sabato, marzo 28, 2009

 

Una Coppa pulita


Come annunciato ieri, ecco cosa mi ha raccontato Danny Jordaan, CEO del Comitato organizzatore di Sudafrica 2010, per il Manifesto:

Danny Jordaan, presidente del Comitato organizzatore di Sudafrica 2010, è a Milano per presentare la Confederations Cup di giugno e lo stato dei lavori per i Mondiali del prossimo anno. La prima Coppa del Mondo organizzata da un Paese africano è alle porte e l'ex insegnante-calciatore-attivista anti-Apartheid-dirigente dell'Anc (57 anni), vuole correggere l'immagine di una nazione disorganizzata e in ritardo circolata con l'avvicinarsi dello storico traguardo. I ritardi, in alcuni casi, erano reali come a Port Elizabeth (che è la città natale di Jordaan e ha perso la Confederations Cup) ma per lo più si tratta di problemi comuni a ogni organizzatore di grandi eventi. Basti pensare a Pechino 2008 o, per guardare a casa nostra, a Italia '90, con gli ultimi «ritocchi» fatti in corsa la mattina della giornata inaugurale.
Mr. Jordaan, ha mai avuto la sensazione che Blatter potesse davvero decidere di spostare il Mondiale altrove, negli Usa o in Australia?
Non esiste essere umano sulla terra che possa togliere il Mondiale al Sudafrica. Solo Dio potrebbe farlo. Quando investi 3 miliardi di euro nell'organizzazione di un simile evento, è ovvio che ci siano dei contratti a tutelarti. Nessuno può svegliarsi una mattina e decidere di spostare altrove il Mondiale, a meno che non si verifichi un disastro naturale, come un terremoto, per esempio. Abbiamo dei contratti firmati e tutti li onoreranno.
E il problema della sicurezza che spaventa la Fifa?
Negli ultimi tempi abbiamo avuto a che fare con attacchi xenofobi, gravi senza dubbio, ma del tutto estemporanei. Nessuno può pensare di punire il nostro paese per quei fatti.
I tifosi saranno al sicuro?
Al 100%. Vi assicuro che tutto andrà per il meglio, nessuno è preparato quanto lo siamo noi. E in ogni caso è troppo tardi, stiamo già vendendo i biglietti.
Impiegherete anche l'esercito?
No, i soldati resteranno fuori da ogni fase dell'organizzazione, non saranno necessari e non vogliamo creare un impianto militaristico, sarebbe pessimo anche per la nostra immagine. Abbiamo investito più di cento milioni di euro nella sicurezza, per aumentare di 41mila unità le forze di polizia e addestrare 45mila steward. Sarà più che sufficiente.
Qualcuno pensa che i vostri nuovi modernissimi stadi possano diventare delle cattedrali nel deserto dopo il Mondiale: enormi impianti per il calcio costruiti in quartieri bianchi, dove si seguono solo rugby e cricket, e troppo lontani per la gente dei quartieri neri, che non potrà permettersi di pagare il biglietto per arrivare allo stadio.
Queste differenze non hanno più senso. L'Apartheid creò aree bianche e aree nere, ma oggi il paese appartiene a tutti noi, senza distinzioni. Ci sono bianchi che vivono a Soweto e neri che vivono a Sea Point (quartiere di Cape Town, ndr). Per cui, dove sarebbero questi «quartieri bianchi»?
Beh, ha citato tutti quartieri «bene». Soweto non è più il ghetto di qualche anno fa. Da Philippi (uno degli slums di Cape Town, ndr) allo stadio di Green Point però può essere un viaggio impossibile...
Il Mondiale si gioca a Cape Town, nel tuo paese, potrai viverlo da vicino, più di quanto ti capiterà mai di farlo in tutta la tua vita. Dovremmo forse portare le partite a Philippi? Lo stadio appartiene a tutti i cittadini che pagano le tasse. Vede, il Mondiale è stato organizzato dall'Italia, dagli Stati Uniti, dalla Germania, da Giappone e Corea. In ogni Paese, gli stadi saranno stati troppo lontani per qualcuno. In Italia, nel 1990, non avrà avuto le partite esattamente dove le sarebbe stato più comodo, immagino.
In Sudafrica però certe divisioni sembrano ancora molto evidenti.
Conosco un po' la vostra storia, Garibaldi e Cavour: avete dovuto far coesistere nord e sud del paese per creare un'unica nazione. Anche per noi non è un'operazione facile e veloce. La promulgazione di una Costituzione democratica non ha trasformato automaticamente il Sudafrica in un paese democratico e non razzista. Ma ci arriveremo insieme, bianchi e neri, poveri e ricchi. Un paese diviso e razzista corre gravi rischi, guardate la Bosnia o il Ruanda. Ma noi abbiamo una visione e un futuro comune e il Mondiale faciliterà questo processo. La gente sa che ci sarà più lavoro, che aumenteranno le opportunità. Trasporti migliori, infrastrutture migliori, più tecnologia, più benessere. Arriveranno investimenti in dollari e in euro. I sudafricani lo sanno, il Mondiale aiuterà il nostro paese, anche a essere più ottimista.
Cosa pensa della mancata concessione del visto al Dalai Lama?
Non posso esprimere un giudizio, perchè non faccio parte degli organizzatori di quel Congresso. Sarebbe stupido fare annunci alla stampa a proposito di qualcosa che non conosco a fondo.
Qual è l'obiettivo dei «bafana bafana» ai Mondiali 2010?
Non saprei, io sono responsabile dell'organizzazione del torneo, c'è una federazione che si occupa della nazionale sudafricana. Quello che posso dire è che il successo di un Mondiale è legato a quello della squadra di casa. Se il Sudafrica uscisse subito, la gente perderebbe un po' di interesse, è ovvio. Ma questo sarà un Mondiale di tutta l'Africa, non solo del Sudafrica, e per tutti noi sarebbe fantastico se una delle sei squadre di questo continente presenti al torneo arrivasse in semifinale.
Come se la cava il nuovo ct Joel Santana? E' sembrato un ripiego, una seconda scelta...
E' un buon allenatore. Non era la prima scelta, ovvio. Purtroppo il suo predecessore, Parreira, ha dovuto rinunciare.
Il Sudafrica perse i Mondiali del 2006 per il voto comprato di un membro della Fifa, Charles Dempsey. Ricorda?
La prima cosa che mi disse il presidente Mandela fu: «Fai qualunque cosa per portarci il Mondiale, ma in modo pulito. Non pagheremo tangenti, non faremo regali. A nessuno e per nessun motivo». Io mi sono attenuto alle sue istruzioni. Credo sia nostro dovere cercare di cambiare le regole del gioco. Il fatto che si dica che tutti lo hanno sempre fatto, non implica che debba continuare così per sempre.

