martedì, aprile 07, 2009
Il Sudafrica di Peacereporter

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Viva Zuma!

Jacob Zuma (nella vignetta di Zapiro) può tirare un sospiro di sollievo. Dopo otto anni di indagini, oggi la National Prosecuting Authority sudafricana, la procura generale della Repubblica, ha annunciato di aver fatto cadere i sedici capi d’accusa per corruzione, frode, racket e riciclaggio di denaro contro il leader dell’African National Congress. Mentre i sostenitori di Zuma, candidato alla presidenza del Paese nelle prossime elezioni del 22 aprile, festeggiano una vittoria annunciata, i partiti di opposizione gridano allo scandalo e annunciano battaglia, parlando senza mezzi termini di "una giornata nera per il diritto, destinata a segnare la storia del Sudafrica": “E’ un giorno vergognoso nella storia del nostro Paese” ha detto Bantu Holomisa, capo di United Democratic Movement (Udm). Sulla stessa linea Mvume Dandala, candidato del Congress of the People (Cope) per l’elezione alla presidenza che seguirà il voto legislativo del 22 aprile. “Sul merito del procedimento a carico di Zuma – ha sottolineato il dirigente - non abbiamo saputo nulla. La gente vuole conoscere la verità: è innocente o colpevole?” A questa domanda non ha risposto neanche il procuratore generale Mokotedi Mpshe, che nel definire “impossibile e non auspicabile” una continuazione del processo ha sottolineato che la decisione annunciata oggi “non equivale a un’assoluzione”.
Nei mesi scorsi c’erano già stati interventi per impedire un processo a carico di Zuma. In settembre il giudice Chris Nicholson aveva deciso la sospensione del procedimento per vizi procedurali e denunciato presunte interferenze nell’attività della magistratura da parte dell’allora presidente sudafricano Mbeki. Questa versione è stata respinta in secondo grado alcuni mesi fa: Nicholson, si afferma nella sentenza della Suprema corte di Bloemfontein, “oltrepassò i limiti dei suoi poteri” e propose “una personale teoria della cospirazione”. Le accuse di interferenze mosse al governo furono strumentali alla violenta campagna di pressioni organizzata dalla dirigenza dell’Anc per costringere Mbeki alle dimissioni.
Voci sul possibile stop al processo contro Zuma circolavano nel Paese già da due settimane. Da quando, cioè, alcune anticipazioni della stampa locale avevano portato alla luce i tentativi del team di Zuma di affossare le indagini riguardanti presunte tangenti ottenute dal leader dell’Anc per proteggere la compagnia francese Thales, che alla fine degli anni Novanta aveva ottenuto un contratto multimilionario per la fornitura di armi al Sudafrica. Secondo quanto dichiarato oggi dalla NPA, le prove portate dal team di Zuma, comprendenti intercettazioni a politici e poliziotti, avrebbero fatto emergere una sorta di disegno politico per incastrare il leader dell’ANC. Nelle intercettazioni sarebbero coinvolti sia l’ex leader della NPA, Bulelani Ngcuka, sia Leonard McCarthy, il capo dell’ormai dismessa unità investigativa degli Scorpions, creata negli anni Novanta proprio per occuparsi della corruzione dilagante nel Paese.
Vittima di un processo politico, come dicono i suoi sostenitori, o manipolatore della giustizia, come sostiene l’opposizione? Quale che sia il giudizio sul personaggio, Zuma, uscito vincitore dalla lotta contro l’ex presidente Thabo Mbeki nell’ultimo congresso dell’ANC, ha la strada spianata in vista delle presidenziali. Il suo partito è accreditato del 64 percento delle preferenze, un margine enorme nei confronti dei partiti di opposizione. Se raggiungesse il 70 percento, permetterebbe al partito di modificare da solo la Costituzione. Campione della maggioranza povera della popolazione e delle zone rurali, il populista Zuma può concentrarsi da oggi su un’elezione impossibile da perdere, lasciandosi alle spalle il suo scomodo passato giudiziario. Oltre alle accuse di corruzione, stralciate e riprese dalle autorità più volte negli ultimi anni, Zuma è uscito indenne anche da un processo per stupro, nel quale suscitò lo scandalo di mezzo mondo raccontando di essersi “fatto una doccia” per minimizzare il rischio di Aids dopo aver fatto sesso con una donna sieropositiva.
Il sospetto, adombrato dalla fuga di notizie delle ultime settimane, è che Zuma abbia comprato la propria libertà minacciando di coinvolgere nel processo le più alte cariche dell’ANC, compreso l’ex presidente Mbeki, provocando così un terremoto istituzionale devastante per il Paese proprio alla vigilia dei Mondiali del 2010. Secondo l’opposizione, insomma, invece di proseguire le indagini, le autorità sudafricane avrebbero preferito nascondere la polvere sotto il tappeto, secondo la logica del “tutti colpevoli, nessun colpevole”. L’Anc, che ha bollato come illazioni le accuse contro l’operato della Npa, nei giorni scorsi aveva però alimentato le polemiche, dichiarando che una prosecuzione delle indagini non sarebbe stata nell’interesse del Paese. Liberando così dalle pastoie giudiziarie il suo cavallo migliore, in nome di una ragion di stato che, all’opinione pubblica, non è dato conoscere. Che significa che la decisione di lasciar perdere Zuma "non equivale a un'assoluzione"?
(Fonti: Mail&Guardian, Misna, Panorama)
AGGIORNAMENTI MISNA (8/4/2009):
Il partito di opposizione ‘Alleanza democratica’ ha presentato ricorso presso l’Alta corte di Pretoria contro la sospensione del processo per riciclaggio di denaro sporco, frode e corruzione a carico di Jacob Zuma, il presidente dell’‘African National Congress’ considerato il possibile nuovo capo dello stato. Nei giorni scorsi, la decisione della Procura generale di sospendere il procedimento nei confronti di Zuma era stata condannata da tutte le maggiori forze di opposizione.
“La decisione della procura generale di non continuerà il procedimento a carico di Jacob Zuma, ha negato sia a Zuma che al paese di stabilirne l’innocenza o la colpevolezza una volta per tutte attraverso i normali percorsi giudiziari”: a dirlo, in una nota, è stato il portavoce della Conferenza episcopale sudafricana (Sacbc), l’arcivescovo di Durban Wilfrid Napier. Per la Sacbc, tuttavia, questo il momento di sottrarsi a “questa spiacevole situazione” e di “impegnarsi” per un governo trasparente e responsabile. “È necessario – ha concluso monsignor Napier – che chiunque sia in posizione di responsabilità ricavi da questo episodio la voglia di combattere la corruzione in ogni sua forma”. Jacob Zuma, presidente dell’African National Congress (Anc), è accusato di frode, riciclaggio di denaro sporco e corruzione per un giro di tangenti chieste a un’azienda di armi francese. La decisione, definita dal procuratore generale Mokotedi Mpshe la “più difficile” della sua carriera, giunge due settimane prima delle elezioni legislative alle quali Zuma partecipa come capolista dell’Anc e possibile nuovo capo dello stato. Per l’accusa di aver versato tangenti all’azienda francese è stato già processato e condannato Schabir Shaik, consulente finanziario e stretto collaboratore di Zuma. Il dirigente dell’Anc ha sempre sostenuto di essere vittima di una macchinazione politica e ha perfino denunciato un presunto coinvolgimento dell’ex presidente Thabo Mbeki, che si è dimesso in settembre al culmine della crisi politica aperta dalla disputa giudiziaria. La decisione della procura generale è stata condannata con decisione dall’opposizione: Helen Zille, capo dell’Alleanza democratica, ha parlato di “crisi istituzionale”.
