sabato, settembre 20, 2008

 

Mondiali 2010: accordo Ray-Sky

Il Cda della Rai ha approvato un accordo per l'acquisizione da Sky dei diritti in chiaro delle Olimpiadi invernali del 2010 ed estive per il 2012 per una cifra complessiva di 45 mln euro.
Contemporaneamente, si legge in una nota (del 17/9, giorno dell'accordo, ndr), è stata anche deliberata la cessione a Sky dei diritti pay per i Campionati del mondo di calcio del 2010 e 2014 per complessivi 175 mln euro.
L'accordo consente a Rai di garantire la trasmissione in chiaro del prossimo ciclo Olimpico con la stessa copertura delle precedenti edizioni ma a condizioni economiche nettamente migliori; di garantire la trasmissione in chiaro dei mondiali di calcio alle stesse condizioni della precedente edizione ma ad un costo per Rai di 90 mln per il 2010 e di 85 mln per il 2014, contro i 108 mln spesi per la sola edizione del 2006. Questa operazione consente altresì alla Rai di realizzare un saldo finanziario positivo di 130 mln e condizioni economiche molto piu' favorevoli rispetto a quelle inserite nelle previsioni del piano triennale. com/ren
(Fonti: Ansa e informazione.it)
Vabbe', poi vedremo di approfondire, così è un po' vago.

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E' morto Giorgio Bettinelli

Vincenzo Borgomeo, su Repubblica.it, scrive che Giorgio sembrava inattaccabile da tutto e da tutti. "E invece no", prosegue. "La mattina del 16 settembre Bettinelli è morto, colpito da un'infezione nel Sud della Cina, sulle rive Mekong, dove viveva con la moglie Yapei".
E' proprio Yapei a dare la notizia:

Sono triste, desolata ma Giorgio non è più con noi,
vola libero come un uccello,
è in viaggio, ma in un altro mondo,
freddo
Giorgio voleva scrivere un libro sul Tibet,
ma non può più farlo,
ora ha bisogno di dormire.
Non so cosa posso fare per continuare il suo sogno,
le sue parole e il suo amore verso di noi.


Non posso dire che fossimo amici, purtroppo. Non ci sentivamo da cinque anni (e questo mi fa davvero impressione), ci eravamo conosciuti quando lavoravo per la Feltrinelli e abbiamo organizzato insieme un paio di presentazioni. Però era un tipo incredibile, da film (cito ancora Borgomeo). Non potevi non volergli subito bene, non desiderare che partisse immediatamente e, subito, tornasse indietro, pronto a raccontare qualche incredibile avventura da vespista. Ci mancherai, Giorgio, accidenti.

Dagli amici della casa editrice Feltrinelli:
Le visite di Giorgio in casa editrice sono sempre state una festa, soprattutto nel periodo compreso fra il suo primo libro e il giro del mondo in Vespa, dopo il 1997. Arrivava portandosi il mondo appresso. Gli occhi liquidi, grandi, sbarrati. Ci guardava tutti come fosse sorpreso di trovarci qui - un ufficio doveva avere per lui un'aria esotica. Aveva un'ossessione e ha saputo viverla, e raccontarla. Quando si è rotto il polso e ha trovato la ragazza che sarebbe diventata sua moglie (le cose siamo sicuri che vanno assieme), ha cominciato a comunicare una sorta di rallentamento: il mondo che aveva visto dal sellino della Vespa scivolava più lentamente intorno a lui. Scopriva le sue radici (la sua Crema), s'era messo a incidere canzoni, pensava a un romanzo. C'era un bambino in lui, in quello sguardo liquido, e qualsiasi direzione prendesse la sua vita, usciva fuori. Brum, brum. Il verso che fanno i bambini a cavallo di una moto immaginaria. Lui non ha mai smesso di immaginare, anche quando ha cominciato a viaggiare. Brum, brum. Un'ultima sgassata. Stamane, leggendo il messaggio della moglie, non riuscivamo a credere che quell'"another world, cold" fosse davvero la morte. E invece era proprio così. Si fa fatica a saperlo là. È sempre stato "altrove". Magari torna. Certamente continua a tornare con i suoi libri.