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lunedì, agosto 18, 2008

 

Sudafrica 2010 o Usa 2010? Blatter prende tempo

Rieccomi, dopo tre travagliatissime settimane di assenza dal blog (e non solo da quello). Non ci crederete mai, ma rientro con Sepp e il prossimo Mondiale (grazie a Fulvio Bianchi):

Incredibile: fra due anni si dovrebbero disputare i Mondiali di calcio in Sudafrica ma l'ineffabile presidente della Fifa, Sepp Blatter, continua a lanciare sospetti sugli organizzatori sudafricani. Ha ragione perché in effetti in Sudafrica hanno problemi immensi, soprattutto di sicurezza, ma Blatter a questo punto dovrebbe prendere una decisione. Ultimamente ha detto che ci sono due Nazioni già pronte per subentrare, e non sono in Europa. Si tratta di Stati Uniti e Australia. Ma la Fifa deve trovare il coraggio di dirlo al Sudafrica...

In realtà, potrebbe esserci qualche altra novità. Datemi solo un paio di giorni per capire che aria tiri.

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lunedì, luglio 14, 2008

 

Le battaglie perse di Mr.Blatter

Due personaggi: il mitico Fulvio Bianchi (Spy Calcio) e Sepp Blatter. Fortunatamente, sembra che Fulvio non abbia nulla a che fare con le gaffe e i maneggi dell'istrionico presidente Fifa, ma l'accostamento, oggi, è inevitabile (quanto innocuo), visto l'ottimo pezzo che Repubblica dedica al genio di Visp. Sembrerà incredibile ai "profani", ma vi posso garantire che - purtroppo- Fulvio non si è inventato nulla:

Porte più larghe, limiti agli stranieri, palloni coi sensori, Mondiali ogni due anni, abolizione del pareggio, golden e silver gol, calciatrici-sexy e calciatori-schiavi: è inarrivabile, ormai, Sepp Blatter. Classe ’36, nato nel paesino svizzero di Visp, tre matrimoni, il presidente della Fifa, arrivato ormai al decimo anno di dittatura, ama stupire. Una trovata dopo l’altra. Una gaffe dopo l’altra. Tanto da dover fare sovente precipitosamente marcia indietro. Ha spiazzato ultimamente anche i suoi amici, come Michel Platini. Non si sa quando abbia iniziato a sfornare idee a getto continuo, ma già quando era segretario della Fifa, nel 1990, si era convinto che solo le partite con tanti gol fossero attraenti. E così ha iniziato col rendere la vita difficile ai portieri.
Secondo gli inglesi, che lo odiano, il massimo delle sue “calamities” lo ha raggiunto però nel 2004, quando si è inventato che le donne-calciatori dovevano indossare pantaloncini attillatissimi, come le giocatrici di volley, così anche le partite di calcio sarebbero state più sexy.
Di tutto si occupa ormai Blatter: di questioni tecniche, regolamentari, di business. Voleva, appunto, fare disputare i Mondiali ogni due anni, ma ora si trova con la grana del Sudafrica che chissà mai se ce la farà per il 2010 (si sono già fatti sotto Usa, Australia e Germania).
Ha tentato di proporre di allargare le porte, “perché l’altezza media dei calciatori è molto cresciuta in questi ultimi anni”, rendendosi però conto che sarebbe costato troppo rifare tutti gli stadi del mondo. Si è lanciato nel progetto, fallito ovviamente, del pallone coi sensori per scoprire i gol-fantasma: niente da fare, il pallone dell’Adidas (guarda caso sponsor della Fifa…) non ha mai funzionato e così adesso di prova con i due arbitri di area.
Incredibile, poi, è stata la trovata del 6+5, che Blatter si è fatto approvare al recente congresso della Fifa a Sidney: l’obbligo insomma di mandare in campo, almeno per il calcio d’inizio, 6 calciatori “eleggibili” per la nazionale e solo 5 stranieri. Roba che alla Ue sono sobbalzati: non se ne parla nemmeno, la risposta. In effetti, è una battaglia, oltre che persa, praticamente inutile e antistorica. Lo ha confermato anche uno studio (segreto) della Fifpro, il sindacato europeo calciatori: l’indagine è stata fatta sulle rose tipo di 40 club europei. Il 60% non avrebbe alcun problema anche con il 6+5 blatteriano; il 20% dovrebbe fare 1-2 cambi e soltanto tre club in Europa (Inter, Arsenal e Aek Atene) sarebbero costretti ad acquistare 5-6 calciatori nuovi. Meglio quindi lasciar perdere e puntare, come fa Platini, sul divieto di trasferimento dei minorenni in Europa. Lì, è il vero scandalo. La tratta dei baby-calciatori.
L’ultimo assist (per ora) Blatter lo ha regalato a Cristiano Ronaldo, e soprattutto al Real Madrid, di cui subisce il fascino. Per questo ha parlato di “contratti da schiavi”, di calciatori liberi di andare dove vogliono, anche se sono ancora legati da un ricchissimo contratto, dimenticando semmai che sovente sono proprio i giocatori, con gli agenti Fifa, che ricattano i loro club. In Inghilterra, soprattutto al Manchester United, adesso sono infuriati.
Pelè e Platini, due che a calcio hanno giocato, hanno consigliato a Blatter di lasciar perdere. Ma figuriamoci se lui si ferma. Chissà che starà studiando adesso.
Fulvio Bianchi