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mercoledì, aprile 01, 2009
Benvenuti al circo Zuma
Un bel pezzo di Matteo Fagotto sui non sempre trasparenti politici della Rainbow Nation (come si dice, mal comune...):Questione morale, malcostume della classe politica, processi per corruzione che si tenta di bloccare in ogni modo, colpi bassi. Sembra di assistere a una giornata qualsiasi a Montecitorio o a Palazzo Madama, se non fosse che ci troviamo a più di diecimila chilometri di distanza da Roma. In Sudafrica, per la precisione, dove la campagna elettorale che si concluderà il prossimo 22 aprile con le elezioni generali sta facendo emergere il peggio della classe politica locale.
Fuori i condannati dal Parlamento! Lo slogan che ha reso famoso nel Belpaese il comico Beppe Grillo non calzare alla perfezione anche per il Sudafrica, che da questo punto di vista nulla ha da invidiare all'Italia. Tra i candidati alle liste elettorali (bloccate, of course, come in Italia) figurano deputati implicati in processi per corruzione e frode, personalità compromesse con il regime dell'apartheid e addirittura un condannato per omicidio. Che per ripulire la propria fedina, sporcata uccidendo, smembrando e bollendo la sua ragazza nella cucina di un ristorante 46 anni fa, è arrivato a cambiare il proprio nome e il proprio mestiere. Finendo per scoprire la passione per la politica.
Ma non c'è dubbio la palma di personalità più controversa di queste elezioni spetti a Jacob Zuma (nella foto, in posa "berlusconiana", e nella vignetta di Zapiro, Mail&Guardian), presidente dell'African National Congress e super favorito per la corsa alla presidenza. Implicato in un processo per corruzione che, tra vari colpi di scena, si trascina da ormai quattro anni, Zuma potrebbe presto venire scagionato dalla National Prosecuting Authority, sotto l'aperta minaccia di creare un terremoto politico con le sue scomode rivelazioni se i magistrati osassero portarlo in tribunale. Una minaccia che ha fatto gridare allo scandalo i partiti dell'opposizione che si divideranno le briciole lasciate per strada dall'ANC, decisi a coalizzarsi per un'azione legale comune se il loro grande nemico dovesse passare indenne dalle forche caudine della giustizia sudafricana.Ma al di là dei problemi giudiziari, il malcostume della classe politica sudafricana si sta sempre più palesando nella lotta senza quartiere tra i partiti per aggiudicarsi il voto degli indecisi: e per mettere i bastoni tra le ruote agli avversari, nessuno lesina inventiva e faccia tosta. La scorsa settimana, l'autorità deputata ai servizi sociali ha denunciato un partito politico non identificato, reo di aver deviato gli aiuti alimentari ed economici destinati agli indigenti verso duemila suoi sostenitori, fatti arrivare appositamente in pullman nel luogo della distribuzione. E se fino a ieri i partiti si limitavano ad accusarsi per la rimozione dei rispettivi cartelloni elettorali, recentemente i sistemi per sabotare l'avversario si sono sempre più affinati: ieri la Democratic Alliance, il partito guidato dal sindaco di Città del Capo, Helen Zille, ha denunciato la distribuzione di falso materiale elettorale con i propri simboli stampati sopra e contenente slogans e frasi ideate con l'aperto intento di screditare il partito.
L'elenco di sgarbi e colpi bassi è infinito. L'ANC è stato accusato di aver ricevuto finanziamenti per la propria campagna da finte ONG, da associazioni create ad hoc e da alleati "scomodi" come il partito comunista cinese, il leader libico Muhammar Gheddafi e da Teodoro Obiang Nguema, presidente della Guinea Equatoriale e conosciuto per il suo scarso rispetto per i diritti umani, tanto per usare un eufemismo. E non c'è dubbio che, man mano che ci si avvicinerà alla fatidica data del 22 aprile, denunce e scandali si moltiplicheranno. Nonostante la scontata vittoria dell'ANC, infatti, in ballo c'è una possibile modifica della Costituzione, che l'ex partito di Nelson Mandela potrebbe attuare da solo se dovesse ottenere più dei due terzi delle preferenze. Un'eventualità che molti vorrebbero evitare.
(Fonte: Peacereporter)
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martedì, marzo 31, 2009
Abidjan
La Misna, intanto, comunica che il governo e le autorità sportive della Costa d'Avorio hanno promesso di individuare e processare i responsabili dell’incidente che ha provocato domenica la morte di almeno 22 persone all’ingresso dello stadio di calcio della capitale. A causare la strage, prima dell’inizio della partita Costa d’Avorio-Malawi, sembra esser stato lo sfondamento di un cancello da parte di un gruppo di tifosi.
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Panoramica: qualificazioni con tragedia
Altrove invece la follia è puramente calcistica. Come in Argentina. La Seleccìon targata Maradona polverizza 4-0 il Venezuela, ed è festa. Festa per Lionel Messi, autore del primo gol e della solita sfilza di magie: festa per Carlos Tevez, che in maglia biancoceleste conosce le gioie che Ferguson gli nega al Manchester United; festa per Sergio Aguero, che si presenta in campo con suo figlio nato da poco che – guarda caso – è anche nipote di Maradona.
Tutt’altro clima in casa Brasile, che orfano di Kakà impatta 1-1 contro l’Ecuador. La classifica del girone unico sudamericano dice Paraguay 23, Argentina e Cile 19, Brasile 18. Un solo punto di distacco tra Seleccìon e Seleçao. Forse non c’è grande differenza dal punto di vista matematico, ma il calcio – specie quello sudamericano – è fatto soprattutto di umori, sensazioni, irrazionalità. E se a Buenos Aires splende il sole, a Rio de Janeiro è buio fitto, tra le polemiche sul ct Dunga, il solito polverone Adriano e l’assenza di Kakà.
E arriviamo all’Europa. Tra certezze, sorprese, e delusioni. Iniziamo dalle prime. Innanzitutto la Spagna (gruppo 5), cinque vittorie su cinque, l’ultima 1-0 sulla Turchia. Poi la Germania (4), 13 punti in cinque partite, 4-0 al Liechtenstein. L’Inghilterra (6), ferma nel weekend ma in testa al suo girone con 12 punti, bottino pieno in quattro partite. L’Olanda (9), stesse cifre dell’Inghilterra, 3-0 alla Scozia. E ovviamente l’Italia, di cui però si parla con abbondanza altrove.
