La situazione peggiore è quella del Portogallo, che nelle prime 4 partite ha battuto solo Malta: poi sconfitta interna con la Danimarca, pareggio senza reti in Svezia e altro 0-0 contro un'Albania ridotta in dieci uomini per metà gara. Davvero un cammino indegno di una nazionale così dotata a livello di talento. In Europa, rischiano grosso anche Francia e Romania, che nel loro girone vedono allontanarsi pericolosamente la Lituania e soprattutto la Serbia. Scenari foschi pure per la Repubblica Ceca, in pieno ricambio generazionale. Andiamo in Sud America: sul banco degli imputati c'è il Brasile anti-spettacolare di Dunga, ma non è che l'Argentina di Basile stia facendo meglio. Impossibile pensare che non si qualifichino per la fase finale, ma l'allarme deve suonare. Così come per il Messico di Eriksson, che ancora non ha vinto la concorrenza di Honduras e Guatemala per accedere alla fase successiva nella zona nord-centroamericana.
I NOMI DA SEGUIRE - Da ultimo, vi invitiamo ad annotare qualche nome tra quelli che si stanno facendo apprezzare in queste qualificazioni mondiali. Non citiamo i fuoriclasse, perché li conoscete già. Parliamo piuttosto dei paraguaiani Valdez e Cabanas, che fanno grandi cose nell'attacco biancorosso. O del solito, sottovalutato Cahill, centrocampista che segna sempre e comunque, che si tratti di farlo per l'Everton o per l'Australia. Nel Brasile si sta salvando il difensore Thiago Silva che tanto piace alle milanesi, mentre nel Cile ha ripreso a brillare la stella del giovane Mati Fernandez, e il 21enne Martins è una delle poche buone notizie per la Bolivia. Nel Concacaf stanno segnando gol a grappoli due giovani: il giamaicano Shelton e Ruiz del Costa Rica. In Africa, riflettori sul maliano Bangoura della Dinamo Kiev, sul capocannoniere Dagano del Burkina Faso e su Omotoyossi del Benin. In Europa, il belga Sonck sta finalmente mostrando le sue potenzialità, mentre è un periodo di grazia (anche nel Colonia) per lo sloveno Novakovic. E se lo svizzero N'Kufo sta vivendo una seconda giovinezza, c'è un gigante classe '86 su cui puntiamo a occhi chiusi: è il bosniaco Dzeko e gioca nel Wolfsburg.

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mercoledì, ottobre 15, 2008

 

Ecco Zakumi, il leopardo mascotte

Si chiama Zakumi ed è un leopardo la mascotte di Sudafrica 2010.
Beh, la notizia è del 22 settembre, lo so, ma devo recuperare un po' di lavoro arretrato.
"Zakumi rappresenta la gente, la geografia e lo spirito del Sudafrica - ha spiegato il segretario generale della Fifa, Jerome Valcke - Impersonando l'essenza della prossima coppa del mondo. Siamo sicuri che portera' grande allegria". La parola Zakumi è una composizione che unisce la sillaba Za, sigla che sta per "Sudafrica", e la parola kumi, che in varie lingue africane è traducibile con il numero 10.

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