Già, il sospetto è più che legittimo.

A margine, segnalo anche due inziative del quotidiano inglese The Sun (come fa notare Fulvio, da quelle parti Blatter non è esattamente un eroe): Batter Blatter -cioè "Colpisci Blatter", un giochino interattivo che vi darà la possibilità di sfogarvi sul povero Sepp- e Boot out Blatter, "Cacciate Blatter", una petizione per cacciarlo dalla Fifa. Ma sarà dura che molli la sua poltrona di Zurigo.

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giovedì, luglio 10, 2008

 

Blatter smentisce Valcke? No, però...

Oltre a occuparsi del mercato madridista, Sepp Blatter (immagine, Afp) sembra non voler collaborare con i suoi sottoposti, alimentando (di proposito?) le voci che vorrebbero il prossimo Mondiale lontano dalla Rainbow Nation. Insomma, in un'intervista a Sky Sports, l'ex colonnello ha, di fatto, fornito altri dettagli del suo "piano B", parlando di tre Paesi pronti a ospitare il torneo nel caso in cui la Fifa fosse costretta a depennare il Sudafrica: "Ho parlato con tre possibili, non solo possibili, federazioni e Paesi che sarebbero in grado di organizzare la Coppa del mondo nel giro di un anno", ha detto Blatter, che si è tuttavia rifiutato di svelare quali siano le Nazioni in questione (Germania, Usa -secondo gli amici di Repubblica- e Australia, scommettiamo?).
I dubbi sono, purtroppo, aumentati dopo l’annuncio, martedì, che lo stadio di Port Elizabeth non sarà pronto per la Confederations Cup del giugno prossimo, considerata una sorta di prova generale dei Mondiali.

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-699 (con Andrew Jennings)

Bene, mancano meno di 700 giorni (699, per la precisione) all'inizio del Mondiale. Per l'occasione, "ripesco" dal buco nero del blog su GQ.it anche questa breve intervista al mitico (per me, non certo per Sepp) Andrew Jennings. Risale all'inizio del 2007, quindi si fa riferimento, per esempio, alla probabile (poi effettiva) rielezione di Blatter nel maggio dello scorso anno:
Il Sudafrica appare sempre più in difficoltà, nell'organizzazione del Mondiale: credi che Blatter cederà alle lusinghe australiane?
Il gioco di Blatter è quello di lasciare che circolino voci destabilizzanti per i sudafricani. In questo modo, diventano molto obbedienti e gli lasciano il controllo della vendita dei biglietti. Ma se gli stadi saranno pronti in tempo, non credo che avranno problemi. Anche se, una volta rieletto in maggio (e gli africani non possono votare che per lui), beh, allora potrà fare ciò che vorrà. Ma non prima della fine di maggio.
Uno dei principali problemi del calcio africano è l'ingordigia di molti politici. La Fifa ovviamente conosce la situazione (denaro che scompare, dirigenti arricchiti, premi per i calciatori ridotti a zero) ma non fa nulla. Perchè?
Blatter adora avere corruzione ovunque. In questo modo sa come controllare la Fifa.
Perchè la Caf, la confederazione africana, non si è ribellata contro Blatter, dopo la frode di Charles Dempsey?
Come avrebbero potuto? I sudafricani avevano intuito tutto ma non avevano la possibilità di provarlo. E Blatter riuscì a fregare tutti.
E' vero che gli altri africani non erano favorevoli all'assegnazione del Mondiale al Sudafrica, il Paese "meno africano" d'Africa?
Sospetto che gli altri Paesi africani abbiano pagato grosse tangenti (alla Fifa, ndr). Non credo che il Sudafrica abbia fatto lo stesso.