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sabato, settembre 13, 2008

 

Steve Biko

"Essere neri non dipende dal colore della pelle. Essere neri è il riflesso di un atteggiamento mentale. La filosofia della Black Consciousness esprime l'orgoglio e la determinazione dei neri. Al cuore di questo modo di pensare c'è la presa di coscienza da parte dei neri che l'arma più potente nelle mani degli oppressori è la mente degli oppressi". (da un discorso di Steven Bantu Biko)

"Il cantante Peter Gabriel gli dedicò una canzone sulle cui note anche l’arcivescovo anglicano e premio Nobel per la pace, Desmond Tutu, non seppe trattenere le lacrime e il suo volto campeggia ancora sulle t-shirt della gioventù sudafricana. E' Steven Bantu Biko, fondatore, nel 1970 in Sudafrica, del “Black Consciousness Movement”, il “Movimento per la coscienza nera”, e attivista simbolo della lotta all’apartheid": così lo ricordava l'anno scorso, per il XXX anniversario della sua morte, avvenuta il 12 settembre del 1977, la Radio Vaticana, aggiungendo: "Biko morì nel corso di un trasferimento da una prigione ad un’altra. Inizialmente le autorità sostennero che non era sopravvissuto allo sciopero della fame. Alcuni giornalisti riuscirono però a provare che la sua morte era stata causata da trauma cranico e la scoperta provocò l’indignazione della comunità internazionale, che per la prima volta adottò delle sanzioni contro il regime dell’apartheid". Per il XXXI anniversario, ecco una versione quasi integrale (se si esclude una minima riduzione) di un articolo scritto da Pier Maria Mazzola nel 2006 per il mensile "Africa" dei Padri Bianchi:

Lo scorso agosto a Pretoria, da poco ribattezzata Tshwane (Siamo tutti uguali), moriva un uomo che aveva avuto una visione chiara della tortura. «Nessuno ti dirà mai qualcosa senza tortura, te l’assicuro io. È come suonare il piano: usi i tasti neri e i tasti bianchi per tirarne fuori una dolce melodia». Quell’uomo dall’animo così musicale si chiamava Gideon Nieuwoudt. Fu lui, con altri aguzzini, a “interrogare” Steve Biko, agli arresti da venti giorni, il 6 settembre 1977 nella stanza 619 del comando di polizia di Walmer, Port Elizabeth. Biko ne uscì irrimediabilmente malconcio. Per gli agenti, era stato un «incidente »: il prigioniero si agitava troppo… era andato a sbattere con la testa contro il muro. Praticamente di sua iniziativa. L’11 settembre venne trovato nella sua cella in condizioni disperate. Si decise di trasportarlo all’ospedale… di Pretoria! Oltre 1100 chilometri che il detenuto percorse di notte, rigorosamente nudo e ammanettato, sul cassone di una Land Rover. Biko morì la notte seguente. Quell’omicidio atroce convinse il Consiglio di sicurezza dell’Onu - con voto unanime - a mettere il Sudafrica sotto embargo militare, un’iniziativa che contribuirà al declino dell’apartheid. L’eroe della lotta contro la segregazione razziale in Sudafrica è lui, Steve Biko, secondo solo a Mandela. Per i giovani, Biko viene anche prima.
Bantu Stephen Biko nacque nel dicembre del 1946, nella provincia del Capo Orientale. Dopo gli studi secondari si iscrisse a medicina all’Università del Natal - sezione separata per i neri, beninteso. Maturava intanto in lui la coscienza politica. Il suo primo impegno fu con l’Unione nazionale degli studenti sudafricani (Nusas). Ma nel 1969 se ne staccò per fondare l’Organizzazione degli studenti sudafricani (Saso). Nella Nusas militavano anche giovani bianchi, la loro presenza era preponderante, Biko si convinse presto della necessità di uno spazio dove i neri in quanto tali si valorizzassero in modo autonomo. Prendeva corpo la Black Consciousness: la “Coscienza (o Consapevolezza) nera”. Il giovane Steve aveva annusato lo spirito del tempo, soprattutto quello che soffiava sull’Africa (la negritudine, Kwame Nhrumah, Amílcar Cabral…), sugli Stati Uniti (Malcolm X, il Black Power e la Black Theology…), sull’America Latina (Paulo Freire e la sua pedagogia degli oppressi). «Per “Coscienza nera” - spiegava Biko - io intendo la rinascita politica e culturale di un popolo oppresso. Ora i neri in Africa sanno che i bianchi non saranno conquistatori per sempre. Questa scoperta li conduce a porsi la domanda: “Chi sono io? Chi siamo?”.
La sfida della decolonizzazione è stata condivisa dai bianchi liberali. Per qualche tempo si sono comportati come portavoce dei neri. Ma poi qualcuno di noi ha cominciato a chiedersi: “Possono forse i nostri amici liberali mettersi al posto nostro?”. La nostra risposta fu: “No!... Finché i bianchi liberali sono i nostri portavoce, non ci sarà nessun portavoce nero”». Da qui all’accusa di razzismo (alla rovescia), il passo era breve. Ma Biko non si lasciò spiazzare: «Ancora oggi - confessava nell’anno della sua morte - noi siamo accusati di razzismo. È un errore. Noi sappiamo che tutti i gruppi interrazziali in Sudafrica hanno rapporti nei quali i bianchi sono superiori, i neri inferiori. Così, per cominciare, i bianchi devono rendersi conto di essere solamente “umani”, non superiori. La stessa cosa per i neri, che devono rendersi conto di essere umani, non inferiori. Per tutti noi questo significa che il Sudafrica non è europeo, ma africano». Grido di libertà è un film che il regista Richard Attenborough (quello di Gandhi) ha costruito proprio sull’amicizia di Biko (la prima interpretazione importante di Denzel Washington) con un giornalista, un bianco liberale. È grazie a lui, del resto, che sappiamo molte cose di Biko, affidate a un libro di memorie. Per Donald Woods (questo il suo nome), che pagò con l’esilio il suo rapporto con Biko, «l’amico che più apprezzavo era un uomo speciale, straordinario. Nei tre anni che lo conobbi, non ebbi mai il minimo dubbio che fosse il leader più importante dell’intero paese. Era saggio, pieno di humour, compassionevole, brillante, altruista, modesto, coraggioso. Il governo non ha mai capito quanto Biko fosse uomo di pace. Il suo costante obiettivo era la riconciliazione pacifica di tutto il Sudafrica».
Nel 1972 Steve Biko è tra i fondatori della Black Peoples Convention, federazione di una settantina di gruppi che si riconoscono nella filosofia della coscienza nera. In questo ambiente si prepararono le manifestazioni di protesta di Soweto, la township di Johannesburg teatro, il 16 giugno 1976, di una durissima repressione della polizia. Quel giorno vennero massacrati almeno cento neri. La rivolta dilagò per il paese e in un anno si contarono un migliaio di vittime. Moltissimi i giovani, anche bambini. Non era difficile, per il regime, collegare il nome di Biko alla rinnovata consapevolezza che sosteneva la gioventù nella lotta contro l’apartheid. Biko non fece mai parte dell’African National Congress (Anc), il movimento storico - quello di Nelson Mandela - che dal 1912 convogliava l’ansia di riscatto della maggioranza nera. Per il leader studentesco, l’Anc era in un certo senso troppo “moderato”, anche se aveva poi fatto la scelta, non condivisibile per un nonviolento come Biko, di costituire un braccio armato. Ma prima del suo arresto definitivo, Biko stava preparandosi, come ricorda lo stesso Mandela, a un incontro segreto con Oliver Tambo, il successore di Lutuli alla presidenza dell’Anc. Di quella nascente alleanza il governo aveva sicuramente paura. Forse, anche per questo Biko venne ammazzato. Ammazzato? «Biko vive!», gridano ancora i graffiti dai muri delle periferie sudafricane.
(Fonte: Misna)

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giovedì, settembre 11, 2008

 

La grande truffa asiatica

Altro copiaincolla, del sottoscritto, però (dal Manifesto di domenica 7/9):