Ma c’è un’altra Europa dietro le big, che gioca a pallone e sa occasionalmente stupire. Ad esempio l’Ungheria, prima nel girone 1 a pari punteggio con la Danimarca e corsara in Albania con il punteggio di 1-0. E soprattutto l’Irlanda del Nord. Cosa si sa di questo piccola, turbolenta appendice anglosassone in Irlanda se non che è la terra natale di George Best ed è divisa tra cattolici e protestanti, che si contendono da decenni la miglior marca di cristianesimo? Errore, l’Ulster non è solo passato, ma anche presente: 3-2 alla Polonia e vetta del gruppo 3 a 10 punti.
Le grandi deluse (e pericolanti). Portogallo e Svezia avrebbero dovuto dominare la scena e invece il loro percorso è incerto e balbettante. Tanto che a dettare il ritmo nel gruppo 1 sono Danimarca e Ungheria, a 10 punti. Lusitani e svedesi si sono trovati gli uni di fronte gli altri. Una buona opportunità per spazzare via dubbi e rilanciarsi alla grande, mettendo al contempo ko il rivale. E invece la grande occasione si è tradotta in uno scialbo 0-0 che non fa altro che alimentare polemiche e rimpianti.
Chiosa finale con la Francia, ai piedi di monsieur Franck Ribery. Contro la Lituania serviva una vittoria, e vittoria è stata, grazie alla rete del giocatore del Bayern Monaco, sempre più uomo squadra di questi Bleus ancora senza identità. La panchina dell’inviso ct Raymond Domenech era a rischio, Ribery le ha dato una stretta di bullone. Ma la situazione resta complicata: terza nel gruppo 7, a sette punti, alle spalle di Serbia (12) e Lituania (9). Ma con una partita in meno.
(Marco Arceri, Nexta Media)
Date un'occhiata anche qui: Carlo è sempre il migliore.
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martedì, marzo 24, 2009
Il Sudafrica nega il visto al Dalai Lama e gli altri Nobel boicottano la conferenza
Altro copiaincolla (da Repubblica.it), ma fondamentale. E approfondirò l'argomento, promesso:Dopo il rifiuto degli altri Premi Nobel di partecipare alla conferenza per la Pace legata ai Mondiali di calcio che si terranno in Sudafrica nel 2010, dal momento che il governo aveva negato il visto al Dalai Lama, gli organizzatori hanno deciso di rinviare il meeting. "Gli organizzatori hanno deciso, nell'interesse della pace, di rinviare la conferenza sulla pace in Sudafrica", ha dichiarato il presidente del Comitato Irvin Khoza, uno dei responsabili locali dei Mondiali del 2010.
Pretoria aveva reso noto ieri di aver rifiutato, in nome dell'interesse nazionale, di concedere un visto di ingresso nel paese al leader spirituale tibetano, che avrebbe dovuto prendere parte venerdì prossimo, 27 marzo, a una conferenza a Johannesburg sul calcio come strumento di lotta contro il razzismo e la xenofobia.
Il comitato del Nobel per la pace e due premi Nobel sudafricani, Desmond Tutu (nella foto, con il Dalai Lama, ndr) e Frederik de Klerk (ex presidente sudafricano) avevano detto subito che avrebbero boicottato l'incontro se il Sudafrica, organizzatore della Coppa del mondo, non avesse fatto marcia indietro sulla decisione.
Nel corso di una conferenza stampa a Johannesburg, Irvin Khorza ha spiegato che "il governo sudafricano ha convinto il Dalai Lama a rinviare la sua visita in questa fase". Una decisione giustificata dalla "realpolitik" dei rapporti con la Cina, che condivide col Sudafrica il 20% dei suoi commerci nel Continente nero.
"Dato che la finalità della conferenza è la pace", ha aggiunto Khorza, "gli organizzatori non vogliono mettere il comitato del Nobel in una situazione che lo porrebbe in conflitto con i suoi premiati".
Il visto negato al leader spirituale tibetano rischia di trasformarsi in un autogol per il Sudafrica, soprattutto dopo che il presidente dell'African National Congress (Anc), Kgalema Motlanthe, aveva ammesso che la decisione è stata presa perché il Sudafrica sarebbe stato "fonte di pubblicità negativa per la Cina" quando invece dà "molto valore ai rapporti con Pechino". Il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Qin Gang, ha ribadito "l'assoluta contrarietà" di Pechino a qualsiasi contatto tra governi stranieri e il Dalai Lama o a che gli vengano offerte "tribune per le sue attività separatiste".
Durissime le parole di Desmond Tutu: "Se viene rifiutato il visto a sua santità, non prenderò parte alla prossima conferenza di pace legata ai mondiali di calcio. Condannerò il comportamento del governo come vergognoso, in linea con il nostro pessimo comportamento al consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, come un totale tradimento della nostra storia di lotta. Stiamo cedendo in modo vergognoso alle pressioni cinesi. Mi vergogno profondamente e me ne rattristo".
Servono altri commenti?
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lunedì, marzo 23, 2009
L’oro a +6,6% fa temere il peggio
Non è molto, dopo mesi, ma riporto questo bell'articolo di Loretta Napoleoni (foto), dal sito il caffè: La Federal Reserve prende tutti di sorpresa e a metà settimana inizia a comprare sul mercato internazionale le obbligazioni del governo americano per un valore di 300 miliardi di dollari. È una manovra che consolida la strategia del quantitative easing adottata sulle due sponde dell’Atlantico. Ed infatti i tassi dei buoni del tesoro a 10 anni sono subito scesi mentre gli indici del mercato azionario sono saliti. La manovra funziona allora? Non tutti ne sono sicuri, anzi c’è chi fa presente che altri indicatori confermano che il mercato teme il peggio e che l’inaspettato e massiccio acquisto di obbligazioni governative è l’ennesimo segno di debolezza del sistema.
Ed ecco gli indici negativi: il dollaro che perde quota rispetto all’euro e allo yen e il prezzo dell’oro che in una giornata sale del 6.6%.
L’oro tutti lo sanno è un bene rifugio, nei momenti di crisi e di grande incertezza, come quello attuale, chi ha soldi da investire acquista lingotti o investe nell’industria aurifera. L’oro protegge anche contro l’inflazione, dopo la seconda crisi petrolifera, quella legata alla rivoluzione Komeinista, il prezzo del metallo giallo è schizzato ed ha raggiunto quota 800 dollari l’oncia dove è rimasto per lunghi periodi prima di ricominciare a scendere intorno alla metà degli anni ’80 quando l’inflazione è rientrata.