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giovedì, luglio 03, 2008

 

Meno reati (o meno denunce?), via al piano sicurezza

Dopo le dichiarazioni di Blatter, che sembra non escludere la scelta di una sede alternativa per garantire la sicurezza dei prossimi Mondiali di calcio, arriva puntuale la risposta di Pretoria, con la pubblicazione del rapporto annuale della polizia di stato, secondo cui l’allarme criminalità, nel Paese, sarebbe in diminuzione (pur rimanendo alto). Non tutti però prendono per oro colato i dati emersi. Alleanza Democratica, il principale partito di opposizione, avverte che il calo di reati registrato nell’ultimo anno ( -6, 4%) potrebbe dipendere solo da una diminuzione delle denunce: “Almeno il 51% delle vittime di furti non si rivolge alla polizia - sostiene la portavoce AD Dianne Kohler Barnard - anche perché il 49%non ha fiducia nel suo operato”.
All’elevato tasso di criminalità non corrisponde infatti una percentuale di arresti altrettanto significativa: “Se - insistono dal partito - come affermano le forze dell’ordine, vittime e malfattori si conoscono l’un l’altro, perché le manette non scattano più frequentemente?”
A preoccupare è l’aumento di rapine ai danni di abitazioni private e di motoveicoli, che accentua il senso di insicurezza dei cittadini. Ancor più grave, nonostante qualche segnale di miglioramento (-2%), è il tasso di omicidi: 38 ogni 100000 abitanti, a fronte di una media mondiale di 5.
Oltre al rapporto della polizia, la Fifa ha ricevuto anche il programma-sicurezza varato in vista del 2010. Oltre 41.000 poliziotti, 100 pattuglie, posti di blocco in prossimità degli stadi, 300 camere di sorveglianza sono solo alcune delle risorse a disposizione delle forze dell’ordine sudafricane, secondo il pacchetto predisposto dal Capo della Polizia Andre Pruis.
La situazione, però, rimane disarmante: "stadi che non ci sono -scrive Fulvio Bianchi- mancanza totale di sicurezza (almeno in alcune città). Un disastro. Il tempo è poco. Gli Stati Uniti sarebbero pronti per subentrare (oltre a Germania, Australia, Spagna...). Può essere: peccato che l'Italia non ci sia mai. Siamo campioni del mondo ma i nostri stadi sono ancora (tranne eccezioni) da terzo mondo".

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mercoledì, luglio 02, 2008

 

La travolgente energia del vuvuzela

Potrebbe essere il tormentone dei Mondiali 2010, salutato con entusiasmo dallo stesso Presidente Fifa Sepp Blatter il giorno dell’investitura ufficiale del Sudafrica. A due anni dal fischio d’inizio della competizione, il vuvuzela, strumento a fiato etnico popolarissimo negli stadi del Paese africano, si profila come il must della prossima torcida mondiale.
Simile a una trombetta in plastica, il suo vibrato ricorda il verso dell’elefante richiamando i giocatori all’azione in campo. Il vuvuzela, il cui nome significa in zulu “strumento che produce rumore”, è infatti originario del Corno d’Africa, dove veniva usato per segnalare l’inizio di una battaglia o di una celebrazione.
Oggi ha conquistato anche le tifoserie di Paesi quali Ghana, Nigeria e Costa d’Avorio, diventando un simbolo di tutto il calcio africano e suscitando la curiosità di numerosi supporters europei.
Per i Mondiali 2010 sono stati già prodotti centinaia di vuvuzela, ma ne circoleranno almeno un milione durante la kermesse iridata. Il prezzo, tra i 25 e i 30 rand, supera di poco i due euro.
(Graziana Urso, www.sudafrica10.wordpress.com)

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domenica, giugno 29, 2008

 

Il piano B

Il silenzio del vecchio Sepp cominciava a diventare sospetto. I recenti episodi di violenza che hanno portato il Sudafrica al centro dell'attenzione avevano anche riacceso i dubbi circa l'opportunità di mantenere la Rainbow Nation come teatro del prossimo Mondiale. La risposta di Blatter, a Vienna per la finale di Euro 2008, non si è fatta attendere: "Sarei un presidente molto negligente se non avessi pronto un piano B. Solo una catastrofe naturale però potrebbe cambiare le cose (un anno fa, come ricorderete, menzionava anche le rivolte sociali, ndr)".
Quale sarà il Paese misterioso? L'Australia? Possibile, gli oceanici si sono fatti sotto a più riprese. La Spagna, in corsa, pare, per sostituire Ucraina e Polonia all'organizzazione di Euro 2012, potrebbe rientrare nel lotto delle candidate, anche se sembra difficile che il Mondiale rimanga in Europa. Alternative? Beh, a costo di smentire quanto appena scritto, credo che la più seria "minaccia" per gli africani possa arrivare dalla Germania:
l'alternativa più ovvia, dichiarava sempre lo scorso anno Blatter, nel caso in cui avesse deciso di spostare il torneo (una boutade troppo sottovalutata, forse).
Parlando alla tv austriaca Orf, il presidente Fifa ha comunque spiegato che rinvierà qualsiasi decisione al termine della Confederations Cup, che si disputerà in Sudafrica nel 2009 e che vedrà tra i partecipanti anche l'Italia campione del mondo.
Per la Coppa del Mondo, secondo Blatter, sarebbero "150mila i biglietti distribuiti gratuitamente al popolo sudafricano".
In chiusura, ripropongo il "borsino": Sudafrica 55% - Germania 30% - Australia 10% - Spagna 5%

