mercoledì, aprile 23, 2008

 

Samia e il suo Ghana


Chiudo la giornata riportando l'intervista a Samia Nkrumah (figlia del mitico Kwame) che mi ha pubblicato Peacereporter. Samia è un'amica, ma la grandezza del padre e l'importanza sua e della sua famiglia per il futuro del Ghana sono fuori discussione:

Ghana, la nuova redentrice
La notte del 6 marzo 1957, ad Accra, c’era anche Martin Luther King. Da Washington era arrivato Richard Nixon, all’epoca vicepresidente Usa. Gli esponenti della diplomazia di mezzo mondo erano presenti e, ovviamente, i leader africani erano accorsi in massa. L’Union Jack lasciava il posto alla stella nera, il Ghana nasceva dalle ceneri della Costa d'Oro e conquistava l'indipendenza dalla Gran Bretagna.
Kwame Nkrumah era salito sul palco a passo di danza e aveva pronunciato quel discorso che, come confessò in seguito, aveva fatto commuovere lo stesso King, l'uomo con un sogno: "Il Ghana è libero per sempre. La lunga battaglia è finita e il nostro Paese ha ritrovato la libertà perduta. Noi non saremo più, d’ora in poi, un popolo colonizzato. Tutto il mondo ci sta guardando". Era iniziata l’esaltante stagione delle indipendenze degli anni Sessanta.
L’Osagyefo (“il redentore”, come a Nkrumah piaceva essere chiamato) era un uomo brillante, trascinatore, di ampie vedute, consapevole della missione che la Storia gli aveva affidato: aprire la strada al riscatto del suo Paese, costruendo l’unità di tutto il continente. Africa Must Unite - “l’Africa deve unirsi” - è il titolo-slogan del più citato dei suoi numerosi libri. Non per nulla gli ascoltatori della Bbc lo hanno votato, nel 2000, “africano del millennio”.
Samia Nkrumah, figlia dell'Osagyefo, vive a Roma da anni. Lii e la sua famiglia hanno lasciato Accra dopo il colpo di stato di Jerry Rawlings, nel 1981. Ma il filo che la lega alla propria terra d'origine non si è mai spezzato e, oggi, è pronta a tornarvi, con un ruolo attivo, per il bene del popolo che non ha mai dimenticato il mito e il carisma di Kwame.
Samia, chi era davvero Kwame Nkrumah? Un leader, certo, l'ispiratore della coscienza africana. Ma è giusto definirlo un dittatore? Già al momento dell’indipendenza, con la carica di primo ministro, si assegnò anche i ministeri della difesa e degli esteri. Furono l’ambizione eccessiva e gli errori politici a segnare il suo declino?

Nkrumah commise forse degli errori politici (il Deportation Act, che permetteva di espellere dal Paese i cittadini stranieri che sostenessero e finanziassero le opposizioni, e il Preventive Detention Act, che permetteva di incarcerare per un periodo non superiore a cinque anni, sulla base di semplici sospetti, chi fosse accusato di azioni contro la sicurezza nazionale), ma non bisogna dimenticare gli attentati organizzati contro di lui con l'aiuto della Cia, come dimostrano documenti declassificati solo da pochi anni. Nkrumah fu un accentratore, è vero, ma non abusò mai del suo potere, nè intascò un solo centesimo del patrimonio nazionale, fatto più unico che raro, nel panorama continentale. Nkrumah vedeva nella federazione dell’Africa l’unico modo per il continente di emanciparsi realmente e di ritagliarsi uno spazio nell’epoca dei blocchi contrapposti: era favorevole a una politica di “neutralismo attivo” rispetto alla guerra fredda, anche se era un sostenitore del socialismo africano. Ovvio che gli americani non lo considerassero un amico.
Cosa ha rappresentato per l'Africa l'indipendenza del Ghana?
Tutto. La nascita del Ghana diede il via a un processo incredibile: tutti i Paesi che si affrancarono dal colonialismo lo fecero sulla spinta della liberazione ghanese e il governo di Nkrumah fornì loro appoggio logistico e politico. Nel 1958 convocò ad Accra due storiche conferenze panafricane, le prime in terra d’Africa: una con i capi di stato degli otto Paesi allora indipendenti (Egitto, Etiopia, Liberia, Libia, Marocco, Sudan e Tunisia oltre allo stesso Ghana, ndr), l'altra con i rappresentanti dei popoli africani in lotta per l’indipendenza.
Ha ancora senso parlare di panafricanismo, oggi?
Certo, oggi più che mai l'Africa ha bisogno di unità, per far fronte all'assalto neocoloniale dell'Occidente. L'Unione Africana, del resto, sta portando avanti un programma molto simile a quello ideato da Nkrumah.
Il petrolio sta diventando decisivo anche in Ghana. State per diventare un Paese ricco?
Il Ghana è sempre stato ricco. L'Africa, in generale, lo è. Abbiamo enormi giacimenti di minerali preziosi per l'industria, di oro, di petrolio. Il problema è che la popolazione non ha mai goduto di tale ricchezza. Il petrolio, oggi, può rappresentare l'abbondanza per il mio Paese, ma anche un pericolo enorme. Ovunque abbiano trovato nuovi giacimenti, in Africa, ci sono stati danni enormi, e la popolazione non ne ha mai tratto alcun beneficio. Tutto dipenderà da come i nostri politici sapranno gestire la faccenda.
Sei ottimista? Credi che i leader ghanesi saranno in grado di raccogliere questa sfida?
Diciamo che sono speranzosa: a dicembre, ci saranno le elezioni, possiamo solo augurarci che alla guida del Ghana arrivino persone integre e capaci.
I tuoi progetti per il futuro?
Tornerò a vivere in Ghana: io e miei fratelli non possiamo sottrarci alle nostre responsabilità: siamo i figli di Kwame Nkrumah, un simbolo per tutta l'Africa. Dovremo agire di conseguenza.

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