Annunciato dalla rete come una sorta di anticristo del dio pallone, il libro Calcio Mafia (Rizzoli, 350 pg, • 18,50) dell'inglese Declan Hill (immagine) è un ottimo lavoro di ricerca e investigazione sul losco mondo delle scommesse che gravita attorno al calcio. Forse, però, non la bomba che molti temevano. Hill è un giornalista investigativo non nuovo alle inchieste ad alto rischio: per la televisione canadese ha realizzato documentari in Kosovo e in Iraq e ha lavorato nelle zone più calde di Kurdistan, Bolivia, India, Turchia e Messico. Anchorman di Cbc e Bbc, insegna a Oxford e ha raccolto numerosi premi, tra i quali l'Amnesty International Best Human Rights Documentary. L'uscita del libro ha fatto un po' di rumore ma neanche troppo se si considera che una delle ipotesi sostenute da Hill è che la Mafia asiatica abbia manipolato alcune partite dei Mondiali del 2006 per lucrare sul grande business delle scommesse, un giro d'affari che tra puntate legali e clandestine muove fino a 450
miliardi di dollari all'anno. Sotto accusa ci sono le seguenti gare: Italia-Ghana, Inghilterra-Ecuador, Brasile-Ghana, Italia-Ucraina. Secondo Hill, alcuni giocatori avrebbero accettato denaro per perdere partite comunque scontate nel pronostico dando garanzie ben precise sullo scarto di gol finale, permettendo vincite molto remunerative. L'invasione della mafia asiatica, partita dal quadrilatero d'oro Kuala Lumpur, Bangkok, Taiwan, Jakarta e paragonata a quella delle locuste, sarebbe inarrestabile. Dall'estremo oriente al resto del pianeta. Questo il risultato di anni di indagini sotto copertura tra i peggiori criminali del mondo. Dalla seconda categoria malese di cricket alla finale della Coppa del Mondo di calcio, non esisterebbe una sola gara, di nessuna disciplina, in nessun paese, al sicuro dalle trame del racket delle scommesse clandestine. La Bundesliga tedesca è un altro esempio del potere dei maneggioni orientali: il protagonista, qui, è un certo Bee Wah Um, malese, condannato dal tribunale di Francoforte a due anni e mezzo di carcere per aver manipolato dieci incontri in Germania e in Austria. Il 26 novembre 2005 puntò 2,8 milioni di euro sulla sconfitta del Kaiserslautern contro l'Hannover: finì 5-1 e lui incassò 2,2 milioni. Uscito di prigione in libertà vigilata, si è dato alla macchia e probabilmente è ancora lì che organizza puntate mirabolanti. Tifoso dell'Arsenal da quando aveva sei anni, Hill dice di amare ancora il calcio ma di non credere più a quello che vede. Ogni volta che guarda una partita, la prima cosa che si chiede è se sia stata aggiustata.