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sabato, giugno 28, 2008

 

Angolo autopromozionale

Chi mi segue sa che, spesso, cito Spy Calcio, la bella rubrica di Fulvio Bianchi su Repubblica.it. Beh, perdonatemi, ma se, oltre a parlare di Sudafrica, dedica due righe anche al sottoscritto, la tentazione è davvero irresistibile:

Mondiali 2010 in Sudafrica, che coraggio la Fifa
I raid contro gli immigrati hanno portato di recente a morti e gravi incidenti in molte città del Sudafrica. La Fifa ha avuto (molto) coraggio nell'affidare al Paese africano l'organizzazione dei Mondiali 2010: è la prima volta per l'Africa. Ma i problemi sono tanti, soprattutto la sicurezza in alcune città. Si era parlato anche di togliere i Mondiali al Sudafrica e affidarli ad un'altra Nazione (l'Australia?). Ma ormai ci siamo, già il prossimo anno si terrà un importante torneo di preparazione in Sudafrica, la Confederations Cup (sarà presente anche l'Italia): la Fifa ci tiene molto. Un sito interessante è quello di Stefano Piazza (www. saf2010. blogspot. com) che segue da tempo il cammino degli organizzatori africani.
(Spy Calcio, 27/06/08)

In effetti, poco più di un anno fa, Blatter dichiarò che avrebbe tolto il Mondiale al Sudafrica solo in caso di disastri naturali o rivolte popolari. Mah, si vede che anche lui, come il suo predecessore brasiliano, comincia ad accusare gli acciacchi dell'età.

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sabato, aprile 05, 2008

 

La Conmebol contro la Fifa

Non faccio per vantarmi, ma io lo avevo detto (non che ci volesse un aruspice per prevederlo).
La confederazione sudamericana (Conmebol) ha confermato che la Bolivia ospiterà il Cile a La Paz nel mese di giugno per le qualificazioni a Sudafrica 2010. Recentemente, la Fifa aveva approvato nuove norme in base alle quali per le partite oltre i 2.750 metri sul livello del mare è necessario un periodo di adattamento di almeno una settimana. E infatti la nazionale cilena sbarcherà in Bolivia con quindici giorni di anticipo per acclimatarsi ai 3.600 metri di altitudine della capitale La Paz. Ciononostante, dalla sede di Asuncion, in Paraguay, la Conmebol ha fatto sapere che nove federazioni sudamericane - il Brasile, che ospiterà il Mondiale del 2014 e non vuole correre rischi, si è astenuto - hanno firmato un accordo per giocare a La Paz senza i periodi di acclimatamento ordinati, su indicazione della commissione medica della Fifa.
Vedremo. Intanto, vorrei capire, con esattezza, quale sia il limite imposto da Sepp e compagni, visto che, ogni volta, il dato sembra cambiare: 2500? 2750? 3000?

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lunedì, marzo 31, 2008

 

La venticinquesima ora

Come forse saprete, nel pomeriggio, scopriremo a chi, tra Milano e Smirne, andrà l'Expo 2015. La cosa, forse, interesserà a pochi ma dà lo spunto a Emanuela Audisio, di Repubblica, per un bel pezzo sulle manovre "dietro le quinte": Olimpiadi, Mondiali, grandi manifestazioni in genere vanno davvero a chi dimostra il "curriculum" migliore? O si tiene conto -cosa vado a pensare- anche di regali, favori e bustarelle?

LA VENTICINQUESIMA ora. Tra la notte il giorno. E' quella più pericolosa, più segreta, più indiscreta. Perché è un'ora di confine, che mette a nudo ambizioni, e alza il prezzo: chi offre di più?
(...)
La venticinquesima ora pesa, ammazza sogni e realtà, scompiglia equilibri e diplomazie. Vive di congiure, di piccoli tradimenti e grandi compromessi. Sposta voti, nelle tenebre: Milano o Smirne per l'Expo 2015?
La 25esima ora ha scippato il Sudafrica di Mandela dei mondiali del 2006 andati alla Germania. E sapete perché? Perché il vecchio Charlie Dempsey, 79 anni, neozelandese, membro esecutivo Fifa, per una vendetta personale rifiutò di votare quello che gli indicava la sua confederazione e scappò alla vigilia dell'elezione. Volò verso a casa in prima classe per un'urgenza personale: una partita di golf a Singapore. Non solo, ma all'arrivo, dichiarò: "Non ho rimorsi". Convincere l'Asia fu più facile: in un meeting segreto venne promesso al coreano Chung Mong-joon, capo dell'Hyundai, che tra l'altro aveva appena firmato un accordo miliardario con la tedesca Daimler Chysler, un appoggio per una sua futura candidatura a presidente della Fifa.
(clicca qui per leggere l'articolo completo)

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venerdì, marzo 28, 2008

 

La Fifa sospende il Ciad per ingerenze del governo

Zurigo, 28 mar. (Ap) - La Fifa ha sospeso la federazione calcistica del Ciad (Ftfa) da tutte le competizioni internazionali. Il provvedimento è stato preso dal comitato per le emergenze della Fifa in seguito alla decisione del ministero dello sport del Ciad di sciogliere il comitato esecutivo della Ftfa e di creare una commissione alternativa in vista della prossima assemblea generale. "Queste decisioni violano i principi e gli statuti della Fifa - si legge in un comunicato diffuso dalla federazione calcistica internazionale - e in particolar modo l'articolo 17, che garantisce l'indipendenza delle associazioni membre della Fifa". Caw
(Fonte articolo e foto: Apcom)

