giovedì, luglio 03, 2008
Meno reati (o meno denunce?), via al piano sicurezza
Dopo le dichiarazioni di Blatter, che sembra non escludere la scelta di una sede alternativa per garantire la sicurezza dei prossimi Mondiali di calcio, arriva puntuale la risposta di Pretoria, con la pubblicazione del rapporto annuale della polizia di stato, secondo cui l’allarme criminalità, nel Paese, sarebbe in diminuzione (pur rimanendo alto). Non tutti però prendono per oro colato i dati emersi. Alleanza Democratica, il principale partito di opposizione, avverte che il calo di reati registrato nell’ultimo anno ( -6, 4%) potrebbe dipendere solo da una diminuzione delle denunce: “Almeno il 51% delle vittime di furti non si rivolge alla polizia - sostiene la portavoce AD Dianne Kohler Barnard - anche perché il 49%non ha fiducia nel suo operato”.All’elevato tasso di criminalità non corrisponde infatti una percentuale di arresti altrettanto significativa: “Se - insistono dal partito - come affermano le forze dell’ordine, vittime e malfattori si conoscono l’un l’altro, perché le manette non scattano più frequentemente?”
A preoccupare è l’aumento di rapine ai danni di abitazioni private e di motoveicoli, che accentua il senso di insicurezza dei cittadini. Ancor più grave, nonostante qualche segnale di miglioramento (-2%), è il tasso di omicidi: 38 ogni 100000 abitanti, a fronte di una media mondiale di 5.
Oltre al rapporto della polizia, la Fifa ha ricevuto anche il programma-sicurezza varato in vista del 2010. Oltre 41.000 poliziotti, 100 pattuglie, posti di blocco in prossimità degli stadi, 300 camere di sorveglianza sono solo alcune delle risorse a disposizione delle forze dell’ordine sudafricane, secondo il pacchetto predisposto dal Capo della Polizia Andre Pruis.
La situazione, però, rimane disarmante: "stadi che non ci sono -scrive Fulvio Bianchi- mancanza totale di sicurezza (almeno in alcune città). Un disastro. Il tempo è poco. Gli Stati Uniti sarebbero pronti per subentrare (oltre a Germania, Australia, Spagna...). Può essere: peccato che l'Italia non ci sia mai. Siamo campioni del mondo ma i nostri stadi sono ancora (tranne eccezioni) da terzo mondo".
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sabato, giugno 28, 2008
Washington "perdona" Mandela
Una chicca (giuro che non ne sapevo niente): gli Usa hanno perdonato Nelson Mandela. Madiba e gli altri leader dell'Anc erano stati inseriti nella lista degli "indesiderati", ovvero coloro che non potevano entrare negli Usa subito dopo l'11 settembre. Motivazione: l'Anc ha combattuto l'apartheid in Sudafrica anche ricorrendo all'uso della forza (sarei curioso di sapere se in quella lista ci sia anche il nome di Mike Bongiorno, che collaborò, in qualche modo, con la "violenta" resistenza al fascismo).Il senato ha ora approvato all'unanimità una legge che rimuove il nome dell'ex leader dell'Africa National Congress (Anc) dall'elenco dei potenziali terroristi. E noi sempre a parlar male degli americani.
(Fonte: Corriere.it)
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venerdì, giugno 27, 2008
Havelange, Mondiali pilotati
Le cose non stanno proprio così: in entrambe le occasioni, i brasiliani si presentarono al Mondiale con squadre forti ma non irresistibili. In più, nonostante si spacci per ingenuo difensore dei valori sportivi, Havelange è passato alla storia per aver soffiato il posto proprio a Rous con manovre tutt'altro che pulite. Senza contare il fatto che a capo del governo mondiale del pallone ci si trovava proprio lui quando, nel 1978, i generali argentini dovettero vincere la Coppa, a Buenos Aires. Il Brasile (di nuovo) aveva già un piede in finale, la differenza reti, prima dell'ultima gara con il Perù, condannava l'Argentina, costretta a vincere con almeno 4 reti di scarto contro una selezione non trascendentale ma decisamente ostica. Finì 6-0. albiceleste in finale, brasiliani fuori. Memoria corta?