Il prezzo dell’oro è anche un indicatore della fiducia che i mercati hanno nel sistema finanziario, in quello economico e soprattutto nei confronti dei governi che li gestiscono. Durante gli anni ’90, quando tutti erano presi dall’euforia della vittoria sull’impero del male comunista, per usare una frase cara al Presidente Reagan, le quotazioni dell’oro sono rimaste basse. Anche ai tempi di Clinton e della vittoria di New Labour in Gran Bretagna, gli investitori si sono tenuti alla larga dal lingotto. La situazione è cambiata con l’inizio del conflitto iracheno, o meglio con la fine di quello ‘ufficiale’, nell’aprile del 2003, e con l’avvento della guerra civile. Il prezzo dell’oro è dunque una sorta di indice di gradimento dei politici ed al tempo stesso il barometro della loro futura popolarità.
Per chi si guadagna la vita in borsa è anche e soprattutto uno strumento speculativo, forse quello piu’ antico che esiste. All’inizio di questa settimana, Paulson & Co. Il leggendario hedge fund fondato da John Paulson, uno dei pochissimi che ha predetto la crisi del credito, ha acquistato l’11,3% delle miniere aurifere della sudafricana AngloGold Ashanti acquistandolo dalla Anglo American, una societa’ mineraria in gravi difficoltà. La decisione di investire pesantemente – Paulson ha speso 1,28 miliardi di dollari - riflette la volontà di ‘scommettere’ contro le politiche dei governi occidentali, tra cui il quantitative easing, con il minimo rischio. Le azioni della Anglo American, infatti negli ultimi 12 mesi sono scese da 36 a 11 sterline.
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sabato, settembre 20, 2008
E' morto Giorgio Bettinelli
Vincenzo Borgomeo, su Repubblica.it, scrive che Giorgio sembrava inattaccabile da tutto e da tutti. "E invece no", prosegue. "La mattina del 16 settembre Bettinelli è morto, colpito da un'infezione nel Sud della Cina, sulle rive Mekong, dove viveva con la moglie Yapei". E' proprio Yapei a dare la notizia:
Sono triste, desolata ma Giorgio non è più con noi,
vola libero come un uccello,
è in viaggio, ma in un altro mondo,
freddo
Giorgio voleva scrivere un libro sul Tibet,
ma non può più farlo,
ora ha bisogno di dormire.
Non so cosa posso fare per continuare il suo sogno,
le sue parole e il suo amore verso di noi.
Non posso dire che fossimo amici, purtroppo. Non ci sentivamo da cinque anni (e questo mi fa davvero impressione), ci eravamo conosciuti quando lavoravo per la Feltrinelli e abbiamo organizzato insieme un paio di presentazioni. Però era un tipo incredibile, da film (cito ancora Borgomeo). Non potevi non volergli subito bene, non desiderare che partisse immediatamente e, subito, tornasse indietro, pronto a raccontare qualche incredibile avventura da vespista. Ci mancherai, Giorgio, accidenti.
Dagli amici della casa editrice Feltrinelli:
Le visite di Giorgio in casa editrice sono sempre state una festa, soprattutto nel periodo compreso fra il suo primo libro e il giro del mondo in Vespa, dopo il 1997. Arrivava portandosi il mondo appresso. Gli occhi liquidi, grandi, sbarrati. Ci guardava tutti come fosse sorpreso di trovarci qui - un ufficio doveva avere per lui un'aria esotica. Aveva un'ossessione e ha saputo viverla, e raccontarla. Quando si è rotto il polso e ha trovato la ragazza che sarebbe diventata sua moglie (le cose siamo sicuri che vanno assieme), ha cominciato a comunicare una sorta di rallentamento: il mondo che aveva visto dal sellino della Vespa scivolava più lentamente intorno a lui. Scopriva le sue radici (la sua Crema), s'era messo a incidere canzoni, pensava a un romanzo. C'era un bambino in lui, in quello sguardo liquido, e qualsiasi direzione prendesse la sua vita, usciva fuori. Brum, brum. Il verso che fanno i bambini a cavallo di una moto immaginaria. Lui non ha mai smesso di immaginare, anche quando ha cominciato a viaggiare. Brum, brum. Un'ultima sgassata. Stamane, leggendo il messaggio della moglie, non riuscivamo a credere che quell'"another world, cold" fosse davvero la morte. E invece era proprio così. Si fa fatica a saperlo là. È sempre stato "altrove". Magari torna. Certamente continua a tornare con i suoi libri.
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giovedì, settembre 11, 2008
La grande truffa asiatica
Altro copiaincolla, del sottoscritto, però (dal Manifesto di domenica 7/9):Annunciato dalla rete come una sorta di anticristo del dio pallone, il libro Calcio Mafia (Rizzoli, 350 pg, • 18,50) dell'inglese Declan Hill (immagine) è un ottimo lavoro di ricerca e investigazione sul losco mondo delle scommesse che gravita attorno al calcio. Forse, però, non la bomba che molti temevano. Hill è un giornalista investigativo non nuovo alle inchieste ad alto rischio: per la televisione canadese ha realizzato documentari in Kosovo e in Iraq e ha lavorato nelle zone più calde di Kurdistan, Bolivia, India, Turchia e Messico. Anchorman di Cbc e Bbc, insegna a Oxford e ha raccolto numerosi premi, tra i quali l'Amnesty International Best Human Rights Documentary. L'uscita del libro ha fatto un po' di rumore ma neanche troppo se si considera che una delle ipotesi sostenute da Hill è che la Mafia asiatica abbia manipolato alcune partite dei Mondiali del 2006 per lucrare sul grande business delle scommesse, un giro d'affari che tra puntate legali e clandestine muove fino a 450
miliardi di dollari all'anno. Sotto accusa ci sono le seguenti gare: Italia-Ghana, Inghilterra-Ecuador, Brasile-Ghana, Italia-Ucraina. Secondo Hill, alcuni giocatori avrebbero accettato denaro per perdere partite comunque scontate nel pronostico dando garanzie ben precise sullo scarto di gol finale, permettendo vincite molto remunerative. L'invasione della mafia asiatica, partita dal quadrilatero d'oro Kuala Lumpur, Bangkok, Taiwan, Jakarta e paragonata a quella delle locuste, sarebbe inarrestabile. Dall'estremo oriente al resto del pianeta. Questo il risultato di anni di indagini sotto copertura tra i peggiori criminali del mondo. Dalla seconda categoria malese di cricket alla finale della Coppa del Mondo di calcio, non esisterebbe una sola gara, di nessuna disciplina, in nessun paese, al sicuro dalle trame del racket delle scommesse clandestine. La Bundesliga tedesca è un altro esempio del potere dei maneggioni orientali: il protagonista, qui, è un certo Bee Wah Um, malese, condannato dal tribunale di Francoforte a due anni e mezzo di carcere per aver manipolato dieci incontri in Germania e in Austria. Il 26 novembre 2005 puntò 2,8 milioni di euro sulla sconfitta del Kaiserslautern contro l'Hannover: finì 5-1 e lui incassò 2,2 milioni. Uscito di prigione in libertà vigilata, si è dato alla macchia e probabilmente è ancora lì che organizza puntate mirabolanti. Tifoso dell'Arsenal da quando aveva sei anni, Hill dice di amare ancora il calcio ma di non credere più a quello che vede. Ogni volta che guarda una partita, la prima cosa che si chiede è se sia stata aggiustata.