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giovedì, marzo 27, 2008

 

Morales in serie B

Continua, da manuale, la questione 2500 metri, sempre con Evo Morales in prima linea. Il tempo è quello che è, quindi, copio e incollo:

Il problema maggiore sarà per avversari e arbitro: riusciranno a evitare la sudditanza psicologica? La seconda serie boliviana rischia di essere travolto dal ciclone Morales. Il presidente della Bolivia, in un gesto che ha colto di sorpresa gli osservatori, si è tesserato per la squadra di calcio Litoral, una società emanazione della polizia boliviana.
La sorprendente decisione di Evo Morales rientra nella campagna da lui intrapresa per convincere la Fifa a togliere il divieto imposto agli stadi boliviani sopra i 2.750 metri di altitudine di ospitare competizioni internazionali.
La passione del capo dello Stato boliviano per il calcio è nota. La sua carriera politica è iniziata proprio nel ruolo di segretario allo Sport del sindacato dei "cocaleros" (coltivatori della foglia di coca). Nel corso della sua visita ufficiale a Roma, nell'ottobre 2007, il battagliero presidente boliviano era voluto andare a Trigoria per abbracciare Francesco Totti di cui si è confessato ammiratore. Con la sua maglia numero 10, nel ruolo di centrocampista offensivo, la scorsa settimana Morales ha giocato una partita amichevole insieme a Diego Armando Maradona (nella foto, Ansa).
Morales, 47 anni, si è potuto tesserare per il Litoral grazie al regolamento dell'Associazione calcio di La Paz (Aflp) che prevede il limite dei 26 anni per i calciatori che militano nelle squadre di serie B, ammettendo due eccezioni. Già sabato prossimo il presidente boliviano potrebbe scendere in campo, se l'allenatore lo vorrà, nel primo incontro del campionato cadetto che il Litoral sosterrà con il Deportivo Zuraco.
(Fonte: Gazzetta.it)

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venerdì, marzo 21, 2008

 

La Federcalcio e il mistero della lettera da Zurigo


Altro copiaincolla (ma Fulvio Bianchi merita sempre):
La Fifa ha mandato una lettera alla Figc prima della riunione dell'International Board che ha bloccato qualsiasi sperimentazione tecnologica (o moviola in campo). Possibile solo provare i due giudici d'area. Se ne è parlato anche nell'ultimo consiglio federale della Figc: non è ben chiaro cosa vuole Sepp Blatter. E' possibile ancora fare test con il sistema del Cnr sul gol-fantasma? Per ora, è un mistero e la quaterna attuale che passerebbe a sestina (arbitri, due assistenti, un quarto uomo e in più due giudici di area) non convince quasi nessuno. Cesare Gussoni sembra molto perplesso, e anche Giancarlo Abete pare non sia entusiasta. Presto verrà svelato il giallo...
(Fonte: Spy Calcio - logo da Repubblica.it)

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La Bolivia ricorre al Tas

Fine del trittico "alta quota" (ma dubito sia anche la conclusione della vicenda):
LA PAZ (Bolivia) - La Federcalcio boliviana ha deciso di ricorrere al Tribunale Arbitrale per lo Sport (Tas) di Losanna per contestare la decisione della Fifa di non consentire match internazionali al di sopra dei 3.000 metri sul livello del mare senza almeno due settimane di acclimatamento da parte dei calciatori. "Abbiamo scelto di percorrere tutte le vie legali possibili, il Tas ci sembra la piu' appropriata", ha fatto sapere il presidente federale Carlos Chavez. (Agr)
(Fonte: Gazzetta.it)

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mercoledì, marzo 19, 2008

 

Maradona-Morales 7-4

Come detto, Diego Maradona ha partecipato a un match esibizione giocato allo stadio Hernando Siles di La Paz tra una selezione di ex giocatori, artisti e giornalisti argentini, capitanata dallo stesso Maradona, e la squadra del presidente boliviano Evo Morales (nella foto, i due protagonisti).
La gara si è chiusa sul 7-4 per gli argentini (con una tripletta dell'ex Pibe de Oro) ed è servita a raccogliere fondi per le 95mila famiglie boliviane (oltre 400mila persone) colpite dalle indondazioni.
Non solo beneficienza, però: davanti a 30mila persone, la partita è servita anche da "protesta" contro il divieto della Fifa relativo alle gare ad elevate altitudini.
Morales e l’ex campione argentino hanno anche autografato un pallone che doneranno a Fidel Castro, “il nostro vecchio saggio”.