Le sue rivelazioni hanno fatto discutere. Può spiegarci come si manipolano le partite di un mondiale?
Nel maggio del 2006, ebbi modo di assistere a una strana riunione in un Kentucky Fried Chicken di Bangkok. Vi presero parte quattro persone: un thailandese ben conosciuto nel mondo delle scommesse, due cinesi e un uomo di colore, alto e atletico. Parlarono dei mondiali che sarebbero cominciati pochi giorni dopo e di alcune partite da aggiustare. Parlarono del Ghana, in particolar modo. Avevano un contatto con gli africani. Ogni giocatore, dissero, avrebbe guadagnato trentamila dollari collaborando con loro. Secondo le mie fonti i ghanesi coinvolti sarebbero poi stati otto. In ballo c'erano i risultati di alcune gare che i mafiosi conoscevano in anticipo. Truffe difficili da individuare: si corrompe la squadra più debole perché perda in modo più netto e nessuno si stupirà del risultato. Nel libro c'è una mia intervista al capitano del Ghana, Stephen Appiah, che nega di aver ricevuto denaro ma ammette di essere stato contattato da mediatori asiatici durante il ritiro tedesco. Tempo dopo, in Africa, individuai l'uomo di colore che avevo visto alla riunione di Bangkok, quello che i mafiosi avevano indicato come loro intermediario: era l'allenatore dell'Under 17 ghanese, Abukari Damba, che ha confermato di aver frequentato il ritiro della sua nazionale in Germania e che lì un faccendiere orientale avrebbe avvicinato la squadra proponendo di perdere una partita (ma in un'inetrvista al quotidiano Bild , Damba ha liquidato il libro di Hill come «una menzogna» e ha minacciato di adire le vie legali, ndr).
Tra le partite sospette lei indica ItaliaGhana e Italia-Ucraina: in entrambe gli azzurri vinsero con almeno due gol di scarto (2-0 la prima, 3-0 la seconda) come le avevano pronosticato i quattro di Bangkok. Però furono partite combattute, l'Ucraina colpì due legni e Zambrotta salvò un gol sulla linea...
Attenzione, su internet c'è stato troppo sensazionalismo attorno a queste anticipazioni. Quello che ho detto è che chi organizzava le scommesse sapeva in anticipo il risultato di alcune partite e me lo aveva comunicato. Guardai in tv Italia-Ghana e pensai che pur giocando bene, gli africani sembrava proprio non volessero segnare. Stessa cosa accadde in occasione di Brasile-Ghana finita 3-0. Potrebbe anche trattarsi di semplici coincidenze ma direi che è un'ottima opportunità per indagare a fondo.
In Italia abbiamo una certa dimestichezza con gli scandali: il calcio-scommesse nei primi anni ottanta, il Napoli di Maradona e la Camorra, Moggi e Calciopoli. Crede ci sia un legame con le mafie asiatiche?
Io mi sono concentrato su di loro, quella italiana non la conosco abbastanza bene. Dopo ave devastato le finanze e la credibilità di diversi campionati locali, da Singapore a Hong Kong, alla Malesia, gli scommettitori orientali si sono globalizzati, allargando la propria influenza ai campionati europei. Non escludo rapporti con Mafia e Camorra ma non ho certezze.
Le sue scoperte non sembrano aver smosso più di tanto il mondo del calcio. Eppure, potenzialmente, sono un terremoto.
Credo che il problema principale sia la paura che quasi tutti hanno quando si parla di corruzione nello sport. Nessuno vuole mai crederci davvero. Io non dico che sia tutto un imbroglio ma che lo sport oggi corre un enorme pericolo. E di sicuro non aiuta l'atteggiamento della maggior parte degli addetti ai lavori, di solito divisi a metà tra chi pensa che la corruzione sia una favola e chi, al contrario, è convinto che sia tutto marcio. In realtà, il problema esiste, è ancora circoscritto, ma esiste. Ed è lì che bisognerebbe colpire, per salvaguardare lo sport.
Si riferisce alla Fifa?
Mi piacerebbe che la Fifa e la Uefa costituissero delle apposite sezioni preposte alla lotta contro il fenomeno delle scommesse. In collaborazione con la polizia. E' l'unico modo per ottenere davvero qualcosa.
Eppure l'anno scorso l'Uefa chiuse un'inchiesta interna stabilendo che la mafia delle scommesse non rappresentava una minaccia per il calcio europeo. Lei sostiene invece che sia molto facile comprare giocatori o squadre di seconda fascia nei turni preliminari della Champions League.
Molti funzionari Uefa con cui ho parlato sanno di avere a che fare con qualcosa di letale per il calcio. Anche perché internet ha moltiplicato i fattori di rischio: nel bene e nel male, attraverso le scommesse la rete potrebbe rivoluzionare l'industria del calcio, come ha fatto con quella della musica.
Non è che tra i vertci del calcio mondiale c'è qualcuno «troppo vicino» agli interessi degli scommettitori asiatici?
No, credo che il problema sia una totale ignoranza della realtà. Non sono corrotti, solo non sanno cosa gli stia capitando intorno. In questo senso, il mio libro toglie loro ogni possibile alibi: adesso devono sapere per forza.

Solo una nota: nella "trascrizione", Hill è diventato inglese. Ovviamente, lui è canadese, mi scuso per il refuso.

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Sud Africa, quanti guai, anche la squadra non va

Altro copiaincolla, da Gazzetta.it:

7 settembre 2008 - Come se non bastassero i problemi sociali, politici e organizzativi, a turbare i sogni mondiali del Sud Africa ci si mettono anche i Bafana Bafana.
NIENTE COPPA D’AFRICA - Sabato a Port Elizabeth la nazionale sudafricana ha perso 1-0 con la Nigeria (rete di Uche del Getafe al 70’) precludendosi ogni possibilità di qualificazione alla Coppa d’Africa del 2010. Insieme alla Nigeria, che nel Gruppo 4 delle eliminatorie per mondiale e Coppa d’Africa ha vinto tutte le partite, può avanzare alla fase successiva (il sistema è complicato e c’è ancora un altro turno) solo la Sierra Leone: nazionale al 145° posto nel ranking Fifa che rappresenta un Paese distrutto dalla guerra. I Bafana Bafana, che con la Nigeria hanno sempre perso senza riuscire a fare un gol alle Super Aquile in 6 incontri ufficiali, sono già al capolinea.
CHE NUMERI! - Nelle 5 gare del girone eliminatorio (valido sia per la Coppa d'Africa sia per il Mondiale, dove però i sudafricani sono qualificati di diritto) hanno rimediato una vittoria (Guinea Equatoriale), un pari (Sierra Leone in casa) e 3 sconfitte (doppio ko con la Nigeria più la trasferta a Freetown). Cinque i gol subiti, 4 quelli fatti, tutti nel 4-1 con la Guinea Equatoriale. Per il resto, 4 partite senza trovare la rete.
INUTILE DOMINIO - Sabato il Sud Africa ha giocato bene, ma è stato fermato dal portiere nigeriano Dele Aiyenugba (gioca in Israele) e dagli errori di mira dei suoi. “Abbiamo dominato – ha detto dopo la gara il ct brasiliano Joel Santana , in panchina dall'inizio del girone – e infatti ho fatto i complimenti a tutti i miei giocatori. Volevo dimostrare a voi giornalisti cosa sappiamo fare: io preferisco perdere con una formazione offensiva piuttosto che vincere schierando una squadra codarda che pensa solo a difendersi”. Intanto l’imbarazzo resta, e poi altro che stile offensivo: i giornali sudafricani hanno criticato il ct per aver sprecato il primo tempo partendo con il tanto caro 4-2-3-1, con due centrali di centrocampo difensivi, Sibaya e Dikgacoi, e una sola punta, Benni McCarthy, scelto come nuovo capitano: “Ero così orgoglioso – ha detto l’attaccante del Blackburn – per me era una gran giorno. Abbiamo giocato alla grande e solo Dio sa come non abbiamo potuto vincere. Le cose possono solo migliorare e sono sicuro che per il 2010 saremo pronti”.
CAMPO IN PESSIME CONDIZIONI - Non sono in molti a crederlo. Chi non era pronto era il prato dell’Eastern Province Rugby Stadium di Port Elizabeth, criticato dallo stesso McCarthy. “Effettivamente il terreno non era in grandi condizioni, e giocarci sopra non era facile”. Va ricordato che il nuovo stadio in costruzione a Port Elizabeth, intitolato a Nelson Mandela, è stato recentemente cancellato dalla lista degli impianti che ospiteranno la Confederations Cup del 2009, con gli organizzatori che però hanno garantito che sarà pronto per il mondiale.
MONDIALE A RISCHIO - Ciclicamente emergono voci che vogliono l’evento sudafricano a rischio: il presidente della Fifa Sepp Blatter ha dichiarato che ha pronto un Piano B, ma l’Africa difende a spada tratta il suo primo mondiale. I problemi sono noti: la sicurezza, la carenza delle infrastrutture, comunicazioni e telecomunicazioni su tutte, i nodi organizzativi con gli scioperi nei cantieri degli stadi. In ambito sportivo Joel Santana, ha sostituito nell’aprile scorso Carlos Alberto Parreira, tornato in Brasile per problemi familiari dopo aver consigliato l’assunzione del compatriota.
DIFENSIVISTA - Santana (foto), carioca nato il giorno di Natale, deve compiere 60 anni, è stato un giocatore discreto (breve carriera come difensore centrale) ed è noto come un tecnico difensivista tanto che negli anni scorsi è stato chiamato dal Vasco e dal Flamengo quando rischiavano la retrocessione. Il suo grande pregio come allenatore è quello di aver vinto il campionato di Rio con tutti i grandi club della città: Botafogo, Fluminense, Flamengo e Vasco, cosa che gli è valsa il titolo di ‘Rei do Rio’. Per Santana i titoli regionali sono 9 in tutto, considerando anche i 3 campionati baiani conquistati con il Bahia e il Vitoria. A suo modo un vincente, Joel, che però sta facendo una gran fatica a familiarizzare col calcio africano. Tanto che dopo 7 qualificazioni consecutive, i Bafana Bafana guarderanno la Coppa d’Africa in tv. Sognando il mondiale.
Filippo Maria Ricci

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Rientro con la Misna

Manco da un pezzo, ogni tanto mi capita. Ripartiamo con una brevissima:

Più di 7000 ettari sono andati a fuoco nella provincia di KwaZulu-Natal a causa degli incendi divampati la scorsa settimana in seguito a forti raffiche di vento e alle alte temperature. Lo ha riferito una fonte dei vigili del fuoco sudafricani, aggiungendo che non è stata ancora fatta una stima dei danni derivati dal protrarsi degli incendi che hanno provocato almeno 40 vittime e diverse decine di feriti.
(Fonte: Misna)

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