Le sue rivelazioni hanno fatto discutere. Può spiegarci come si manipolano le partite di un mondiale?
Nel maggio del 2006, ebbi modo di assistere a una strana riunione in un Kentucky Fried Chicken di Bangkok. Vi presero parte quattro persone: un thailandese ben conosciuto nel mondo delle scommesse, due cinesi e un uomo di colore, alto e atletico. Parlarono dei mondiali che sarebbero cominciati pochi giorni dopo e di alcune partite da aggiustare. Parlarono del Ghana, in particolar modo. Avevano un contatto con gli africani. Ogni giocatore, dissero, avrebbe guadagnato trentamila dollari collaborando con loro. Secondo le mie fonti i ghanesi coinvolti sarebbero poi stati otto. In ballo c'erano i risultati di alcune gare che i mafiosi conoscevano in anticipo. Truffe difficili da individuare: si corrompe la squadra più debole perché perda in modo più netto e nessuno si stupirà del risultato. Nel libro c'è una mia intervista al capitano del Ghana, Stephen Appiah, che nega di aver ricevuto denaro ma ammette di essere stato contattato da mediatori asiatici durante il ritiro tedesco. Tempo dopo, in Africa, individuai l'uomo di colore che avevo visto alla riunione di Bangkok, quello che i mafiosi avevano indicato come loro intermediario: era l'allenatore dell'Under 17 ghanese, Abukari Damba, che ha confermato di aver frequentato il ritiro della sua nazionale in Germania e che lì un faccendiere orientale avrebbe avvicinato la squadra proponendo di perdere una partita (ma in un'inetrvista al quotidiano Bild , Damba ha liquidato il libro di Hill come «una menzogna» e ha minacciato di adire le vie legali, ndr).
Tra le partite sospette lei indica ItaliaGhana e Italia-Ucraina: in entrambe gli azzurri vinsero con almeno due gol di scarto (2-0 la prima, 3-0 la seconda) come le avevano pronosticato i quattro di Bangkok. Però furono partite combattute, l'Ucraina colpì due legni e Zambrotta salvò un gol sulla linea...
Attenzione, su internet c'è stato troppo sensazionalismo attorno a queste anticipazioni. Quello che ho detto è che chi organizzava le scommesse sapeva in anticipo il risultato di alcune partite e me lo aveva comunicato. Guardai in tv Italia-Ghana e pensai che pur giocando bene, gli africani sembrava proprio non volessero segnare. Stessa cosa accadde in occasione di Brasile-Ghana finita 3-0. Potrebbe anche trattarsi di semplici coincidenze ma direi che è un'ottima opportunità per indagare a fondo.
In Italia abbiamo una certa dimestichezza con gli scandali: il calcio-scommesse nei primi anni ottanta, il Napoli di Maradona e la Camorra, Moggi e Calciopoli. Crede ci sia un legame con le mafie asiatiche?
Io mi sono concentrato su di loro, quella italiana non la conosco abbastanza bene. Dopo ave devastato le finanze e la credibilità di diversi campionati locali, da Singapore a Hong Kong, alla Malesia, gli scommettitori orientali si sono globalizzati, allargando la propria influenza ai campionati europei. Non escludo rapporti con Mafia e Camorra ma non ho certezze.
Le sue scoperte non sembrano aver smosso più di tanto il mondo del calcio. Eppure, potenzialmente, sono un terremoto.
Credo che il problema principale sia la paura che quasi tutti hanno quando si parla di corruzione nello sport. Nessuno vuole mai crederci davvero. Io non dico che sia tutto un imbroglio ma che lo sport oggi corre un enorme pericolo. E di sicuro non aiuta l'atteggiamento della maggior parte degli addetti ai lavori, di solito divisi a metà tra chi pensa che la corruzione sia una favola e chi, al contrario, è convinto che sia tutto marcio. In realtà, il problema esiste, è ancora circoscritto, ma esiste. Ed è lì che bisognerebbe colpire, per salvaguardare lo sport.
Si riferisce alla Fifa?
Mi piacerebbe che la Fifa e la Uefa costituissero delle apposite sezioni preposte alla lotta contro il fenomeno delle scommesse. In collaborazione con la polizia. E' l'unico modo per ottenere davvero qualcosa.
Eppure l'anno scorso l'Uefa chiuse un'inchiesta interna stabilendo che la mafia delle scommesse non rappresentava una minaccia per il calcio europeo. Lei sostiene invece che sia molto facile comprare giocatori o squadre di seconda fascia nei turni preliminari della Champions League.
Molti funzionari Uefa con cui ho parlato sanno di avere a che fare con qualcosa di letale per il calcio. Anche perché internet ha moltiplicato i fattori di rischio: nel bene e nel male, attraverso le scommesse la rete potrebbe rivoluzionare l'industria del calcio, come ha fatto con quella della musica.
Non è che tra i vertci del calcio mondiale c'è qualcuno «troppo vicino» agli interessi degli scommettitori asiatici?
No, credo che il problema sia una totale ignoranza della realtà. Non sono corrotti, solo non sanno cosa gli stia capitando intorno. In questo senso, il mio libro toglie loro ogni possibile alibi: adesso devono sapere per forza.
Solo una nota: nella "trascrizione", Hill è diventato inglese. Ovviamente, lui è canadese, mi scuso per il refuso.
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Sud Africa, quanti guai, anche la squadra non va
Altro copiaincolla, da Gazzetta.it:7 settembre 2008 - Come se non bastassero i problemi sociali, politici e organizzativi, a turbare i sogni mondiali del Sud Africa ci si mettono anche i Bafana Bafana.
NIENTE COPPA D’AFRICA - Sabato a Port Elizabeth la nazionale sudafricana ha perso 1-0 con la Nigeria (rete di Uche del Getafe al 70’) precludendosi ogni possibilità di qualificazione alla Coppa d’Africa del 2010. Insieme alla Nigeria, che nel Gruppo 4 delle eliminatorie per mondiale e Coppa d’Africa ha vinto tutte le partite, può avanzare alla fase successiva (il sistema è complicato e c’è ancora un altro turno) solo la Sierra Leone: nazionale al 145° posto nel ranking Fifa che rappresenta un Paese distrutto dalla guerra. I Bafana Bafana, che con la Nigeria hanno sempre perso senza riuscire a fare un gol alle Super Aquile in 6 incontri ufficiali, sono già al capolinea.