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venerdì, febbraio 29, 2008

 

Senza GQ non vivo più

Come forse qualcuno tra voi avrà notato, la mia collaborazione con GQ si è interrotta (causa "ampliamento e trasformazione" del sito). Beh, hanno cancellato anche blog più meritevoli del mio, come il mitico Parli come badi, del mitico Pippo Russo. Vabbe', ce ne faremo una ragione, il problema è che dovrò correggere una serie di immagini che non mostrano più nulla e di link che non portano da nessuna parte.
Per consolarmi, passo alle notizie del giorno. Tanto per cominciare, la Fifa ha deciso di sottoscrivere il protocollo della Wada, l'agenzia mondiale antidoping. Lo ha annunciato Sepp Blatter, al termine di un incontro con il neo-presidente della Wada, John Fahey. Ora la palla passa al congresso annuale della Fifa (previsto per fine maggio) che dovrà formalizzare la decisione. Beh, accidenti, come scriveva l'ematologo Giuseppe D'Onofrio nel suo Buon sangue non mente (minimum fax), il doping, nel calcio, esiste eccome. Forse era proprio il caso di darsi una mossa.
Chiudo con Cacao (per la notizia "sudafricana"): Un atletico 104enne sudafricano ha stabilito il nuovo record del mondo di velocita’ sui 100 metri, categoria ultracentenari: 30,89 secondi.
Se solo avesse sentito lo starter…

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mercoledì, gennaio 23, 2008

 

Blatter: Coppa d'Africa negli anni dispari

La Coppa d’Africa dovrebbe essere disputata negli anni dispari, per evitare ai giocatori africani dei club europei un sovraccarico di lavoro tra campionati nazionali, competizione continentale, Champions League e Coppa del Mondo. A dirlo, in occasione della cerimonia inaugurale di Ghana 2008 (foto Afp, pubblicità per le vie di Accra), è il presidente della Fifa Sepp Blatter. Ma il boss della Confederazione africana Issa Hayatou non approva: “Fino a quando resterò presidente della CAF - dice - non ci saranno variazioni nel calendario della Coppa d’Africa”. Beh, le vecchie ruggini non sono sempre facili da dimenticare, soprattutto quando riguardano la potrona più importante della Fifa.
"Eppure, replica Blatter, dovrebbe essere interesse della Caf tutelare lo stato di forma dei propri atleti, che, se tutto restasse com’è, arriverebbero a Sudafrica 2010 col fiato corto. Tanto più che cresce di anno in anno il numero di giocatori africani impegnati in Europa.
Molti giocatori africani - afferma Blatter - arrivano in Europa convinti di sfondare, ma le promesse fatte loro raramente vengono mantenute. Non parlo dei Drogba o degli Eto’o, ma dei centinaia di migliaia di giocatori attirati nel vecchio continente con la prospettiva di rosei guadagni e spariti in un lampo. E’ necessario che le federazioni e i club africani diano vita ad un sistema di controllo, che tuteli i propri calciatori da questa nuova forma di schiavitù”.
(Fonte: Sudafrica2010, il blog di Graziana Urso)

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venerdì, gennaio 04, 2008

 