(Fonte: Gazzetta.it)
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sabato, aprile 05, 2008
"Fiamma Frankenstein" non è antisemita
La notizia, oltre a non avere nulla a che fare con Sudafrica 2010, è pure vecchia, ma credo che sia sfuggita a molti (me compreso). Qualche settimana fa, Vauro ha pubblicato sul Manifesto una vignetta (la vedete qui a sinistra) in cui ironizza sulla coesione, nella stessa lista elettorale, di un'ebrea come Fiamma Nirenstein e di alcuni fascisti dichiarati come Giuseppe Ciarrapico e Alessandra Mussolini. Si chiama "diritto alla satira". Eppure, da New York, è addirittura partita una lettera di Abraham Foxman, direttore dell’Anti-Defamation League, in cui si chiedono ufficialmente le scuse della direzione del quotidiano: "Ci riteniamo oltraggiati dal fatto che il manifesto abbia pubblicato una vignetta indiscutibilmente antisemita. Sia che fosse o meno intenzionale, l’effetto del disegno è l’associazione degli ebrei ai fascisti che li hanno perseguitati, denigrando il Pdl associandolo agli ebrei e sottolineando la presenza di un ebreo italiano nella lista elettorale. In ogni caso il risultato è lo stesso: antisemitismo".
Davvero, sono senza parole.
Ecco cosa scriveva ieri sul Manifesto Mariuccia Ciotta:
L'Ordine contro Vauro
Ma «Fiamma Frankenstein» non è antisemita
A volte è difficile rispondere al corrosivo Vauro, essere oltraggiosi come lui, contestargli qualche cattiveria di troppo e sfidarlo nel suo diritto alla satira, ma non questa volta. Perciò non comprendiamo il perché del procedimento disciplinare aperto a suo carico dall'Ordine dei giornalisti del Lazio. Anzi. Siamo sorpresi e indignati. La vignetta contestata è uscita il 13 marzo 2008 con il titolo «Mostri elettorali» e presenta la caricatura della giornalista Fiamma Nirenstein all'indomani del «caso» Ciarrapico, suo compagno di lista, immortalato sulle prime pagine dei giornali in un gagliardo saluto romano. L'imprenditore dichiarava di sentirsi ancora fascista, e la giornalista, ebrea, affermava poi di non sentire disagio per quella impropria vicinanza. Mentre noi sì, sentivamo disagio per lei. Da qui la vignetta di Vauro che la vede trasformata in una creatura dagli innesti disarmonici, «Fiamma Frankenstein». Non più lei, ma un «mostro elettorale» che esibisce sul petto tre simboli incompatibili tra loro: la stella di David, il fascio littorio e il simbolo del Pdl. Nel comunicato dell'Ordine, si contesta a Vauro di aver dato «della fascista a una ebrea». Siamo sempre stati contro un'accusa del genere rivolta agli ebrei, anche nella più dura polemica contro la politica di Israele. E invitiamo l'Ordine a riconsiderare il senso della vignetta pubblicata dal manifesto. Che è l'esatto opposto: come può un'ebrea legarsi, seppure elettoralmente, a un fascista (anzi a più di uno)? La vignetta esprime amarezza e scandalo, Vauro non crede ai propri occhi, tanto che la punta della sua matita impazzisce e disegna i contorni deformati di una persona che ha concesso il suo nome a un'altra, non limpida, «fiamma».
Si tratta di una situazione talmente kafkiana da non meritare quasi commento. Solo una battuta di Fiamma Nirenstein, per chiudere: "Sono certa che Vauro mi odia perché mi sono sempre schierata a favore di Israele".
Sarebbe comica, se me la fossi inventata.
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lunedì, marzo 31, 2008
Fermo immagine
Militari cinesi si preparano a travestirsi da monaci tibetani prima della manifestazione di Lhasa del 20 marzo scorso (Fonte: Peacereporter)Pare (pare!?), insomma, che i "monaci" in preghiera visti dai pochi giornalisti stranieri ammessi qualche giorno fa in Tibet sotto stretta sorveglianza fossero soldati cinesi travestiti.