CHE NUMERI! - Nelle 5 gare del girone eliminatorio (valido sia per la Coppa d'Africa sia per il Mondiale, dove però i sudafricani sono qualificati di diritto) hanno rimediato una vittoria (Guinea Equatoriale), un pari (Sierra Leone in casa) e 3 sconfitte (doppio ko con la Nigeria più la trasferta a Freetown). Cinque i gol subiti, 4 quelli fatti, tutti nel 4-1 con la Guinea Equatoriale. Per il resto, 4 partite senza trovare la rete.
INUTILE DOMINIO - Sabato il Sud Africa ha giocato bene, ma è stato fermato dal portiere nigeriano Dele Aiyenugba (gioca in Israele) e dagli errori di mira dei suoi. “Abbiamo dominato – ha detto dopo la gara il ct brasiliano Joel Santana , in panchina dall'inizio del girone – e infatti ho fatto i complimenti a tutti i miei giocatori. Volevo dimostrare a voi giornalisti cosa sappiamo fare: io preferisco perdere con una formazione offensiva piuttosto che vincere schierando una squadra codarda che pensa solo a difendersi”. Intanto l’imbarazzo resta, e poi altro che stile offensivo: i giornali sudafricani hanno criticato il ct per aver sprecato il primo tempo partendo con il tanto caro 4-2-3-1, con due centrali di centrocampo difensivi, Sibaya e Dikgacoi, e una sola punta, Benni McCarthy, scelto come nuovo capitano: “Ero così orgoglioso – ha detto l’attaccante del Blackburn – per me era una gran giorno. Abbiamo giocato alla grande e solo Dio sa come non abbiamo potuto vincere. Le cose possono solo migliorare e sono sicuro che per il 2010 saremo pronti”.
CAMPO IN PESSIME CONDIZIONI - Non sono in molti a crederlo. Chi non era pronto era il prato dell’Eastern Province Rugby Stadium di Port Elizabeth, criticato dallo stesso McCarthy. “Effettivamente il terreno non era in grandi condizioni, e giocarci sopra non era facile”. Va ricordato che il nuovo stadio in costruzione a Port Elizabeth, intitolato a Nelson Mandela, è stato recentemente cancellato dalla lista degli impianti che ospiteranno la Confederations Cup del 2009, con gli organizzatori che però hanno garantito che sarà pronto per il mondiale.
MONDIALE A RISCHIO - Ciclicamente emergono voci che vogliono l’evento sudafricano a rischio: il presidente della Fifa Sepp Blatter ha dichiarato che ha pronto un Piano B, ma l’Africa difende a spada tratta il suo primo mondiale. I problemi sono noti: la sicurezza, la carenza delle infrastrutture, comunicazioni e telecomunicazioni su tutte, i nodi organizzativi con gli scioperi nei cantieri degli stadi. In ambito sportivo Joel Santana, ha sostituito nell’aprile scorso Carlos Alberto Parreira, tornato in Brasile per problemi familiari dopo aver consigliato l’assunzione del compatriota.
DIFENSIVISTA - Santana (foto), carioca nato il giorno di Natale, deve compiere 60 anni, è stato un giocatore discreto (breve carriera come difensore centrale) ed è noto come un tecnico difensivista tanto che negli anni scorsi è stato chiamato dal Vasco e dal Flamengo quando rischiavano la retrocessione. Il suo grande pregio come allenatore è quello di aver vinto il campionato di Rio con tutti i grandi club della città: Botafogo, Fluminense, Flamengo e Vasco, cosa che gli è valsa il titolo di ‘Rei do Rio’. Per Santana i titoli regionali sono 9 in tutto, considerando anche i 3 campionati baiani conquistati con il Bahia e il Vitoria. A suo modo un vincente, Joel, che però sta facendo una gran fatica a familiarizzare col calcio africano. Tanto che dopo 7 qualificazioni consecutive, i Bafana Bafana guarderanno la Coppa d’Africa in tv. Sognando il mondiale.
Filippo Maria Ricci
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Rientro con la Misna
Più di 7000 ettari sono andati a fuoco nella provincia di KwaZulu-Natal a causa degli incendi divampati la scorsa settimana in seguito a forti raffiche di vento e alle alte temperature. Lo ha riferito una fonte dei vigili del fuoco sudafricani, aggiungendo che non è stata ancora fatta una stima dei danni derivati dal protrarsi degli incendi che hanno provocato almeno 40 vittime e diverse decine di feriti.
(Fonte: Misna)
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giovedì, agosto 21, 2008
Un Lodo tira l'altro
Marco Travaglio, nella sua rubrica Carta Canta (Repubblica.it), fa un (inquietante) parallelo tra Silvio Berlusconi e il candidato premier sudafricano Jacob Zuma (foto):"L'immagine dell'Italia nel mondo sono io" (Silvio Berlusconi, 15 luglio 2008).
"Un politico sudafricano, Jacob Zuma, accusato di corruzione, vorrebbe evitare il processo e far poi approvare una legge costituzionale che garantisca
l'immunità al capo dello Stato in modo da non aver nulla da temere qualora dovesse vincere le prossime elezioni presidenziali.
Zuma - presidente del partito Congresso Nazionale Africano (African National Congress, Anc, ndr) - è apparso ieri davanti all'Alta corte di Pietermaritzburg e ha cercato di dichiarare nullo il processo per corruzione nei suoi confronti, un caso che potrebbe bloccargli la strada verso la presidenza, essendo egli il candidato del partito alle elezioni presidenziali
del mese di aprile 2009... Gli avvocati di Zuma insistono sul fatto che il caso dovrebbe essere annullato, sostenendo che la Procura nazionale non ha informato il politico che era sotto indagine, una indagine in realtà partita nei confronti del suo ex consulente finanziario. I legali affermano che tale azione dei magistrati è in contrasto con la Costituzione.
Il consulente finanziario di Zuma è stato condannato a 15 anni di carcere per frode e corruzione. Lo scandalo ha indotto il Presidente sudafricano, Thabo Mbeki, a destituire Zuma da vicepresidente a giugno 2005 e, sei giorni dopo, il giudice nazionale ha portato accuse contro di lui... Se la richiesta di Zuma non sarà accolta dalla Corte di Pietermaritszburg, egli probabilmente
chiederà alla Corte Suprema di respingere il caso di corruzione. Dopo la sua comparsa dinanzi al giudice, Zuma ha affrontato migliaia di sostenitori che
aveva raccolto per protestare in suo favore, ha cantato, ballato e arringato la folla.
Secondo i commentatori locali, la strategia di difesa di Zuma è di prolungare il processo oltre le elezioni di aprile 2009, in modo da approfittare del nuovo
governo - molto probabilmente diretto da lui - per sollecitare in Parlamento una riforma costituzionale che conceda l'immunità per il Capo dello Stato"
(osservatoriosullalegalita.org, 4 agosto 2008)
"Il "principio Berlusconi" é il titolo di un articolo firmato da Raenette Taljaard per il Times/South Africa.