Lo stadio della discordia


(Immagine: Craniac)
Cari amici, rieccomi, dopo un periodo "a fasi alterne", con il pezzo che ho scritto da Cape Town per il Manifesto (03/01/08).
Nel Sudafrica che attende il Mondiale 2010, è già scoppiato il caso del costosissimo nuovo impianto di Cape Town
«No, sir, non è possibile avvicinarsi al cantiere, mi dispiace. E non può nemmeno parlare con gli operai: per questo serve un permesso speciale del Comune di Cape Town». Il custode di quello che sarà il Renaissance African Stadium è inflessibile: non mi lascia avvicinare né al cantiere né al personale che ci lavora. Certo, in questo mese di gennaio apriranno al pubblico la Green House, una sorta di baraccone multimediale in cui residenti e turisti potranno sentire, direttamente dagli organizzatori e dai responsabili del cantiere, quali meraviglie li attenderanno dal 2010. Ma il tempo è poco e i «filtri» renderanno comunque la visita poco istruttiva.
Impossibile, da fuori rendersi conto dello stato dei lavori, l'unica cosa certa è che mi trovo di fronte a un'opera faraonica, che prevede lo smantellamento di uno stadio già esistente, il Green Point da 20 mila posti, e la costruzione, da zero, di un impianto nuovo di zecca, quello dedicato alla rinascita africana, coi suoi 68 mila spettatori. Un impianto studiato per il calcio. In un quartiere bianco: chi vive qui è tifoso di altri sport, rugby e cricket su tutti, e non sa davvero che farsene di uno stadio per il soccer. Senza contare il fatto che, in Sudafrica, non esiste un sistema di trasporti pubblici e il viaggio verso il nuovo impianto, per la maggior parte dei neri di qui, sarà a dir poco proibitivo. E allora? Come realizzare un'opera come questa, all'apparenza inutile, senza creare una voragine finanziaria? É una domanda a cui i sudafricani stanno ancora cercando di rispondere. L'unica buona notizia, per gli amministratori di Cape Town, è che l'African Renaissance Stadium non figura tra gli impianti che i sudafricani hanno scelto come teatro della Confederations Cup 2009, ultimo e fondamentale banco di prova in vista dei Mondiali. Ma è davvero l'unica. Tra i dieci stadi che il Sudafrica ha promesso alla Fifa, il African Renaissance/Green Point è senza dubbio quello che sta dando più grattacapi agli organizzatori. Scioperi, ritardi, cause legali, mancanza di fondi, violazioni delle leggi ambientali (anche se Blatter ha di recente promesso bonus e aumenti di stipendio agli operai che non aderiranno alle proteste sindcali) sono solo alcuni dei flagelli che si sono abbattuti sugli amministratori di Città del Capo, fin da quando l'ex sindaco Nomaindia Mfeketo, dell'Anc, provò a intascare quante più bustarelle poteva distribuendo appalti quasi a casaccio. L'attuale Mayor della città, Ellen Zille, ebbe non pochi problemi a venire a capo della «fantasiosa» documentazione lasciata dal suo predecessore, arrivando a minacciare la sospensione (l'ennesima) dei lavori. Cercò di proporre aree alternative, promosse studi sull'impatto ambientale. Niente da fare, la macchina organizzativa si era già messa in moto e la prima cittadina dovette ammettere di non potersi permettere ulteriori ritardi (ma è rimasta celebre una sua battuta: «Non possiamo fare la fine di Montreal '76: lì, i nipoti stanno ancora pagando le olimpiadi dei loro nonni»).
I fondi per lo stadio che ospiterà una delle due semifinali scarseggiano (nonostante l'investimento governativo di quasi due miliardi di rand, circa 200 milioni di euro), al punto che il colosso dei giochi d'azzardo Gold Reef Resorts ha già offerto alla municipalità il proprio aiuto. La gara non è ancora conclusa ma i padroni dei casinò sudafricani sembrano in vantaggio. Dal tavolo verde al campo da gioco, in cambio di un'inezia: la gestione dello stadio, in esclusiva, al termine del torneo. Sì, perché l'accordo (ancora da perfezionare) prevede che il nuovo stadio ospiti appartamenti di lusso e un casinò, tutto di proprietà dei generosi biscazzieri. Considerando che, a Mondiali del 2010 conclusi, il calcio, lì, resterà solo un ricordo, forse la cosa migliore, per Cape Town, è cercare di sfruttare almeno il turismo dei giocatori d'azzardo e dei golfisti, visto che un altro punto «controverso» è il grande e lussuoso golf club che occuperà buona parte del terreno intorno allo stadio. Certo, la città dovrà affrontare l'enorme fabbisogno idrico di una simile struttura (centinaia di migliaia di abitanti della baraccopoli non hanno l'acqua a «casa»), ma gli affari sono affari.
Problema logistico. Al momento dell'assegnazione del Mondiale al Sudafrica, la Fifa accetta che Cape Town ospiti le partite della massima competizione calcistica a Newlands (in uno stadio da ampliare) o ad Athlone, impianto per cui la città aveva già speso 322 milioni di rand, in previsione di un parere positivo da parte della Fifa. Entrambi i siti sono perfettamente raggiungibili dai tifosi, il sistema stradale e ferroviario non dovrebbe essere del tutto stravolto e l'impatto ambientale sarebbe accettabile (senza calcolare l'afflusso di mezzi pesanti indotto dal megacantiere, attivo per più di tre anni, il «nuovo Green Point» subirà un surplus ingestibile di traffico in una zona residenziale, quindi non studiata per supportarlo.
Certo, per una semifinale, occorre uno stadio da almeno 68mila posti, ma è sufficiente far disputare le gare più importanti a Johannesburg, o a Durban. Ma Cape Town deve avere il meglio e i due precedenti progetti finiscono nel dimenticatoio, complici i vertici Fifa che, ufficiosamente, fanno sapere che un miliardo di telespettatori non apprezzerebbe vedere baracche e miseria, durante i Mondiali (Athlone si trova vicinissimo a un'immensa baraccopoli). Garth Strachan, portavoce dell'Anc, il partito di governo, rivela che Atlone era la prima scelta dell'African National Congress anche se entrambe le possibilità studiate in prima battuta sarebbero state preferibili al quartiere di Green Point, dove la costruzione del nuovo stadio ignorerà tutti gli studi ambientali effettuati e aggirerà persino il piano regolatore di Cape Town. Un chiarimento che non impedisce, come detto, all'ex sindaco Mfeketo di gettarsi sull'affare senza nemmeno cercare di nascondere la propria cupidigia. Uno dei vincoli imposti da Zurigo è l'assoluto rispetto dei marchi di proprietà della Fifa: questo significa che nessuno potrà servirsi del logo Fifa, o di quello del Mondiale, senza aver prima versato un cospicuo indennizzo nelle casse dell'organizzazione. Se tutto andrà secondo i piani, quindi, sarà improbabile imbattersi in venditori di merchandising contraffatto.
Chi godrà, insomma, dei benefici del Mondiale? I poveri, i disoccupati, che non potranno nemmeno permettersi il biglietto dell'autobus fino allo stadio? Improbabile. Eppure, la gente «comune», anche a Cape Town, continua a essere convinta che il Mondiale porterà benefici a tutti. Merito del governo Mbeki, abilissimo nel rivolgere a proprio vantaggio le polemiche riguardo ai ritardi nei lavori. Secondo il leader dell'Anc, tutti i problemi sarebbero frutto di una campagna anti-africana da parte dei bianchi razzisti e il modo migliore per fare in modo che l'Occidente si ricreda è quello di lottare uniti per non perdere il primo Mondiale africano della storia.

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giovedì, novembre 01, 2007

 

Manco da un po'


Giusto per non perdere l'abitudine, è un po' che non aggiorno il blog. Ma sono sicuro che mi starete seguendo quotidianamente su GQ, per cui non c'è problema.
E la foto? Beh, il vecchio Sepp fa sempre ridere.

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