Leggete anche il pezzo che segue:
"Rieducazione" per i monaci tibetani, di Federico Rampini (Repubblica)
Si riaprono le porte dei laogai. Per i monaci buddisti tibetani catturati nelle retate di questi giorni comincia un’odissea tristemente nota, la deportazione nei lager cinesi. E’ il trattamento che il regime di Pechino riserva ai seguaci del Dalai Lama dagli anni Cinquanta: lavori forzati, sedute di rieducazione politica cioè lavaggio del cervello, indottrinamento patriottico, umiliazioni e spesso torture. Generazioni di monaci sono passate attraverso queste sofferenze, molti ne sono morti, senza che la Repubblica popolare riuscisse a piegare la resistenza del popolo tibetano. Ma Pechino insiste con i metodi di sempre. Lo ha rivelato il professor Dramdul del Centro di ricerca tibetologica, un pensatoio di regime che si occupa “scientificamente” della questione tibetana per conto del partito comunista. “Rilanciare l’educazione patriottica è necessario – ha detto l’esponente del regime – perché la cricca del Dalai Lama ha manovrato per sabotare lo sviluppo del Tibet e il buddismo tibetano. L’educazione dei monaci serve a contrastare l’influenza di piccoli gruppi secessionisti che tramano dall’estero”. La nuova ondata di deportazioni dei monaci nei laogai viene annunciata insieme con un aggiornamento del bollettino di guerra nelle operazioni contro i ribelli tibetani. Secondo le cifre ufficiali fornite dal governo cinese salgono a 660 i rivoltosi che si sarebbero “arresi alle autorità”, e che saranno giudicati per le violenze avvenute durante la più grande rivolta tibetana degli ultimi vent’anni. Il bilancio delle vittime è stato aggiornato a 19 morti da parte cinese, mentre il governo tibetano in esilio parla di 140 uccisi dalle forze dell’ordine. La polizia a Lhasa ha anche diffuso una nuova lista di 53 “super-ricercati” sui quali è stata posta una taglia. E’ arrivato a Lhasa un gruppo di 26 giornalisti stranieri selezionati dal governo di Pechino, scortati e sorvegliati da funzionari del ministero degli Esteri. E’ la prima volta che dei reporter stranieri vengono ammessi in Tibet dopo l’esplosione dei disordini del 14 marzo. Un cronista dell’Associated Press ha descritto le condizioni particolari in cui si è svolto il loro arrivo e la visita collettiva. “L’autobus dall’aeroporto a Lhasa andava volutamente lentissimo nonostante le nostre proteste. Abbiamo passato tre posti di blocco. Un ufficiale ha spiegato che stavano fermando gli automobilisti solo per controllare eccessi di velocità, infrazioni al codice della strada o il mancato uso della cintura di sicurezza. Davanti agli edifici pubblici abbiamo visto polizia militare in tuta mimetica e con armi automatiche puntate, in stato di massima allerta. Ci hanno portati in visita a una clinica bruciata durante le proteste. La sera i nostri accompagnatori ci hanno sconsigliato di uscire dall’albergo e ci hanno chiesto di informarli su ogni nostro movimento”. Il ministero degli Esteri ha rifiutato di rispondere alle nostre domande sui criteri con cui sono stati selezionati i giornalisti stranieri per la visita “guidata” a Lhasa. Il Foreign Correspondents’ Club of China, l’associazione della stampa estera, ha denunciato questa “visita breve e sotto massima sorveglianza” come un tradimento degli impegni formali presi da Pechino quando si candidò a ospitare le Olimpiadi. L’associazione ha elencato “più di 40 violazioni degli impegni sulla libertà di circolazione”, ha denunciato “varie forme di intimidazione dei giornalisti”, ha chiesto al governo cinese di “permettere a tutti gli altri giornalisti stranieri di viaggiare in Tibet senza interferenze”. I diplomatici non sono trattati meglio di noi. L’Australia, il cui governo laburista ha ottime relazioni con la Repubblica popolare, ha presentato una richiesta formale perché un gruppo di diplomatici stranieri possano andare in Tibet come osservatori indipendenti. La richiesta è stata respinta da Pechino con la giustificazione che il governo cinese non vuole mettere a repentaglio “la sicurezza degli stranieri”.
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martedì, settembre 25, 2007
I Mondiali 2010 all'Australia
Era da un po' che se parlava, ma ora è ufficiale: i campionati del mondo del 2010 andranno in scena a Melbourne . Etichette: Brevi, Bufale, Chissenefrega, Problemi organizzazione, Tutt'altro