Due i sottotitoli in evidenza. Il primo: 'Vi sono richieste per ottenere una qualche forma di sospensione del procedimento giudiziario che coinvolge Jacob Zuma, presidente dell'ANC'. Quindi il secondo: 'Il primo ministro italiano, con l'approvazione di nuove regole sull'immunità, ha stabilito un preoccupante
precedente'.
La Taljaard é attualmente Senior Lecturer presso la University of the Witwatersrand ed è stata la più giovane donna mai eletta al parlamento sudafricano, dove ha ricoperto l'incarico di portavoce dell'opposizione in importanti commissioni, prima di lasciare la carica, nel 2004.
Spiega Raenette Taljaard che 'il primo ministro italiano Silvio Berlusconi ha ringraziato i politici italiani con le parole: "Mi avete liberato", e prosegue:
'Il principio Berlusconi, che è stato approvato definitivamente in Italia la settimana scorsa, potrebbe avere gravi conseguenze per la lotta alla corruzione
in tutto il mondo. Esso non solo stabilisce un preoccupante precedente in un paese sviluppato, che sarebbe tenuto ad adottare standard più elevati nella
vita pubblica, ma crea ora un esempio da prendere come scusa per i leader dei paesi in via di sviluppo che desiderassero emulare tale principio, i quali
potrebbero usare come pretesto il fatto che si é creato un precedente, in termini di diritto comparato, che si può e si deve imitare".
L'autrice dell'articolo stabilisce poi un paragone con il proprio paese: "Questi fatti avvenuti in Italia ricordano alcuni sviluppi in Sudafrica, in particolare riguardo alle indagini sulla corruzione nel traffico di armi... si
sente parlare di richieste di amnistia, di accordo con modifica dell'imputazione o di qualche altra forma di sospensione del procedimento per il presidente dell'ANC Jacob Zuma, accusato di corruzione".
Taljaard aggiunge, caso strano: 'Recentemente, Zuma, davanti all'Alta Corte di Pietermaritzburg, non é riuscito a dimostrare con prove valide l'esistenza di
una congiura politica contro di lui".
(osservatoriosullalegalita. org, 7 agosto 2008)
"Pietermaritzburg (Sudafrica). È stato aggiornato al 12 settembre il processo per corruzione, frode e riciclaggio contro Jacob Zuma, in pole position per
diventare il prossimo presidente sudafricano nonché popolare leader dell'African National Congress (Anc), il partito al potere in Sudafrica.
Il giudice della corte di Pietermaritzburg, Chris Nicholson, nella seconda udienza del processo ha detto che si riserverà di decidere per quella data in merito al ricorso presentato dalla difesa di Zuma, che chiede l'annullamento del procedimento adducendo presunte 'irregolarità procedurali'. La decisione sul ricorso 'é in fase di deliberazione e sarà proclamato il 12 settembre', ha detto il giudice.
Zuma, 66 anni, ex vicepresidente sudafricano che in dicembre ha umiliato il rivale Thabo Mbeki nella corsa per la leadership dell'Anc, è accusato di aver
intascato centinaia di migliaia di dollari in tangenti dal gruppo francese Thales quand'era vicepresidente (1999-2005). Se verrà condannato, Zuma, già
assolto nel 2006 in un processo per stupro, ha promesso che si ritirerà dalla politica. I sostenitori di Zuma ritengono il loro beniamino vittima di un
complotto politico per impedirgli di essere eletto presidente. La difesa cerca di dilazionare il processo per evitare una possibile condanna prima delle
elezioni presidenziali della primavera 2009" (swissinfo. ch, 5 agosto 2008).
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mercoledì, agosto 20, 2008
Mondiali 2010, Georgia-Irlanda in campo neutro
La Fifa ha stabilito che il match Georgia-Irlanda, valido per le qualificazioni ai Mondiali del 2010 e in programma il prossimo 6 settembre, si dovrà disputare in campo neutro. La decisione è la logica conseguenza della guerra scoppiata in Ossezia. La Federcalcio georgiana (che ha da poco ingaggiato Hector Cuper per sostituire il dimissionario Klaus Toppmoeller) avrà tempo fino al 26 agosto per comunicare la sede dove intendere giocare l'incontro. Georgia e Irlanda fanno parte dello stesso girone (il Gruppo 8) dell'Italia.
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lunedì, agosto 18, 2008
Sudafrica 2010 o Usa 2010? Blatter prende tempo
Rieccomi, dopo tre travagliatissime settimane di assenza dal blog (e non solo da quello). Non ci crederete mai, ma rientro con Sepp e il prossimo Mondiale (grazie a Fulvio Bianchi):Incredibile: fra due anni si dovrebbero disputare i Mondiali di calcio in Sudafrica ma l'ineffabile presidente della Fifa, Sepp Blatter, continua a lanciare sospetti sugli organizzatori sudafricani. Ha ragione perché in effetti in Sudafrica hanno problemi immensi, soprattutto di sicurezza, ma Blatter a questo punto dovrebbe prendere una decisione. Ultimamente ha detto che ci sono due Nazioni già pronte per subentrare, e non sono in Europa. Si tratta di Stati Uniti e Australia. Ma la Fifa deve trovare il coraggio di dirlo al Sudafrica...
In realtà, potrebbe esserci qualche altra novità. Datemi solo un paio di giorni per capire che aria tiri.
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giovedì, luglio 24, 2008
Crisi alimentare, sindacati in piazza: "A pagare sono i più poveri"
“L’aumento dei prezzi dei generi alimentari e dell’elettricità colpisce le masse dei lavoratori poveri”: a parlare è il segretario generale del Congresso dei sindacati sudafricani, Zwelinzima Vavi (immagine), nel corso della manifestazione popolare che ha attraversato ieri il centro di Johannesburg. Al corteo, secondo l’agenzia di stampa Sapa, hanno partecipato diverse migliaia di persone, molte delle quali con indosso i cappellini e le magliette rosse dei sindacati. “Siamo arrabbiati per i prezzi dei prodotti alimentari di base - ha scandito Vavi dal palco – e siamo qui per esprimere disgusto e frustrazione”.
Oltre a intonare slogan del tipo “stop alla fame” e “combattiamo i rincari”, i dimostranti hanno contestato gli aumenti del 27,5% annunciati di recente da Eskom, la società nazionale che gestisce la distribuzione dell’elettricità; le nuove tariffe servirebbero a finanziare una serie di lavori infrastrutturali, ma i dirigenti del Congresso denunciano manovre di tipo speculativo (maddai... ndr). Il corteo si colloca sullo sfondo delle forti tensioni che attraversano la società sudafricana: in aprile, il tasso di inflazione annua ha superato l’11% e aumenti particolarmente sostenuti dei prezzi al consumo hanno riguardato tutti i derivati del petrolio e beni essenziali come pane, olio e latte. Mentre era in corso il corteo, il governo ha annunciato la disponibilità a incontrare le parti sindacali prima del 6 agosto, giornata di sciopero nazionale.
(Fonte: Misna)
AGGIORNAMENTO (25/07/08):
Le proteste si estendono in quattro province
Continua in Sudafrica la mobilitazione popolare contro il carovita: a meno di due settimane dallo sciopero generale in programma il 6 agosto, decine di migliaia di persone hanno partecipato ieri ai cortei organizzati in diverse regioni del paese dai sindacati nazionali. A incrociare le braccia nelle province di Gauteng, Eastern Cape, Limpopo e North West – scrive oggi il quotidiano economico “Business Day” – sono stati soprattutto gli operai dei settori automobilistico, minerario e tessile, con astensioni dal lavoro che avrebbero oscillato tra il 90 e il 73%. Secondo il presidente del Congresso dei sindacati sudafricani (Cosatu), la potente confederazione nazionale che ha coordinato la protesta, “lo sciopero ha registrato una buona adesione”. “Il 6 agosto – ha aggiunto il dirigente – ci aspettiamo una partecipazione ancora più massiccia”. All’origine delle tensioni che nelle ultime settimane attraversano la società sudafricana ci sono i forti aumenti dei prezzi dei generi alimentari e delle forniture di elettricità. Secondo le stime fornite ieri da un istituto di ricerca locale, nell’ultimo anno l’inflazione è cresciuta più delle retribuzioni medie: dal maggio 2007 al maggio 2008 i prodotti alimentari di base e i derivati del petrolio avrebbero subito rincari del 16,8% e del 35,6%, a fronte di aumenti del reddito pro capite di appena il 12%.
(Fonte: Misna)
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martedì, luglio 22, 2008
Sudafrica: povertà in diminuzione, ma restano diseguaglianze
Il numero dei sudafricani che vivono sotto la soglia di povertà (ovvero con meno di 38 euro al mese) è diminuito del 10%, negli ultimi cinque anni: lo ha reso noto Joel Netshitenzhe, capo del Servizio di coordinamento e consulenza politica della presidenza, commentando un rapporto governativo sulla situazione socio-economica del Paese. Secondo i dati del governo, dal 2000 al 2005 la percentuale di coloro che vivevano sotto la soglia di povertà è scesa dal 58% al 48%; dal 1996 circa nove milioni di persone sono uscite dalla fascia di povertà mentre ancora oggi più di 12 milioni di famiglie ricevono aiuti sociali. Lo studio ha evidenziato inoltre che i guadagni mensili a persona nella fascia più povera ( circa il 10% della popolazione) sono aumentati da 65 euro (783 rands) nel 1993 a 86 euro (1032 rands) nel 2007 (mentre i guadagni dei più ricchi - la decima parte della popolazione - crescono molto più in fretta di quelli del resto della popolazione). Meno ottimista un rapporto pubblicato dall’Organizzazione di cooperazione e sviluppo economico (Ocde) secondo cui “l’aspetto più deludente dell’economia sudafricana è la persistenza di livelli estremi di disoccupazione tra i giovani neri poco qualificati, in un quadro complessivo di povertà generalizzata”. Secondo l’analisi dell’Ocde, il tasso di crescita dell’economia del Sudafrica, negli ultimi quattro anni, è inferiore a quello della maggior parte dei Paesi emergenti come Indonesia e India. A incidere sarebbero soprattutto elementi come il costo elevato, carenze logistiche diffuse e la scarsa disponibilità di energia elettrica che, secondo il rapporto, costituisce una vera e propria minaccia alle prospettive di crescita economica a lungo termine.
(Fonte: Misna)
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venerdì, luglio 18, 2008
Parte la caccia all' oro bianco
Il governo della Repubblica Popolare Cinese darebbe “grande importanza” alla protezione delle specie selvagge, “compresi gli elefanti”, e applicherebbe una serie di leggi per stroncare il contrabbando di merci pregiate, “compreso l’avorio”: questa, in sintesi, la risposta di Pechino alle critiche di alcune organizzazioni animaliste dopo il via libera dell’Onu a limitati acquisti di “oro bianco” da parte della Cina. In una conferenza stampa, il portavoce del ministero degli Esteri Liu Jianchao ha chiarito che in Cina il commercio illegale e in particolare le vendite di avorio hanno subito “un forte calo”; sulla base di documenti che provano l’impegno di Pechino, lunedì la Convenzione sul commercio internazionale e le specie in pericolo (Cites) ha autorizzato la Cina ad acquistare partite di “oro bianco” messe legalmente in vendita da Sudafrica, Botswana, Namibia e Zimbabwe. Per contrastare il declino nella popolazione di elefanti africani, dalle cui zanne si ricava l’avorio, anni fa l’Onu aveva introdotto un bando totale, ma l’anno scorso era stata autorizzata la vendita “una tantum” di 108 tonnellate, dichiarate entro il 31 gennaio 2007 e comunque ricavate esclusivamente da pachidermi morti per cause naturali (ah ah ah, ndr).
Il via libera agli acquisti cinesi ha posto fine a un monopolio esercitato per un anno dal Giappone e, allo stesso tempo, suscitato reazioni differenti tra gli animalisti: alcune organizzazioni hanno espresso il timore che bande di trafficanti possano riciclare l’avorio rubato approfittando dell’ampliamento del mercato legale, mentre altre hanno riconosciuto gli sforzi compiuti dalla Cina. Quello dell’avorio è un commercio di tutto rispetto: sul mercato nero del Giappone, la principale piazza mondiale, un chilogrammo è pagato 750 dollari. La febbre dell’“oro bianco” ha però contagiato da tempo Hong Kong e la Cina, ai primi posti mondiali per domanda e volumi lavorati.
(Fonte: Misna)
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Niente Giochi per Pistorius
(Fonte: Gazzetta.it)
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mercoledì, luglio 16, 2008
Pistorius: "Sconcertato da dichiarazioni Iaaf"
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giovedì, luglio 10, 2008
Blatter smentisce Valcke? No, però...
Oltre a occuparsi del mercato madridista, Sepp Blatter (immagine, Afp) sembra non voler collaborare con i suoi sottoposti, alimentando (di proposito?) le voci che vorrebbero il prossimo Mondiale lontano dalla Rainbow Nation. Insomma, in un'intervista a Sky Sports, l'ex colonnello ha, di fatto, fornito altri dettagli del suo "piano B", parlando di tre Paesi pronti a ospitare il torneo nel caso in cui la Fifa fosse costretta a depennare il Sudafrica: "Ho parlato con tre possibili, non solo possibili, federazioni e Paesi che sarebbero in grado di organizzare la Coppa del mondo nel giro di un anno", ha detto Blatter, che si è tuttavia rifiutato di svelare quali siano le Nazioni in questione (Germania, Usa -secondo gli amici di Repubblica- e Australia, scommettiamo?).I dubbi sono, purtroppo, aumentati dopo l’annuncio, martedì, che lo stadio di Port Elizabeth non sarà pronto per la Confederations Cup del giugno prossimo, considerata una sorta di prova generale dei Mondiali.
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